Torna al centro del dibattito politico abruzzese la riforma della legge elettorale regionale e, in particolare, l’ipotesi del collegio unico, uno dei punti più discussi della proposta sostenuta dal presidente della Regione Marco Marsilio. A riaccendere il confronto è il consigliere regionale del Partito Democratico Pierpaolo Pietrucci, che accoglie con favore la recente presa di posizione contraria del sindaco di Avezzano Giovanni Di Pangrazio e torna a chiedere garanzie per la rappresentanza delle aree interne. Il cambiamento sarebbe significativo. Attualmente l’elezione del Consiglio regionale avviene attraverso quattro circoscrizioni corrispondenti alle province dell’Aquila, Teramo, Pescara e Chieti. Con il collegio unico questi confini verrebbero superati e i candidati concorrerebbero su un’unica circoscrizione coincidente con l’intero territorio abruzzese. La riforma punta quindi a rafforzare la dimensione regionale della competizione elettorale, ma proprio il superamento delle circoscrizioni provinciali ha aperto il confronto sulla necessità di preservare un equilibrio tra territori con caratteristiche demografiche molto diverse. Il tema è stato affrontato anche durante l’iter in Commissione Statuto e sono state valutate possibili soluzioni correttive per garantire un’adeguata rappresentanza territoriale.
La discussione, infatti, non segue rigidamente il confine tra maggioranza e opposizione. Se Marsilio sostiene il progetto di riforma, perplessità sul collegio unico sono emerse anche all’interno del centrodestra e tra amministratori locali, segno di un confronto ancora aperto sulla formula definitiva. In questo quadro si inserisce la posizione di Di Pangrazio, che ha espresso la propria contrarietà all’ipotesi sostenendo che potrebbe penalizzare le aree interne. Una posizione sulla quale Pietrucci interviene rivendicando una battaglia portata avanti, sottolinea, da circa due anni.
«Il collegio unico regionale è una scelta sbagliata perché riduce la rappresentanza dei territori, penalizza le aree interne e allontana ulteriormente le istituzioni dai cittadini. Lo sostengo da tempo, l’ho detto con chiarezza e coerenza e continuo a ribadirlo», afferma il consigliere dem.
Pietrucci chiama quindi in causa il sindaco dell’Aquila e presidente di ANCI Abruzzo Pierluigi Biondi, chiedendogli di rendere nota la propria posizione, e sollecita chiarezza anche da parte della Lega e di Azione, alla luce delle diverse sensibilità emerse sul tema. Secondo Pietrucci, l’abolizione delle circoscrizioni provinciali rischierebbe di creare uno squilibrio soprattutto a danno delle zone meno popolose. Il consigliere cita in particolare la provincia dell’Aquila e le aree interne, chiamate a confrontarsi elettoralmente con i territori della costa caratterizzati da una maggiore concentrazione della popolazione. Alla questione territoriale Pietrucci affianca quella dei costi delle campagne elettorali. Con un collegio esteso all’intera regione, sostiene, i candidati sarebbero costretti a organizzare la propria presenza e comunicazione su tutto il territorio abruzzese, con un inevitabile aumento delle risorse necessarie.
«In un collegio regionale chi potrà permettersi di coprire con eventi, spot, manifesti, banner e volantini l’intero territorio abruzzese?», domanda Pietrucci, che teme un sistema maggiormente favorevole ai candidati dotati di una più forte capacità economica e organizzativa. «Rifiuto categoricamente l’idea della partecipazione politica nelle mani esclusive dei ricchi».
Il confronto resta dunque aperto. Da una parte c’è la volontà di riformare il sistema elettorale e rafforzare la dimensione regionale del voto; dall’altra la richiesta, proveniente dall’opposizione ma anche da esponenti e amministratori di aree politiche differenti, di individuare garanzie capaci di evitare squilibri nella futura composizione dell’Assemblea. La partita politica dei prossimi mesi sarà proprio questa: capire se e con quali correttivi il collegio unico potrà trovare un punto di equilibrio all’interno del Consiglio regionale, conciliando l’impostazione della riforma con la tutela della rappresentanza dei diversi territori abruzzesi.
