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di Alessandro Angelone.
Il 14 ottobre il Comune de L’Aquila ha pubblicato un comunicato sul bilancio di previsione 2027-2029. Lo schema è stato approvato in giunta l’8 ottobre e ora passa al Consiglio comunale. I revisori dei conti non hanno ancora dato il loro parere. Il documento, quindi, è una proposta. Il comunicato, invece, è già una celebrazione.

Bilancio L'Aquila: calcolatrice con un lungo rotolo di conti in un ufficio comunale

Le cifre principali sono queste: 628,1 milioni nel triennio, 233,7 milioni nel 2027, 59,85 milioni di investimenti, debito sceso del 70%, 8,77 milioni di avanzo disponibile, addizionale Irpef ferma allo 0,60%. Fin qui, numeri. Poi arrivano gli aggettivi.

La notizia è che hanno fatto i compiti in anticipo

«Particolarmente significativo», scrive il Comune, «è il dato relativo ai tempi di approvazione». Lo schema è stato approvato a ottobre, «in largo anticipo rispetto alle scadenze previste dalla legge». Un risultato che, secondo il comunicato, «conferma la capacità programmatoria, la solidità finanziaria e l’organizzazione amministrativa» dell’ente.

La scadenza per il bilancio di previsione è il 31 dicembre. Approvarlo prima è una buona pratica, e va bene così. Ma presentarlo come prova di solidità finanziaria è come dire che arrivare in anticipo dal dentista dimostra che hai i denti sani. La data in cui si approva un bilancio dice quando la giunta si è riunita. Non dice niente, invece, su quanto valgono i conti.

Il miliardo che non c’è nel bilancio di L’Aquila

Il passaggio migliore arriva a metà comunicato. Dopo il risultato di amministrazione, infatti, il Comune aggiunge: «Considerando il volume di cassa, i residui e le operazioni che confluiranno nel rendiconto, la gestione complessiva supererà stabilmente il miliardo di euro».

È un’operazione curiosa. Si sommano la cassa, cioè i soldi che entrano ed escono, e i residui, cioè i soldi accertati o impegnati ma non ancora incassati o pagati. Poi si aggiungono le altre operazioni del rendiconto. In questa somma lo stesso euro può comparire più volte: quando viene previsto, quando resta in sospeso, quando passa dalla cassa. È come sommare lo stipendio, il saldo del conto corrente e i soldi nel portafoglio, e concludere di essere ricchi.

Anche i 628 milioni vanno letti con attenzione. Sono, infatti, la somma di tre anni. Dentro ci sono trasferimenti già vincolati, partite di giro e fondi che transitano dal Comune senza che il Comune possa sceglierne la destinazione. Il bilancio di L’Aquila è un bilancio grande, com’è normale per un capoluogo che gestisce la ricostruzione. Tuttavia non diventa più solido moltiplicandolo per tre, e nemmeno per quattro.

Bilancio di L’Aquila: quello che funziona davvero

Per onestà, ci sono due risultati che meritano un applauso senza ironia.

Il primo sono i tempi di pagamento. Secondo il Comune, i fornitori venivano pagati con 93,85 giorni di ritardo. Nel 2025, invece, sono stati pagati con quattro giorni di anticipo sulla scadenza. Per le imprese che lavorano con l’ente è una differenza enorme. Il dato si potrà verificare con l’indicatore di tempestività dei pagamenti, ma se è confermato è il risultato migliore della consiliatura.

Il secondo è il debito. Nel 2017 era di 54,18 milioni, a fine 2026 sarà di 16,31. Senza nuovi mutui, nel 2029 scenderà a 12,54. Il calo è reale, e va in senso opposto allo Stato, il cui debito continua a crescere più del previsto. Va detto, però, che a L’Aquila le grandi opere della ricostruzione non pesano sul bilancio comunale: le finanzia lo Stato, non i mutui del Comune. Inoltre «nessun nuovo prestito nel triennio» è una scelta prudente, ma anche una scelta: un Comune può indebitarsi per investire, e qui ha deciso di non farlo.

L’avanzo, ovvero i soldi non spesi

Il comunicato sul bilancio di L’Aquila rivendica 8,77 milioni di «avanzo disponibile», su un risultato di amministrazione presunto di 18,5 milioni. Detto così sembra un tesoretto. In realtà, però, l’avanzo è la differenza tra ciò che il Comune ha incassato e ciò che ha speso. Un po’ di avanzo libero è prudenza. Molto avanzo libero, in una città che ha ancora tanto da ricostruire, vuol dire soldi dei contribuenti fermi in cassa.

