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Ospedale di Vasto: paziente rimandata a casa per impossibilità di ricovero, nuove foto del nosocomio giunte da cittadini.

Marco Marsilio, presidente della Regione Abruzzo, nei giorni scorsi è intervenuto per ben due volte sulla sanità. La prima è stata il 23 ottobre esultando per gli ultimi dati dell’Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. La seconda è stata all’inizio di questa settimana sulla ripartizione nazionale dei fondi governativi per la sanità.

«Liste d’attesa l’Abruzzo migliora» si legge nell’immagine del post pubblicato il 23 ottobre dal bisgovernatore. «84.9% delle prime visite nei tempi previsti» continua il testo «2025: 75,7%» e «2026: 84.9%» un «+9.2 punti percentuali» esulta Marsilio.

Un’articolata disanima di questa trionfale esultanza del bisgovernatore (primo nella storia d’Abruzzo) lo ha pubblicato Dalila Bonelli di San Salvo, cittadina, attivista e presidente di un’associazione che svolge attività di sostegno per pazienti oncologici e loro familiari. «Partiamo dal settimo posto, che si ricava effettivamente dai dati AGENAS, sebbene il rapporto non presenti una vera e propria classifica. Peccato che, nello stesso documento, l’Abruzzo risulti quindicesimo per il rispetto dei tempi degli esami diagnostici, con il 79m8% contro una media nazionale dell’85%» sottolinea Bonelli.

«Nel bollettino di luglio, relativo al primo semestre 2026, l’Abruzzo registrava il 73,5% di prime visite nei tempi previsti e il 65,3% per gli esami diagnostici, con un peggioramento rispetto al 2025. Nel nuovo bollettino, riferito al periodo gennaio-settembre, le percentuali salgono rispettivamente all’84,9% e al 79,8%. Significa che, aggiungendo appena tre mesi, il dato cumulativo migliora di 11.4 punti percentuali per le prime visite e di 14.5 per gli esami. Attenzione: non stiamo confrontando due trimestri distinti, ma sei mesi con nove, quindi il secondo dato comprende necessariamente anche il periodo precedente» spiega Dalila.

Questi i dettagli dell’analisi di Dalila Bonelli che riporta alcune domande sulla situazione. Dopo il consiglio comunale straordinario sulla sanità a Vasto e l’intervista interrotta per domanda “non gradita” siamo arrivati a pubblicare 24 domande all’assessore regionale Nicoletta Verì e al direttore generale della Asl Lanciano – Vasto – Chieti Mauro Palmieri. L’analisi di Dalila Bonelli ce ne fornisce altre.

«A luglio, il direttore dell’Agenzia sanitaria regionale Maurizio Brucchi dichiarava circa 247.000 prime visite prenotate nel primo semestre 2026. Applicando il 73,5%, ne risultano circa 181.500 nei tempi di garanzia.

Ora, ipotizzando che quei volumi coincidano con quelli utilizzati da AGENAS e che i dati del primo semestre non siano stati successivamente modificati, per raggiungere l’84,9% complessivo a settembre sarebbero servite almeno altre 186.500 prenotazioni nel solo trimestre, tutte nei tempi previsti.  Il 100%, praticamente il paradiso delle liste d’attesa. Se ipotizzassimo invece un comunque eccellente 95%, ne sarebbero servite circa 279.000.

Naturalmente sono calcoli teorici, non una dimostrazione di irregolarità: potrebbero esserci stati aumenti straordinari delle prenotazioni, rettifiche dei dati precedenti o modifiche nelle rilevazioni. Ma proprio per questo vorrei conoscere i volumi mensili effettivi e sapere se i dati del primo semestre siano stati aggiornati.

Perché come si passa dal 73.5% all’84.9% in un indicatore cumulativo senza pubblicare tutti i numeri necessari a ricostruire quel passaggio?

C’è poi la questione delle classi di priorità. Tra gennaio-settembre 2025 e lo stesso periodo del 2026, in Abruzzo la quota di prime visite in classe P, programmabili entro 120 giorni, e passata dal 28,8% al 39,1%. La stessa AGENAS riconosce che la distribuzione delle priorità può influenzare la percentuale complessiva di rispetto dei tempi. Non significa che qualcuno abbia manipolato i dati, ma sarebbe interessante capire quanto questa variazione abbia inciso sul risultato.

E siccome evidentemente non avevo ancora letto abbastanza documenti amministrativi per rovinarmi la giornata, mi è tornata in mente la delibera regionale di aprile sulla validità delle impegnative. Ad esempio, una prescrizione in classe B deve essere prenotata entro 20 giorni, una per una prima visita in classe D entro 40, altrimenti scade. Il monitoraggio AGENAS, però, considera le prenotazioni registrate, non tutte le prescrizioni emesse né i tentativi di prenotazione falliti. Quante impegnative sono scadute senza un appuntamento? Quanti cittadini non hanno trovato disponibilità e quanti sono stati effettivamente presi in carico attraverso i percorsi di tutela?

