E già perché i cambiamenti, anche se non sono dietro l’angolo, prima o poi devono arrivare.
Forse il sindaco di Sulmona, quando è stato eletto, pensava che tutto filasse liscio e placido sino alla fine con la maggioranza compatta nell’attuare il programma e lui a fare da garante.
Perpetuum immota.
Non è così, in politica non è mai stato così.
Le avvisaglie si sono viste subito, ma i nodi che, sulla scrivania del primo cittadino sulmonese, arrivano al pettine sono sempre più aggrovigliati.
Non sappiamo se nella nostra città tutti hanno avuto la esatta percezione della gravità di quel che è successo l’altro ieri.
In Consiglio Regionale si discuteva sugli enti di gestione dei rifiuti.
Nei giorni precedenti c’era stata la proposta di Biondi di istituire un ente unico regionale.
Nulla di nobile per carità, solo l’esigenza di camuffare e smaltire i disastri economici dell’ASM, l’ente di gestione della città de L’Aquila.
I Sindaci di Avezzano e Sulmona avevano rimandato al mittente la proposta controproponendo di instituire gli ambiti sub provinciali per conservare quelli esistenti ad Avezzano e Sulmona.
Successivamente ben 17 sindaci del comprensorio peligno sottoscrivevano un documento con il quale caldeggiavano le posizioni di Tirabassi.
L’altro ieri, infine, in Consiglio Regionale si discuteva anche di un emendamento a firma di Scoccia e Verrecchia che proponeva proprio la individuazione degli enti sub provinciali.
Due delle tre consigliere regionali dell’area peligna, La Porta e Rossi, si sono messe di traverso e hanno osteggiato la soluzione auspicata dal nostro territorio.
Ovviamente non entriamo oggi nel merito se fosse più giusto e utile l’ente unico regionale o mantenere quelli esistenti, compreso il Cogesa, ma il dato politico è un altro.
Antonietta La Porta e Maria Assunta Rossi, non solo si sono messe contro i sindaci del comprensorio, ma si sono opposte alla richiesta esplicita avanzata dal sindaco di Sulmona.
Per la Rossi non è una novità.
Da subito il suo ingresso in politica è stato contrassegnato da comportamenti di palese ostilità contro tutti.
Una azione politica assolutamente individualista, la sua, giocata contro la parte sulmonese di Fratelli d’Italia, contro il sindaco di Pratola Peligna Antonella Di Nino, contro l’area politica di destra del comprensorio peligno, contro la maggioranza e il sindaco di Sulmona.
Il suo consigliere di riferimento Vincenzo Di Cesare, sul Cogesa, sulla biblioteca comunale, più volte si è messo contro le posizioni del resto della coalizione che governa Sulmona.
Ma questa volta l’hanno fatta grossa.
E già perché Maria Assunta Rossi, alla quale si è unita Antonietta La Porta, insieme hanno smentito, ma anche sbeffeggiato, il sindaco di Sulmona tra l’altro su una richiesta che aveva il nobile valore di difendere il territorio e i suoi presidi.
Le due consigliere però a Sulmona hanno due assessori di riferimento Manuela Cosentino e Federica La Porta.
Tirabassi è a un difficile bivio.
L’insulto politico non può essere fatto passare sotto silenzio è ovvio.
Se dovesse rispondere, come sarebbe logico che fosse, squasserebbe l’assetto politico della maggioranza perché la revoca della La Porta e della Cosentino sarebbe un fatto rilevantissimo che lacererebbe quel fragile velo di compattezza dell’area di governo di Sulmona che il sindaco si sforza ogni giorno di far credere.
Se non facesse nulla, o si limitasse a rimbrotto timido o meno che sia, iminerebbe la sua autorevolezza, la sua credibilità e il suo peso politico.
All’indomani tutti si sentirebbero autorizzati a non starlo manco a sentire o addirittura a mandarlo a quel paese.
Tirabassi vorrebbe mantenere quel perpetuum immota che gli garantisce una vita da sindaco tranquilla ma probabilmente si è reso conto che questa volta non si può fare.
Del resto, circa un anno fa, uno scossone l’aveva già dato quando cacciò, in malo modo e per molto molto meno, l’assessore Pantaleo.
Non si sa se questa volta si ripeterà.
Altri sindaci della prima repubblica non avrebbero tollerato e non avrebbero esitato.
Provate per esempio a immaginare cosa sarebbe successo se nella sua posizione si fosse trovata una personalità forte come Bruno Di Masci.
La città ha bisogno di progetti politici ardimentosi che solo una maggioranza coesa, coerente e determinata potrebbe dare.
Ammesso che basti.
Una cosa è certa, il futuro di Sulmona non è roseo.
