Il risultato, in realtà, non è stato quello sperato.
L’emendamento Scoccia – Verrecchia, ieri, non è stato approvato dal Consiglio Regionale e i sub-ambiti provinciali non sono stati delineati da subito.
“Ma allora perché esultare” potrebbero chiedersi in molti.
Perché c’era un muro alto, ripido e scivoloso.
Sembrava quel muro impossibile da scalare, nel film Ufficiale e gentiluomo, che impediva agli allievi di compiere l’ultimo step dell’addestramento e diventare piloti della Navy.
Era il muro costruito da Pierluigi Biondi, il vero regista del film, che voleva riunire in unico ente regionale la gestione dei rifiuti per scopi, come abbiamo già raccontato, tutt’altro che nobili.
E a difesa di quel muro si era schierato, come Leonida alle Termopili, il Presidente Marsilio affiancato da un paio di consigliere che alla fine non hanno certo recitato il ruolo delle amazzoni.
La soluzione finale è stata quella di un compromesso.
I sub-ambiti si faranno ma a fine 2027 e se l’Agir (come quasi certamente sarà) non definirà prima il Pda (Piano d’ambito regionale) previa auscultazione dei rappresentanti dei territori.
Nella prima repubblica si chiamava “mediazione politica” oggi “compromesso” ma la funzione è sempre la stessa.
Un punto di incontro tra due posizioni opposte.
Sembra una cosa brutta ma in realtà è una cosa nobile, è il frutto del dialogo e della concertazione cosa diversa dalla contrapposizione e dall’integralismo.
La politica dovrebbe essere sempre così anche se alla fine ognuna delle parti in gioco deve rinunciare a una parte della propria posizione.
Una vittoria, quindi, e pure sonante.
Perché quel muro, che sembrava impossibile scalfire, alla fine è stato demolito mattone dopo mattone esattamente come fu in quel fantastico 3 novembre del 1989 quando fu smantellato il muro di Berlino.
Marsilio è stato meno convinto di quel che sembrava essere, Biondi è apparso meno potente di quel che si temeva che fosse, Scoccia e Verrecchia alacri e martellanti sino alla fine.
Quel che resta sul campo dopo questa battaglia non meriterebbe considerazioni se non fosse che di mezzo ci va il territorio.
Era dalla fine degli anni ‘80 che non avevamo tre consiglieri regionali ed è stato un evento fausto accaduto due volte sole nella storia.
Se fosse successo nella prima repubblica, tre consiglieri, che possono determinare la vita dell’intero apparato regionale, avrebbero fatto di questo territorio la capitale d’Abruzzo.
Quarant’anni fa non successe solo perché un certo Tragnone, procuratore d’assalto, fece arrestare (ingiustamente) tre quarti della Giunta regionale.
Ma provate a tornare con la memoria a quegli anni e a quanto pesava la Valle Peligna nel governo e nel sottogoverno regionale.
Oggi l’immagine del terzetto è mesta e decadente.
Letteralmente spaccato in due è stato vittima di una guerra senza senso.
Una guerra che alla fine ha visto Marianna Scoccia uscire dalla trincea con gli aspri segni della battaglia addosso ma festante legata al territorio e alla comunità che ha difeso.
Rossi e La Porta come quei giocatori che non possono partecipare alla esultanza della vittoria perché hanno la divisa immacolata di quelli che non sono scesi in campo, non si sono sporcati.
La guerra probabilmente non è di ieri.
È stata dichiarata il giorno dopo le elezioni.
Non ha prodotto i risultati che chi l’ha scatenata sperava, ma solo danni.
Danni le cui conseguenze ricadono tutte sul territorio.
Quel terzetto che sembrava potesse produrre meraviglie non c’è più.
Nel bene e nel male (perché non è che si sia sempre d’accordo con Marianna) di quel trio ne è rimasta solo una.
E le altre due?
Machissenefrega!
