Si è svolto lo scorso 8 settembre a Bruxelles il confronto tra le Regioni italiane dell’automotive e le istituzioni europee sul futuro di una delle filiere strategiche del continente. Tra le Regioni presenti anche l’Abruzzo, che ha contribuito alla presentazione di un pacchetto di proposte per coniugare transizione sostenibile, tutela della produzione, investimenti e occupazione. L’iniziativa, organizzata dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nell’ambito della Commissione Attività Produttive, ha portato la delegazione regionale a confrontarsi con la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, la vicepresidente Antonella Sberna, il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, oltre agli europarlamentari impegnati sui principali dossier che riguardano il settore. A rappresentare l’Abruzzo l’assessore regionale alle Attività produttive Tiziana Magnacca, che ha sottolineato la necessità di accompagnare gli obiettivi ambientali europei con una politica industriale capace di salvaguardare la competitività delle imprese e la capacità produttiva del continente.
«Ai rappresentanti delle istituzioni europee – ha spiegato Magnacca – è stato consegnato un documento con proposte nette, chiare e concrete, nella consapevolezza che l’automotive rappresenta una filiera strategica per l’industria europea, l’occupazione e l’innovazione».
Le Regioni condividono l’obiettivo della transizione verso una mobilità più sostenibile, ma chiedono che il cambiamento non produca come conseguenza un indebolimento dell’industria europea, con perdita di investimenti, difficoltà per la componentistica e trasferimento delle produzioni verso altri Paesi.
Uno dei punti principali del documento presentato a Bruxelles riguarda la neutralità tecnologica. Secondo le Regioni, la riduzione delle emissioni non può essere affidata a un’unica soluzione, ma deve lasciare spazio alle diverse tecnologie in grado di contribuire agli obiettivi ambientali, tenendo conto anche della loro sostenibilità economica, industriale e sociale. La richiesta è quindi quella di un quadro europeo più stabile e prevedibile, che permetta alle imprese di programmare gli investimenti senza dover affrontare continui cambiamenti delle regole. Particolare attenzione viene riservata alla componentistica e alle piccole e medie imprese, che rappresentano una parte essenziale della filiera e sono chiamate ad affrontare investimenti importanti per adeguare produzioni, tecnologie e competenze alla trasformazione del settore.
Tra le proposte avanzate figurano maggiori strumenti per sostenere innovazione, digitalizzazione e riconversione degli stabilimenti, insieme a un sistema europeo di aiuti di Stato più ampio, stabile e flessibile. Le Regioni chiedono inoltre di introdurre una nuova categoria di veicoli alimentati da carburanti neutri e di rivedere alcuni degli obiettivi intermedi di riduzione delle emissioni, anche per i veicoli commerciali leggeri, intervenendo sulle scadenze attualmente previste per il 2029 e il 2032. Un altro punto riguarda la possibilità di sostenere con strumenti specifici gli investimenti produttivi ad alta intensità tecnologica e di capitale, compresi quelli realizzati dalle grandi imprese. L’obiettivo è evitare che la transizione diventi un fattore di perdita di competitività per l’Europa proprio mentre altri grandi mercati mondiali stanno investendo fortemente nell’industria automobilistica e nelle nuove tecnologie.
Il confronto di Bruxelles ha guardato anche alla futura programmazione europea 2028-2034. Le Regioni chiedono che l’automotive venga riconosciuto come filiera industriale strategica europea e che venga previsto uno strumento finanziario dedicato, accessibile non soltanto alle grandi aziende, ma anche alle Regioni, ai territori e alle piccole e medie imprese. Le risorse dovrebbero sostenere produzione, innovazione, riconversione industriale, componentistica, formazione delle competenze, energia e infrastrutture. Al centro del confronto anche il futuro della politica di coesione, considerata essenziale per accompagnare la trasformazione delle aree europee maggiormente legate alla produzione industriale.
Per l’Abruzzo il futuro dell’automotive rappresenta una questione particolarmente rilevante. Il territorio ospita grandi stabilimenti e una rete di aziende della componentistica e dell’indotto che rende il comparto uno dei pilastri del sistema manifatturiero regionale. Le decisioni che verranno assunte a livello europeo avranno quindi conseguenze dirette non soltanto sui grandi produttori, ma anche sulle numerose imprese abruzzesi che lavorano lungo la filiera e sull’occupazione collegata al settore.
«Nella nuova programmazione – sottolinea Magnacca – l’automotive deve essere riconosciuto come filiera industriale strategica europea, prevedendo uno strumento finanziario dedicato, accessibile anche a Regioni, territori e PMI, per sostenere investimenti produttivi, innovazione, riconversione, componentistica, competenze, energia e infrastrutture».
«Su questo – conclude l’assessore – l’Abruzzo farà la sua parte per la presenza di numerose aziende collegate per la produzione al comparto automobilistico».
Il confronto dello scorso 8 settembre a Bruxelles segna dunque un passaggio nella partita sul futuro dell’automotive europeo. La posizione portata avanti dalle Regioni è quella di una transizione che continui a perseguire gli obiettivi ambientali, ma che proceda insieme a una politica industriale in grado di mantenere in Europa fabbriche, investimenti, competenze e posti di lavoro.
