Lo sappiamo: il metodo peggiore per risolvere un problema è metterlo sotto il tappeto. Come la polvere.
Così lì restano, sia la polvere che il problema.
In questa riflessione Vannacci non è il problema. Lo è il vuoto che gli ha lasciato spazio. E lui se l’è preso.
Non era lui IL problema nemmeno quando diventò famoso con quel suo libro definito scandaloso, ma che vendette a vagonate. Diciamolo: fu il peggiore autogol della stampa di opposizione. Pensavano al profitto, iqnuadrandolo solo come l’ultima trovata del momento. Ma alla fine, quello che doveva essere un “caso” mediatico temporaneo è diventato oggi il nemico di sinistra e destra.
Il suo gruppo politico sta inglobando elettori ovunque. Salvini lo sa da sempre, e Meloni sembra accorgersene adesso. La sinistra finalmente serra i ranghi e rilancia il Terzo Polo riformista scegliendosi una nolto tempestiva Pina Picerno.
Ma chi ricorda i dogmi (noiosi forse, ma veri) della fenomenologia delle masse, sa bene che Vannacci vince per due motivi: innanzitutto ha da sempre precisato chi è il nemico contro cui sollevarsi e sollevare le masse, appunto; e ha da sempre parlato la lingua della sua gente, quelli che pensano di avere tutti contro, e da sempre sono pronti a fare squadra compatta per un obiettivo .
Non importa se l’obiettivo è anticostituzionale e antimorale.
Perché è questo ciò che Vannacci e i suoi sostenitori sono: “contro”.
E ancora, comunque, il problema non è Vannacci: il problema è il vuoto che lo circonda. Se ha avuto strada facile è perché nessuno gliel’ha sbarrata prima.
I capitani d’impresa sanno bene che allentare le redini del governo aziendale è significa fallire. E ogni medico sa che la cura più efficace è riuscire a scorgere sul nascere i sintomi di una qualunque malattia.
Dobbiamo chiederci: da quanto tempo i cultori della democrazia, della visione dal basso, della solidarietà sociale e dell’impegno comune sonnecchiano?
Quali risposte la Sinistra ha saputo dare a chi, in un mondo sempre più veloce, ha trovato nella meteora Vannacci il suo faro nel buio?
Con un elettorato che sceglie i suoi politici scrollando le pagine dei social, il bel faccione del generale è rassicurante e comprensibile.
Non serve la sociologia per sapere che questo tipo di comunicazione ha più effetto su quelli con istruzione più bassa. Ma allora come mai la Sinistra, quando poteva farlo, non ha investito nelle scuole e nelle università, nelle case di quartiere, nelle fabbriche e nei circoli sociali?
Come mai, pur predicando la rilevanza centrale della Cultura, nessuno ha mai puntato sugli investimenti nella Cultura?
Senza parlare delle troppe mancanze sulla sanità, sul lavoro, sulla parità di genere, sulle agevolazioni ai giovani, sul sostegno alla maternità… E senza dimenticare la saccenza e l’arroganza che alcuni a Sinistra sprizzano da tutti i pori, o della loro assenza di empatia, specialmente verso quel “basso” tanto caro a Nenni.
Allora, se da anni e anni si è perso il contatto con la gente, davvero Vannacci non è il problema.
