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Confesso che siamo stati a lungo indecisi se scrivere queste righe o meno.

Antonietta La Porta, consigliere regionale di Forza Italia, pubblica un post sulla sua pagina Facebook con il quale, respingendo il contenuto di un articolo di giornale che si è occupato dell’ingresso di Marianna Scoccia in Forza Italia, smentisce seccamente di essere furiosa (a causa di tale possibile confluenza).

Chiarisce anche che la vicenda non le provoca alcuna reazione emotiva o cambio di rotta sulla sua azione politica, pur riconoscendo che lei e la Scoccia appartengono a due mondi completamente diversi e opposti.

Siamo stati indecisi perché ci siamo chiesti se questa reazione fosse stata davvero provocata dal nostro articolo.

Antonietta La Porta, infatti, vi appare davvero di sfuggita, quasi per caso, come fosse un cameo cinematografico, essendo ben altro e ben altri i destinatari della nostra critica.

Ma, ove ciò fosse, (nel senso che ce l’avesse davvero con noi), comunque non saremmo intervenuti se nel post non ci fossero state tre espressioni che sono dei veri insulti personali.

Nell’incipit parla di “becera stampa pilotata”, nelle conclusioni parla di “pseudo giornalismo à la carte” ma soprattutto conclude dicendo all’autore dell’articolo che “ci sono tanti altri modi per tirare a campare, forse più umili, ma sicuramente più dignitosi”.

Noi pensiamo che un giornalista non debba mai rispondere alle repliche.

Il giornalismo non è una discussione da bar o da chat di gruppo su whatsapp o su facebook.

Il giornalismo è una cosa seria e non scende a tali forme di dibattito.

Ma c’è l’insulto.

E di fronte a questa terminologia ad Antonietta non le mandiamo a dire.

Nel nostro articolo la parola furiosa non appare e non appare neanche, se non di sfuggita, la sua persona.

Ma pur se ciò fosse non è, ai nostri occhi, assolutamente credibile la sua ricostruzione in cui si mostra serena all’ingresso di Marianna Scoccia in Forza Italia e pronta ad una placida convivenza, forse forzata, seppur tollerata.

Perché non è nostra fantasia che, appena qualche mese fa, c’è stata una richiesta ufficiale di rimozione di Federica La Porta, sua parente e a lei vicinissima, dalla carica di Assessore al Comune di Sulmona firmata dai due consiglieri di F.I e dagli interi gruppi consiliari che fanno riferimento alla Scoccia; non è nostra fantasia che appena pochi mesi fa Lorenzo Fusco, vicino ad Antonietta La Porta e suo parente, sia stato defenestrato senza se e senza ma dall’incarico di segretario del circolo FI di Sulmona; non è nostra fantasia se i dissapori e i contrasti con Marianna Scoccia cominciano nel lontano 2019 (come narra questo articolo del Centro); non è nostra fantasia se, nelle ultimissime vicende regionali riguardanti i rifiuti, Antonietta La Porta invece di sostenere una proposta avanzata da Marianna Scoccia, ma anche da tutto il territorio, ha assunto un innaturale posizione opposta in contrasto tra l’altro con mezza maggioranza di governo alla Regione.

Se a fronte di tutte queste cose (che hanno molto il sapore di una guerra) lei pensa di sostenere che l’arrivo della Scoccia non le crea alcun turbamento né politico né emotivo libera di farlo, ma ci risparmi gli insulti per aver solo adombrato il logico contrario.

Una cosa è certa, nella prima repubblica, per dirla con Andreotti, i politici non replicavano alle critiche dei giornali perché voleva dire “pubblicarle due volte”, ma soprattutto non insultavano i giornalisti.

Ma quella era altra una storia.

Ci spiace per Antonietta di cui pensiamo ogni bene ma non per questo non dobbiamo necessariamente condividere le sue scelte e le sue posizioni.

E lei deve comprendere che bisogna accettare queste diversità di vedute.

Noi non abbiamo insultato nessuno. Lei sì.

 

Massimo Carugno

Massimo Carugno

Direttore Responsabile. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Ha scritto quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale e della Giustizie.net