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Per celebrarne fasti simili bisognava risalire al 1990 e alla V legislatura quando, al Palazzo dell’Emiciclo di L’Aquila, salirono ben tre consiglieri del Comprensorio Peligno: Franco La Civita, Paolo Pizzola e Bruno di Bartolo.

È per questo motivo che, all’indomani delle elezioni regionali del 2024, la destra peligna accolse con toni trionfalistici la composizione del consiglio regionale che vedeva, dopo le surroghe varie dovute agli incarichi assessorili, tornare in assemblea tre consiglieri per di più tutte e tre donne.

Le vittorie sono sempre celebrate dalla destra nella ostentazione di una grande compattezza e unità di intenti.

La stessa cosa è successa all’indomani delle elezioni comunali di Sulmona del 2025.

Un segno che viene esposto come orgogliosamente distintivo dalla sinistra additata come un fronte litigioso, conflittuale, deleteriamente lacerato.

La verità è che questo sfondo di cartapesta, che fa da scenario al palcoscenico della vittoria, come nella più classica delle tradizioni teatrali nasconde un mondo finto e illusorio.

E già perché, quello che è successo a L’Aquila ieri, non è altro che la coda di una lunga serie di fratture cominciate all’indomani delle elezioni del 2024 e sospese, come se si trattasse di una tregua olimpica, solo per le elezioni comunali di Sulmona.

Invece di trovare compattezza, e sfruttare la forte presenza in consiglio regionale per tutelare gli interessi di questo comprensorio, si rema contro e fa niente che a rimetterci è la popolazione peligna.

Una forza del genere potrebbe procurarci investimenti, interventi, finanziamenti di grande portata se solo si giocasse di squadra.

Tre consigliere che fanno gruppo in un fronte unico peserebbero come non mai sulla solidità della maggioranza e a cascata sulla vita della amministrazione regionale,

Ma la domanda da porsi è sempre la terza.

A ogni evento dopo le due domande più immediate: cosa è successo e chi è stato, segue sempre la terza che pochissimi si pongono: perché.

Perché di tale atteggiamento di La Porta e Rossi.

Nelle settimane precedenti Biondi, Sindaco de L’Aquila, anche lui in guerra con pezzi del suo partito, sosteneva la soluzione di unico ente regionale di gestione dei rifiuti per camuffare i disastri dell’ente aquilano (ASM).

Dopo le posizioni contrarie espresse da Di Pangrazio e Tirabassi (sindaci di Avezzano e Sulmona) c’era stato un documento di ben 17 sindaci del nostro territorio che rivendicavano la autonomia degli enti locali di gestione.

Ieri i consiglieri Marianna Scoccia e Massimo Verrecchia avevano presentato un emendamento in tal senso.

Cui prodest distinguersi e andare contro?

Qual era ieri la vera molla che ha spinto La Porta e Rossi ad assumere una posizione contraria alla volontà espressa dalla politica del nostro territorio?

Non discutiamo sulla utilità e opportunità delle due posizioni, perché poi ci sarebbe da chiedersi perché per gli enti acquedottistici la unificazione è stata vista come una manna per quelli dei rifiuti no.

Però andare contro la volontà di un nutrito gruppo di rappresentanti del territorio è inspiegabile.

Ambizioni personali o ordini di scuderia?

Delle due cose non si sa qual è peggio.

Se ci fosse dell’altro, domineddio.

Aria di bufera dunque che nessuno voleva.

Venti impetuosi che non solo potrebbero scompigliare la composizione del consiglio regionale e rimandare a casa due delle tre consigliere peligne.

Anche Sulmona rischierebbe di restarne travolta.

Perché le fazioni e divisioni che si sono create a L’Aquila esistono anche nell’assise di Palazzo San Francesco.

Da un lato il gruppo di Fratelli d’Italia e dall’altro il consigliere Di Cesare, vicinissimo a Maria Assunta Rossi, che ogni tanto (spesso) marca le differenze.

Da un lato il gruppo di Forza Italia e dall’altro Federica La Porta, parente e sodale con Antonietta, vista dai consiglieri D’Antuono e Taglieri come un corpo estraneo specie dopo il commissariamento della sezione sulmonese del partito azzurro disposto dal segretario regionale Nazario Pagano.

Se a tutto questo aggiungi che c’è una amministrazione che, in un anno e mezzo di vita, ha fatto poco e niente non solo sul piano della ideazione, proposizione e attuazione di ampi progetti che potrebbero rilanciare lo sviluppo della città ma anche sotto il profilo della ordinaria amministrazione, c’è solo da rabbrividire.

Se Sulmona fosse una automobile non solo non abbiamo un meccanico che sappia elaborare il motore sì da renderlo talmente potente da farla correre a 300 km all’ora, ma non c’è neanche quello che sa fare fa un banale tagliando: cambio olio e filtro.

In questi casi spesso ci si riduce alla soluzione più ovvia, cambiare meccanico.

Quando si vota?

 

Massimo Carugno

Massimo Carugno

Direttore Responsabile. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Ha scritto quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale e della Giustizie.net