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In questi giorni a Sulmona arrivano nelle cassette postali gli avvisi del canone ARAP: 600 euro, da pagare entro il 31 ottobre o in tre rate fino a dicembre. Li manda SO.G.E.T., per conto dell’Azienda regionale delle attività produttive, a chi possiede un immobile nel nucleo industriale. L’oggetto è “canone servizi essenziali indivisibili 2026”. Molti destinatari, però, non hanno mai ricevuto prima una richiesta del genere. Alcuni non hanno nemmeno una partita IVA.

Canone ARAP Sulmona: avviso di pagamento anonimizzato e strada del nucleo industriale

Dietro il bollettino ci sono due delibere del Commissario straordinario di ARAP, la 226 del 9 luglio e la 264 del 5 agosto 2026. Le abbiamo lette per intero. Raccontano una riforma che cambia natura al prelievo, platea dei paganti e modo di calcolarlo. E lasciano più di una domanda.

Da corrispettivo a canone

Fino al 2025 ARAP chiedeva alle imprese insediate un corrispettivo per strade, scolo delle acque piovane e illuminazione. Arrivava una fattura con l’IVA, calcolata sulla superficie del lotto, come prevedeva il regolamento del 2017. Era quindi il prezzo di un servizio, chiesto a chi lo usava.

La legge regionale 25 del 2025, che ha riformato ARAP, all’articolo 7 parla invece di “canone” per i servizi indivisibili. Da qui il nuovo regolamento della delibera 226. Il canone ARAP che arriva a Sulmona, si legge, è una “prestazione patrimoniale imposta”, “equiparabile ai tributi reali”. Tradotto: non è più il prezzo di un servizio, è un prelievo obbligatorio. Infatti l’avviso non porta più l’IVA.

La stessa legge, però, dice anche altro. All’articolo 5, comma 1, lettera k, tra i compiti di ARAP elenca la “determinazione e riscossione dei corrispettivi dovuti dalle imprese insediate”. Corrispettivi, dunque, chiesti “a fronte dell’utilizzo o dell’attività di gestione e manutenzione di opere o impianti” di ARAP, “ovvero della prestazione di servizi”. Sono le stesse strade, gli stessi fossi e gli stessi impianti che oggi, a Sulmona, finanzia il canone ARAP. In altre parole, per il medesimo servizio la legge parla di prezzo in un articolo e di prelievo in un altro. Il regolamento sceglie la seconda strada e ignora la prima. Ma un corrispettivo si paga per un servizio ricevuto, da chi lo riceve. Non si impone a chiunque possieda un terreno nel perimetro.

Chi paga: la legge dice imprese, il regolamento dice proprietari

Qui sta il primo nodo del canone ARAP a Sulmona. La legge regionale obbliga al canone “le imprese insediate”. Il regolamento ARAP, però, definisce “impresa insediata” il proprietario dell’immobile, anche se è una persona fisica. Basta che l’immobile sia “adibito o naturalmente adibibile ad attività produttiva”. Conta poco se c’è una convenzione con ARAP o se i servizi si usano davvero.

La scelta ha una logica: molti capannoni sono passati dalle società ai soci, e così uscivano dai conti. Ma allargare chi paga è un compito della legge, non di un regolamento. La Costituzione, all’articolo 23, è netta: nessuna prestazione patrimoniale può essere imposta “se non in base alla legge”. E la legge, in questo caso, non dice né chi paga oltre le imprese, né quanto, né con quale criterio.

Come si calcola il canone ARAP a Sulmona

La delibera 264 fissa per ogni agglomerato una tariffa al metro quadro. Per il canone ARAP a Sulmona, il piano delle manutenzioni stima 136mila euro di costi per il 2026. Divisi per 2.266.667 metri quadri “a ruolo”, fanno 6 centesimi al metro quadro. Un lotto di mille metri, quindi, dovrebbe pagare 60 euro.

Invece ne paga 600. La delibera, infatti, introduce “importi minimi per fasce“: chi supera i 10 euro di canone paga almeno 600 euro. Chi supera i 600 paga 1.200. Chi supera i 1.200 ne paga 1.800, e così via fino a 3.000. In pratica tutto si arrotonda al gradino successivo. È come un parcheggio che, per una sosta di dieci minuti, fa pagare l’intera giornata.

Il regolamento della stessa ARAP scrive che il minimo “non costituisce importo autonomo o aggiuntivo” e che vanno evitati aumenti “manifestamente irragionevoli”. Inoltre c’è un problema aritmetico. Se la tariffa è calcolata dividendo il costo per la superficie, le tariffe da sole coprono già l’intero costo. Tutto quello che entra con le fasce va quindi oltre il costo del servizio. La “simulazione del gettito”, annunciata tra gli allegati, nel fascicolo non c’è.

Il piano dei costi del canone ARAP a Sulmona, in una riga

Il regolamento chiede un piano annuale con le voci di spesa e la quota coperta da altri fondi. Il piano allegato alla delibera 264, per Sulmona, è una riga: “Agglomerato unico, 136.000 euro“. Infatti non c’è scritto quanto va allo sfalcio, quanto alle strade, quanto all’illuminazione. Lo stesso avviso, nelle pagine informative, ricorda 20 milioni di fondi FSC per la manutenzione straordinaria di strade e segnaletica. Il regolamento esclude dal canone i costi già pagati con fondi pubblici. Nel piano, però, quei fondi non vengono sottratti.