Non sappiamo se le nuove regole abbiano contribuito al miglioramento statistico, ma mi sembrerebbe ragionevole verificarlo, anziché escludere a priori che possano influire su ciò che viene conteggiato.

Arriviamo quindi al punto che mi interessa davvero. I dati AGENAS documentano un miglioramento di alcuni indicatori e non ho motivo di negarlo, ma continuo a trovare una certa distanza tra questi annunci trionfali e le difficoltà che tanti abruzzesi raccontano quando cercano di accedere alle cure.

La percezione dei cittadini non è una statistica e non può smentire un rapporto nazionale, ma nemmeno una percentuale sulle prenotazioni può raccontare da sola quanti rinunciano alle cure, quanti finiscono nel privato, quanti non trovano disponibilità e quanti devono ricominciare da capo perché nel frattempo è scaduta l’impegnativa».

A quest’articolata analisi di Dalila Bonelli, cittadina, attivista e presidente di un’associazione che queste situazioni le vive quotidianamente e direttamente, si aggiungono le situazioni che costantemente i cittadini raccontano. Esami urgenti, da fare entro dieci giorni, che vengono prenotati a oltre 45 giorni o addirittura mesi e spesso molto lontani da casa. Esami per malattie autoimmuni, che possono portare a invalidità gravi, prescritti dallo stesso medico specialista ma prenotati a lungo termine e in luoghi diversi. Decine, se non centinaia, di pazienti e familiari che si trovano a dover aspettare anche ore nella farmacia dell’ospedale di Vasto. Per sentirsi anche rispondere che il farmaco non c’è. E domenica scorsa, mentre l’unico medico in servizio era vicino a completare un turno di dodici ore, una paziente oncologica non deambulante e con patologie gravi è stata rimandata a casa dal Pronto Soccorso nonostante la mattina dopo dovesse tornare per un consulto. Non c’era posto, non era possibile collocarla per mancanza di disponibilità. Le lunghe ed estenuanti ore di lavoro del personale medico e paramedico, l’assistenza e la cura professionali e umane nulla hanno potuto di fronte questo. E, come possono testimoniare innumerevoli pazienti e familiari che si trovano costretti a ricorrere alle cure del Pronto Soccorso o di altri reparti del San Pio di Vasto, medici, infermieri e operatori socio sanitari ci provano con abnegazione, professionalità e titanico senso del dovere. Ma i miracoli non li possono fare. E non si può chiedere a loro di farli.

All’inizio di questa settimana Marsilio ha reso noto che tra i presidenti di regione molti hanno espresso apprezzamento e sostegno alla sua proposta di modifica dei criteri di ripartizione del fondo nazionale sulla sanità.

Due interventi a distanza di pochi giorni, due intervenuti giunti settimane dopo la notizia dell’inchiesta della Procura di Chieti sulla gestione dei farmaci ospedalieri nella Asl Lanciano – Vasto – Chieti negli anni scorsi. Quella gestione che ha portato Marsilio ad intervenire su La 7. Come abbiamo ricordato in un articolo nei giorni scorsi il bisgovernatore ha dichiarato che non era vero quanto riportato da inviati della trasmissione condotta da David Parenzo. E che «se fosse vero sarei in galera» (parole testuali). Farmaci (anche, se non soprattutto, salvavita) negati o forniti in ritardo, finti risparmi (sulle spalle dei malati) e aggravi reali di costi per la sanità pubblica, terapie mediche ritardate, mancata (o troppo esigua) fornitura di «numerose tipologie di dispositivi medici ai reparti e ai servizi», «potenziale mancata aderenza terapeutica», ripetuti disagi non giustificabili da esigenze reali e non solo da programmazione e scelte aziendali, violazione della Costituzione italiana non rispettando i Livelli essenziali di assistenza. Queste le accuse della Procura di Chieti. Sono passati venti giorni ma non abbiamo ancora riscontro di interventi del bisgovernatore o del bisassessore regionale alla sanità e se i provvedimenti contestati verranno cancellati. Interrogativo che si pone, di fronte quanto scrivono carabinieri e magistrati, come abbiamo sottolineato in un recente articolo.

Il Centro di domenica scorsa ha riportato dichiarazioni di Ambra Pamio, responsabile dell’assistenza domiciliare integrata del distretto sanitario di Chieti, che sottolinea la scarsità di ambulanze e auto mediche per i pazienti e che spesso sono costretti a «provvedere da soli».

Abbiamo di recente pubblicato una galleria di foto inviate da cittadini e scattate nel nosocomio vastese. Oggi ne proponiamo altre che ci sono state inviate qualche giorno fa.

Alessio Di Florio

Alessio Di Florio

Nato ad Atessa (Chieti), nel 1984. Attivista e volontario di varie associazioni e movimenti culturali e sociali. Collaboratore BuongiornoAbruzzo.it e Il Messaggero Abruzzo e altri siti web d'informazione, vicedirettore WordNews.it. In passato collaboratore tra gli altri di Adista e PrimaDaNoi. Alcuni articoli su storia, cultura e valorizzazione del territorio sono stati pubblicati dal mensile VastoDomani