di Alessandro Angelone.
Da quest’anno al cimitero di Sulmona si torna a entrare dalla porta principale, e non solo per il 1° novembre. Lo ha dichiarato alla stampa il vicesindaco Mauro Tirabassi: la riapertura è «definitiva», solo pedonale, ed è possibile grazie a due dipendenti spostati dai trasporti alla custodia.

È una buona notizia per chi va a trovare i propri morti. Il problema è che, secondo gli atti dello stesso Comune, quell’edificio è ancora inagibile. E un custode in più può vigilare su un passaggio. Non può renderlo sicuro.
Cimitero di Sulmona, sedici anni con la lettera E
Il 25 aprile 2009, tre settimane dopo il terremoto dell’Aquila, i tecnici della protezione civile compilarono la scheda AeDES dell’ingresso monumentale. Esito: E, inagibile, con danno strutturale «gravissimo». Già l’11 aprile un’ordinanza del sindaco, la n. 38, aveva disposto lo «sgombero temporaneo immediato» dei locali.
Poi, per quasi sedici anni, uffici dei custodi e camera mortuaria hanno continuato a funzionare lì dentro. La scheda è riemersa solo a gennaio 2025. Il 2 gennaio l’ufficio tecnico ha segnalato «lesioni strutturali importanti» (nota prot. 167, citata nella determina n. 268/2025). L’11 gennaio un pezzo di controsoffitto è caduto sulla scrivania dei custodi.
Da allora custodi e salme del cimitero di Sulmona stanno nei container all’ingresso laterale. Lo scorso anno, a ridosso dei Santi, il Comune ha speso 20.203,20 euro per una «messa in sicurezza» dell’ingresso principale (determina n. 2585 del 30 ottobre 2025). L’ingresso ha riaperto per la processione. Subito dopo, però, è stato richiuso.
Cosa dicono le carte del Comune
Il punto, infatti, non è un’opinione: è ciò che il Comune ha scritto di suo pugno. Ecco tre passaggi.
Innanzitutto, il primo è nella stessa determina dei lavori del 2025. Si legge che l’intervento «non consente in ogni caso l’utilizzo» dei locali adiacenti: guardiola, servizi, camera mortuaria. Quei 15 mila euro di lavori, quindi, non hanno reso agibile l’edificio. Al massimo hanno reso percorribile il passaggio.
Il secondo è di luglio 2025 (determina n. 1843), sempre sull’ingresso del cimitero di Sulmona. Qui il Comune parla di «perdurare delle condizioni di instabilità», di un «aggravamento» e del «distacco di porzione di solaio». Insomma, il danno del 2009 non è rimasto fermo: è peggiorato.
Il terzo è il più recente. Il 30 aprile 2026, sei mesi dopo la messa in sicurezza, la Giunta ha approvato la richiesta di finanziamento per il restauro, da 1.836.755,20 euro (delibera n. 84/2026). Nelle premesse scrive che l’ingresso «risulta pesantemente danneggiato» con «inagibilità di tipo E». Quei soldi non sono ancora arrivati, e l’opera entrerà nel piano dei lavori pubblici solo se arriveranno.
La custodia non è la sicurezza
A novembre 2025 lo stesso Tirabassi aveva dichiarato alla stampa il motivo della richiusura: l’ingresso è sicuro, ma servono «ulteriori verifiche» e manca il personale per custodirlo. Oggi invece i custodi ci sono e il problema sembra risolto.
Le due questioni, però, sono diverse. La custodia riguarda chi apre, chi chiude e chi controlla. La sicurezza riguarda se il soffitto regge. Avere due persone alla porta del cimitero di Sulmona, in un edificio classificato inagibile, è come mettere un bagnino su una spiaggia con il cartello di divieto di balneazione: la presenza del bagnino non toglie il divieto.
Dal 1° settembre al 27 ottobre 2026 nell’albo online del Comune non risulta alcun atto sull’ingresso del cimitero di Sulmona: nessuna determina, nessuna delibera, nessuna ordinanza. Non c’è nemmeno un atto che revochi lo sgombero del 2009 o che dichiari sicuro il passaggio.