Il dubbio, nel nostro nucleo, è concreto. Le telecamere, quando ci sono stati i furti di rame di giugno, erano quelle delle aziende. E lo sfalcio davanti ai cancelli, in molti casi, lo fanno i proprietari.

Un anno pagato con regole di luglio

Il regolamento è di luglio, le tariffe di agosto. Il canone ARAP a Sulmona, però, è chiesto per tutto il 2026. Se è davvero un tributo, come dice ARAP, vale lo Statuto del contribuente: le nuove regole dei tributi periodici si applicano dall’anno successivo. Inoltre lo stesso regolamento, per le variazioni, rinvia “all’annualità successiva”.

Infine la riscossione. Il regolamento prevede ruolo esattoriale e ingiunzione fiscale. Ma ARAP è un ente pubblico economico, e la legge statale sui ruoli , art.17, c.1, D.Lgs. 46/1999, ora art. 121, c.1, D.Lgs. 33/2025 (dal 1° gennaio 2027), esclude espressamente gli enti pubblici economici. Resta l’ingiunzione fiscale, con cui l’ente si crea da solo il titolo per pignorare, senza passare dal giudice. Però la norma statale che la richiama, l’articolo 5 del decreto legge 32 del 1995, la affida ai consorzi solo per le aree industriali realizzate con la legge 219 del 1981, quella per la ricostruzione dopo il terremoto del 1980. Non è un dettaglio da poco. Se nessuno dei due strumenti regge, ARAP dovrà fare come qualunque creditore: chiedere un decreto ingiuntivo al giudice, che prima di dare ragione all’ente deve verificare che il credito esista.

Tributo o prezzo: in tutti e due i casi qualcosa non torna

Resta la domanda di fondo: il canone ARAP chiesto a Sulmona è un tributo o il prezzo di un servizio? La risposta conta, perché le regole cambiano. Per una tassa serve una legge. Per un conto da pagare serve un rapporto tra chi offre il servizio e chi lo riceve.

Se è un tributo, come scrive ARAP, valgono le garanzie dei tributi. La legge deve dire chi paga, su quale base e in che misura, e la legge regionale non lo dice. Le regole nuove valgono dall’anno dopo, non per il 2026. L’avviso deve spiegare il calcolo e indicare a chi ricorrere. E un regolamento non può allargare i paganti dalle imprese ai privati.

Se invece è un corrispettivo, come dicono la stessa legge regionale all’articolo 5 e la norma statale che ARAP cita come fonte del suo potere, allora serve un rapporto con chi usa il servizio. La legge lo lega alla convenzione firmata all’insediamento. Chi non ha una convenzione e non è un’impresa non ha un conto aperto con ARAP. Inoltre un prezzo non si fissa da soli e non si riscuote con le cartelle: se non viene pagato, si chiede al giudice.

Il regolamento prova a tenere insieme le due cose. All’articolo 6 afferma che i canoni “non costituiscono corrispettivo sinallagmatico”, cioè non sono il prezzo di uno scambio. Poi però fonda il proprio potere su una norma che parla proprio di “corrispettivi dovuti dalle imprese”. È come presentare uno scontrino e pretendere che valga come cartella esattoriale. Alla fine sarà un giudice a dire che cosa sia davvero il canone, guardando alla sostanza e non al nome. Ma, comunque lo si chiami, per un privato senza partita IVA e senza convenzione la richiesta ha un fondamento debole.

Per onestà

Certo, un nucleo industriale ha costi veri. Strade, fossi, sgombero neve e verde non si mantengono da soli. ARAP ha appena assorbito anche le aree dell’ex consorzio Chieti-Pescara, e chiedere una contribuzione a chi beneficia delle infrastrutture è legittimo. Inoltre la delibera 264 offre a chi ha arretrati una definizione agevolata, con sconti fino al 35% per chi paga entro il 31 dicembre.

Il punto non è se pagare qualcosa per i servizi. Il punto è chi deve pagare, quanto, e sulla base di quale legge. Questo vale ancora di più in un’area che, a giugno, il Consiglio comunale ha discusso come zona di crisi.

Canone ARAP a Sulmona: le domande per ARAP e la Regione

  • Quando è stato pubblicato sul sito il nuovo regolamento? La delibera lo fa entrare in vigore solo da quel giorno.
  • Quanto incassa in tutto ARAP a Sulmona con le fasce minime, rispetto ai 136mila euro di costi?
  • Quanto dei 136mila euro è coperto da fondi FSC o da altri contributi?
  • Con quale criterio metà della superficie dell’agglomerato è “a ruolo” e l’altra metà no?
  • La Regione, che vigila su ARAP, ritiene sufficiente una legge che non dice chi paga e quanto?

Chi a Sulmona ha ricevuto l’avviso del canone ARAP farebbe bene ad annotare la data in cui gli è arrivato. Da quella data decorrono i termini per contestarlo. Una richiesta di accesso agli atti ad ARAP, via PEC, costa poco e chiarisce molto.

Fonti: L.R. Abruzzo 22 agosto 2025, n. 25; delibere del Commissario straordinario ARAP n. 226/2026 e n. 264/2026 con allegati; regolamento ARAP del 2017.

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Alessandro Angelone

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