Ad aprile, approvando il rendiconto 2025, la maggioranza aveva parlato di un avanzo di 23 milioni. Il sindaco stesso aveva indicato in 2,6 milioni la parte libera. L’opposizione del gruppo Il Passo Possibile sosteneva invece che oltre l’88% dell’avanzo fosse accantonato o vincolato. Ora la parte disponibile sale a 8,77 milioni su un totale più basso. Sarà dunque il parere dei revisori a chiarire da dove viene la differenza.

Il Comune che attrae soldi e fatica a spenderli

Il sindaco Pierluigi Biondi e il vicesindaco Raffaele Daniele rivendicano «una significativa capacità di attrarre risorse esterne»: 105 interventi finanziati con Pnrr e Pnc Sisma per 242,86 milioni, più 54,5 milioni di fondi Fsc per 11 progetti.

Attrarre i fondi, però, è la prima metà del lavoro. La seconda è spenderli e finire le opere. Durante il dibattito sul rendiconto, l’opposizione ha ricordato che il fondo pluriennale vincolato supera i 207 milioni. Sono, cioè, risorse già destinate a opere non ancora realizzate. Il comunicato elenca i finanziamenti ottenuti. Non dice, invece, quanti dei 105 interventi sono conclusi.

C’è anche un dettaglio di calendario. Dei 59,85 milioni di investimenti del triennio, 37,33 sono concentrati nel 2027. È l’anno in cui gli aquilani tornano a votare per il sindaco. Per il 2028 e il 2029, gli anni della prossima amministrazione, restano 22,5 milioni in due.

Tutto è sostenibile, anche i lampioni

Le priorità del bilancio 2027 di L’Aquila hanno etichette generose. Ai 34,46 milioni per la «mobilità sostenibile» contribuiscono il trasporto pubblico e le ciclovie. Ma ci sono anche la manutenzione delle strade e la pubblica illuminazione. A L’Aquila, a quanto pare, anche il lampione è mobilità sostenibile.

La cultura, invece, ha 1,6 milioni: servono per «assicurare il cartellone della Perdonanza Celestiniana», sostenere gli enti culturali e valorizzare il patrimonio. È il bilancio dell’anno successivo a quello in cui L’Aquila è stata Capitale italiana della cultura. Il 2026 era la vetrina. Il 2027 dirà se dietro c’era un progetto o soltanto un evento.

Quello che il comunicato non dice

Nel comunicato non si parla delle società partecipate. Eppure, secondo l’opposizione, a novembre 2025 Asm, la società dei rifiuti, aveva debiti per circa 9 milioni, di cui 7 verso i fornitori. Sempre secondo l’opposizione, il bilancio 2026 aveva già raddoppiato a 2 milioni il fondo per le partecipate: 1,5 milioni al Centro turistico del Gran Sasso e 500mila euro ad Asm. Il debito del Comune scende, ma i conti di chi raccoglie i rifiuti e gestisce la funivia del Gran Sasso non stanno in quel 70%. E se le partecipate vanno in difficoltà, il conto arriva comunque in Comune o in bolletta.

Infine le tasse, la voce del bilancio che a L’Aquila resta più tranquilla. L’addizionale Irpef resta allo 0,60%, sotto il massimo dello 0,80%. Il Comune, inoltre, introduce l’esonero Imu per l’abitazione principale parzialmente affittata. È una scelta positiva. Ma è anche l’unica leva che resterà alla prossima giunta se le partecipate, o la fine dei fondi straordinari per il sisma, presenteranno il conto.

Bilancio di L’Aquila: conti in ordine, racconto in disordine

Il bilancio di L’Aquila, per quel che si vede oggi, è in ordine. Paga i fornitori in tempo, ha poco debito e non alza le tasse. Non c’era bisogno, quindi, di gonfiarlo fino al miliardo né di trasformare la data di una riunione di giunta in un trofeo.

Le domande vere sono altre: Quante delle opere finanziate saranno finite? Quanto costeranno le partecipate? Cosa resterà da spendere a chi governerà dopo il 2027?

Le risposte non sono nel comunicato. Saranno, infatti, nel parere dei revisori e nel dibattito in Consiglio comunale.

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Alessandro Angelone

Svolgo la professione di Dottore Commercialista e di Revisore Contabile. Mi interessa molto la materia della Finanza Pubblica. Sono appassionato di tecnologia. Sempre pronto al confronto!