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La seduta del Consiglio regionale di ieri ha evidenziato tensioni sul futuro dell’ambito provinciale dei rifiuti e sulla salvaguardia delle autonomie della Valle Peligna e della Marsica.

Al centro del confronto ci sono le posizioni di Antonietta La Porta e Maria Assunta Rossi, subentrate in Consiglio regionale dopo la nomina ad assessori dei consiglieri eletti Roberto Santangelo e Mario Quaglieri. Le loro posizioni sul servizio rifiuti non sembrano coincidere con l’indirizzo espresso dai sindaci della Valle Peligna, i quali recentemente avevano diffuso un  documento con il quale manifestavano la loro contrarietà a soluzioni (l’ente unico di gestione proposto da Biondi) che potessero ridurre l’autonomia del territorio.

A rendere il quadro ancora più delicato è il fatto che non risultano del tutto chiari i motivi politici alla base delle posizioni assunte dalle due consigliere. Entrambe provengono dal territorio peligno e, proprio per questo, ci si sarebbe aspettati che avessero ascoltato con particolare attenzione la voce dei sindaci della Valle Peligna, che si sono espressi in modo netto sulla necessità di tutelare l’autonomia dell’ambito territoriale.

Ancora più rilevante appare la questione legata al Cogesa, la società che gestisce il servizio rifiuti nel territorio peligno. Chi rappresenta politicamente la Valle Peligna nelle istituzioni regionali dovrebbe conoscere le difficoltà finanziarie e organizzative attraversate dall’azienda e lavorare, innanzitutto, per il suo rilancio e per il consolidamento del servizio. Per questo, l’atteggiamento assunto dalle due consigliere suscita interrogativi e perplessità: non è chiaro se risponda a una strategia politica precisa, a valutazioni di carattere regionale o ad altre logiche non ancora esplicitate.

Il punto politico, infatti, non riguarda soltanto la difesa dell’autonomia territoriale, ma anche la necessità di sostenere una realtà come Cogesa, considerata strategica per la Valle Peligna. Qualsiasi ipotesi di riorganizzazione del sistema dei rifiuti dovrebbe, secondo gli amministratori locali, partire dal rafforzamento delle strutture esistenti e dal superamento delle criticità, non da soluzioni che rischino di indebolirle ulteriormente.

In questo contesto, c’è chi interpreta le scelte delle due consigliere come il possibile risultato di valutazioni politiche più ampie, legate a differenti sensibilità e strategie istituzionali. Si tratta, al momento, di una lettura politica e di un’ipotesi non comprovata, che tuttavia alimenta il dibattito e accresce le richieste di chiarezza sulle ragioni delle posizioni assunte. La questione, infatti, non riguarda soltanto le singole scelte in Consiglio regionale, ma anche la coerenza tra il mandato politico ricevuto dal territorio e le decisioni adottate nelle istituzioni.

Durante la seduta sarebbe stato notato un particolare nervosismo dell’assessore Mario Quaglieri nei confronti di Maria Assunta Rossi. Negli ambienti politici circola l’ipotesi che possa restituire le deleghe assessorili, facendo così venir meno le condizioni per il subentro della Rossi in Consiglio regionale.

Tra gli scenari considerati vi è anche un possibile rimpasto di metà mandato della Giunta regionale, che potrebbe modificare la composizione del Consiglio e determinare l’uscita sia di Antonietta La Porta sia di Maria Assunta Rossi. Al momento non risultano decisioni definitive.

Possibili ripercussioni a Sulmona

Le tensioni regionali potrebbero riflettersi anche sul Comune di Sulmona, dove gli equilibri della maggioranza potrebbero essere sottoposti a verifica.

In questo quadro potrebbe essere riesaminata, nell’ambito di un eventuale confronto politico, la posizione dell’assessore Cosentino, vicina a Maria Assunta Rossi e collegata a una componente che in Consiglio comunale conta un solo consigliere. Analoga valutazione potrebbe riguardare l’assessora comunale La Porta, in Consiglio comunale.

Si tratterebbe, tuttavia, di una possibile riflessione sugli equilibri complessivi della maggioranza e non di una decisione già assunta. Un’eventuale revisione delle deleghe o della composizione della Giunta non implicherebbe necessariamente una crisi amministrativa, ma potrebbe aprire una fase di confronto sulla rappresentanza delle diverse componenti del centrodestra e sull’opportunità di mantenere un equilibrio politico condiviso.

Il possibile effetto domino è quindi ancora tutto da verificare: le tensioni maturate in Consiglio regionale potrebbero trasferirsi sul piano comunale, soprattutto se le posizioni delle rappresentanti peligne dovessero essere percepite come non pienamente coerenti con gli indirizzi espressi dagli amministratori locali e con le esigenze del territorio.

Il nodo dell’emendamento

A fare da sfondo alla vicenda c’è l’emendamento presentato da Verrecchia e Scoccia, volto a salvaguardare le autonomie della Valle Peligna e della Marsica e a evitare il loro coinvolgimento in un’operazione di riorganizzazione collegata all’ASM dell’Aquila, iniziativa ricondotta al sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi.

Gli emendamenti hanno ricevuto il sostegno dei sindaci dei rispettivi capoluoghi territoriali: il sindaco di Avezzano, per la Marsica, e il sindaco di Sulmona, per la Valle Peligna. A questa posizione hanno fatto seguito gli altri sindaci dei territori interessati, che si sarebbero schierati a difesa delle rispettive autonomie e contro ipotesi di accorpamento o riorganizzazione non condivise a livello locale.

La posizione assunta dalle due consigliere regionali avrebbe evidenziato, secondo gli ambienti politici, una contrapposizione tra Biondi e la maggioranza dei sindaci della provincia dell’Aquila, compatti nel contestare la sua linea. Resta però da comprendere per quali ragioni le rappresentanti provenienti dalla Valle Peligna non abbiano finora assunto una posizione pienamente coincidente con quella espressa dai sindaci del territorio.

La domanda politica è quindi inevitabile: quali sono le motivazioni che hanno portato La Porta e Rossi a sostenere una linea apparentemente distante da quella degli amministratori locali? E, soprattutto, quale ruolo intendono svolgere per difendere il futuro del Cogesa e accompagnarne il rilancio?

La partita sui rifiuti si intreccia così con gli equilibri del centrodestra regionale e con i rapporti tra Regione e territori. Le prossime settimane diranno se le tensioni resteranno circoscritte al confronto politico o produrranno conseguenze sulla composizione della Giunta regionale e, a cascata, su quella comunale di Sulmona.

Redazione BuongiornoAbruzzo

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