Cosa dice la legge sull’edificio inagibile
In realtà la scheda AeDES, regolata dal decreto del Presidente del Consiglio dell’8 luglio 2014, è una valutazione rapida fatta dopo un terremoto. Non è eterna. Un tecnico può rivederla, e un’ordinanza di sgombero si può revocare. Però serve un atto, cioè qualcuno che metta per iscritto, con nome e firma, che lì si può passare.
Ecco quindi il nodo. Il sindaco adotta provvedimenti motivati «al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica» (art. 54 del Testo unico degli enti locali). Se un’ordinanza ha chiuso l’edificio, un’altra ordinanza, sostenuta da una perizia, dovrebbe riaprirlo, anche solo in parte.
Le conseguenze di un errore, del resto, sono chiare. Il proprietario di un edificio risponde dei danni causati dalla sua rovina, salvo che dimostri che non dipende da cattiva manutenzione (art. 2053 del codice civile). Con una scheda E nel cassetto dal 2009, quella prova sarebbe difficile.
Il codice penale, poi, sanziona chi non esegue i lavori necessari su un edificio che «minacci rovina». Di regola è una multa amministrativa, ma se dal fatto deriva pericolo per le persone diventa reato, con l’arresto fino a sei mesi (art. 677 c.p.).
Infine ci sono i due dipendenti. Per loro quella porta è un luogo di lavoro, e i luoghi di lavoro devono stare in edifici «stabili» e di solidità adeguata all’uso (art. 63 del d.lgs. 81/2008 e allegato IV). Il datore di lavoro è il Comune.
Il cimitero di Sulmona e la Soprintendenza
C’è inoltre un ultimo aspetto. L’ingresso del cimitero di Sulmona è un edificio pubblico storico, tutelato dalla Soprintendenza. Per le cose pubbliche con più di settant’anni la tutela scatta anche senza un vincolo dichiarato, finché il Ministero non verifica il contrario (art. 12 del Codice dei beni culturali).
Su questi beni, inoltre, qualunque lavoro richiede l’autorizzazione del soprintendente (art. 21, comma 4). La determina della messa in sicurezza del 2025 non la cita. Forse c’è e non è stata richiamata?
Per onestà
Va detto con chiarezza: la scheda del 2009 non l’ha nascosta questa amministrazione. È rimasta nei cassetti per anni, sotto altri sindaci. L’attuale Giunta ha almeno avviato il percorso: indagini geologiche, documento di progettazione e richiesta di fondi per il restauro.
Inoltre non è impossibile, in astratto, rendere sicuro un passaggio dentro un edificio danneggiato. Si fa spesso con puntelli, reti e protezioni, e la determina parla di una «relazione di calcolo». Se quella relazione dimostra che il passaggio regge, la riapertura può essere legittima. Ma allora va resa pubblica, insieme a un atto che la recepisca.
Infine, il desiderio di riaprire l’ingresso principale è comprensibile. Entrare da una porta di servizio, accanto a un container usato come camera mortuaria, non è un modo dignitoso di accogliere chi porta un fiore.
Cimitero di Sulmona: le domande al Comune
Per il cimitero di Sulmona la riapertura è «definitiva», dice il vicesindaco. Ma per gli atti del Comune l’edificio è inagibile oggi come nel 2009. Restano dunque cinque domande.
Chi ha certificato che il passaggio è sicuro, e con quale atto? L’ordinanza di sgombero n. 38 del 2009 è stata revocata o modificata? Che cosa conclude la relazione di calcolo pagata a luglio 2026, e quando è stata redatta, visto che è stata fatturata dopo i lavori? La Soprintendenza ha autorizzato l’intervento del 2025? Il documento di valutazione dei rischi dei due addetti tiene conto della scheda E?
Se le risposte ci sono, basta pubblicarle. Se non ci sono, i due custodi alla porta sono una soluzione organizzativa per un problema strutturale. E ogni anno a Sulmona si sceglie dove spendere, come per l’avanzo destinato alle strade: anche la sicurezza di un cimitero è una scelta di bilancio.
