Di Pangrazio sostiene un sub-ambito marsicano e plaude all’iniziativa di Verrecchia e Quaglieri. A Sulmona, intanto, Noce Mattei ha sfiorato la saturazione, serve una parte consistente della provincia e la città è rimasta fuori dal direttivo dell’AGIR
Quando un territorio decide di parlare con una voce sola, la politica sa ancora fare squadra.
È quanto sta accadendo nella Marsica, dove il sindaco di Avezzano Giovanni Di Pangrazio ha accolto favorevolmente l’iniziativa dei consiglieri regionali Massimo Verrecchia e Mario Quaglieri per modificare l’attuale organizzazione degli ambiti della gestione dei rifiuti e consentire la nascita di un sub-ambito marsicano.
Una posizione chiara, sostenuta pubblicamente e accompagnata da interlocuzioni tra amministratori locali e Regione. Di Pangrazio parla della necessità di tutelare un sistema territoriale che, a suo giudizio, ha dimostrato di funzionare, mantenendo buoni livelli di raccolta differenziata e tariffe competitive.
Nulla di sbagliato. Anzi.
La domanda, guardando qualche chilometro più a est, è però inevitabile: perché la stessa capacità di fare sistema appare molto meno evidente quando si parla della Valle Peligna e di Sulmona, territorio che da anni sopporta una parte rilevantissima del peso dello smaltimento dei rifiuti della provincia?
Noce Mattei, la discarica arrivata a un passo dalla saturazione
La questione non è astratta.
Lo scorso aprile la discarica di Noce Mattei, gestita da Cogesa a Sulmona, era arrivata praticamente al limite. Senza un intervento autorizzativo, l’impianto avrebbe dovuto interrompere i conferimenti, con la necessità di trasferire altrove i rifiuti e costi molto più elevati.
Per scongiurare l’emergenza è stato autorizzato un incremento di volumetria pari a 23.250 metri cubi, accompagnato da prescrizioni e controlli.
Non stiamo parlando, inoltre, di una discarica utilizzata soltanto da Sulmona.
Noce Mattei serve da anni una parte consistente del territorio provinciale e ha ricevuto anche i rifiuti provenienti dal capoluogo. Nel rapporto tra ASM L’Aquila e Cogesa si è arrivati a prevedere conferimenti fino a 22mila tonnellate annue di indifferenziato proveniente dall’Aquila.
A marzo 2026 i conferimenti complessivi nell’impianto venivano quantificati in circa 550 tonnellate alla settimana.
Parlare quindi di pressione sull’impianto non è propaganda: a dimostrarlo è la corsa contro il tempo che è stata necessaria soltanto pochi mesi fa per evitare la saturazione.
Chi porta il peso e chi decide
Ed è qui che emerge un paradosso politico.
Nel giugno scorso è stato rinnovato il consiglio direttivo dell’AGIR, l’Autorità regionale che governa il sistema integrato dei rifiuti.
Nel direttivo è entrato il sindaco di Avezzano Giovanni Di Pangrazio. Sulmona, invece, non ha ottenuto alcun rappresentante, nonostante ospiti nel proprio territorio la discarica di Noce Mattei.
È perfettamente legittimo che la Marsica difenda il proprio modello e chieda di non essere inglobata in una gestione che considera meno adatta alle proprie esigenze.
Ma la stessa domanda dovrebbe forse essere posta dalla Valle Peligna con altrettanta forza: chi decide il futuro dei rifiuti che continuano a finire a Sulmona? E quanto pesa il territorio che quella discarica la ospita materialmente?
Non è soltanto una questione di campanili. È una questione di equilibrio fra benefici, costi e servitù ambientali.
Attenzione: anche la Valle Peligna è dentro la partita
Sarebbe però sbagliato raccontare una Valle Peligna completamente immobile.
Le ricostruzioni emerse dopo il vertice regionale del centrodestra del 10 settembre indicano che l’ipotesi allo studio riguarderebbe ambiti sub-provinciali sia per la Marsica sia per la Valle Peligna.
Quaglieri e Verrecchia avrebbero rappresentato la volontà manifestata dagli amministratori dei territori, mentre anche la vicepresidente del Consiglio regionale Marianna Scoccia si sarebbe espressa a favore di questa impostazione.
Proprio nelle ultime ore, però, Direzione Sulmona ha chiesto al sindaco Luca Tirabassi di chiarire quali accordi siano stati eventualmente sottoscritti dai sindaci della Valle Peligna e quale possa essere il futuro della discarica nel nuovo assetto.
Ed è forse qui la differenza politica più evidente.
Nella Marsica la posizione viene raccontata pubblicamente come una battaglia territoriale comune: sindaco del capoluogo dell’area, rappresentanti regionali e amministratori rivendicano apertamente lo stesso obiettivo.
Nella Valle Peligna il confronto appare invece più frammentato: ci sono amministratori regionali che intervengono, opposizioni che chiedono chiarezza, una società pubblica in difficoltà e una discarica che continua a rappresentare un nodo strategico per un territorio molto più vasto di quello sulmonese.
I miasmi e le nuove preoccupazioni
Il tema è tornato di stretta attualità anche per le segnalazioni di odori provenienti dall’area di Noce Mattei.
Va precisato che, secondo quanto riportato nelle cronache locali, i controlli effettuati non avrebbero evidenziato guasti o inosservanze delle prescrizioni. Non esistono quindi elementi per attribuire automaticamente agli odori conseguenze sanitarie.
Resta però un fatto politico: la convivenza con un grande impianto di smaltimento comporta inevitabilmente un impatto sul territorio e sulle comunità che vivono nelle sue vicinanze.
Se la politica vuole, i territori contano
La vicenda marsicana dimostra una cosa: quando amministratori appartenenti anche a livelli e sensibilità politiche differenti individuano un interesse territoriale comune, è possibile presentarsi ai tavoli con maggiore forza.
Non c’è nulla da contestare alla Marsica per averlo fatto.
Semmai la questione riguarda la Valle Peligna.
Sulmona ospita la discarica, ne affronta le emergenze, le autorizzazioni, le contestazioni e le conseguenze sul territorio. Eppure, quando viene definita la governance regionale, la città resta fuori dal direttivo AGIR.
Oggi la riorganizzazione in sub-ambiti offre forse l’occasione per riequilibrare questa situazione.
Ma serviranno trasparenza e soprattutto una posizione territoriale chiara: se la Valle Peligna deve continuare ad avere un ruolo centrale nel ciclo dei rifiuti, non può essere centrale soltanto quando c’è da trovare spazio dove portarli. Deve esserlo anche quando arriva il momento di decidere.
