Si perde in moto fra le montagne d’Abruzzo e scopre un patrimonio di borghi abbandonati da recuperare, sotto il Gran Sasso, non lontano dall’Aquila, capisce al volo che da quell’abbandono possono nascere nuovi modelli economici, Daniele Kihlgren è una mente brillante e la sua sfida la vince.
Daniele, milanese di nascita, si diploma a 17 anni e si laurea in filosofia specializzandosi in Epistemologia delle Scienze Umane.
Intuisce che quel paesaggio sassoso è seducente ed è il luogo giusto per dare corpo a una sua vecchia idea: restaurare in modo filologico un borgo medioevale in rovina, per fare del paese intero un albergo diffuso.
L’idea è di trarre profitto dalla conservazione del paesaggio anziché, come troppo spesso accade in Italia, dalla sua devastazione.
Così salva l’anima e l’identità di Santo Stefano di Sessanio, un paese legato alla filatura della lana fino dal Medioevo, abitato oramai da poche anime, recupera un patrimonio storico, artistico e culturale importante, sono i colori artistici della nostra Italia che ha subito negli anni un’amputazione di questo patrimonio minore, fatto di cultura pastorale in via di estinzione, antichi mestieri e vecchie ricette di tradizione contadina. L’Albergo Diffuso Sexantio nasce con il recupero di legni, piani antichi, scale, scalette rimontando i tetti , senza usare il cemento armato. L’approccio è conservativo, si recupera qualcosa di autentico con l’aiuto della memoria degli anziani, si cercano i mobili fra i rigattieri, si studiano le antiche tecniche di tessitura, la tradizione dei fabbri e dei cenciai, così come i piatti della cucina popolare, viene consultato anche il Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara.
Nel suo progetto non aggiunge volumi edilizi, una stalla può diventare una reception, una casa contadina una camera, anche gli oggetti della vita quotidiana entrano a far parte dell’esperienza degli ospiti.
L’idea è buona e funziona. I turisti cominciano ad accorrere, sull’onda dell’entusiasmo Daniele Kihlgren comincia a comprare case in altri borghi simili e avvia un progetto analogo nei Sassi di Matera, i suoi alberghi diffusi sono segnalati sulle riviste internazionali.
Sono luoghi senza tempo, è pietra la nostra pietra che sprigiona un fascino profondo.
L’atmosfera è unica, particolare, un paese che sta per morire, nasce a nuova vita e diventa una struttura accogliente e viva.
Per l’alto valore culturale e imprenditoriale del progetto di recupero Sextantio, a Daniele Kihlgren nel 2016 gli viene conferito il dottorato di ricerca Honoris Causa dall’Università Tor Vergata di Roma.
Successivamente realizza un progetto analogo in un piccolo villaggio con destinazione ricettiva in un’isola del lago Kivu in Ruanda, al confine col Congo. Da più di dieci anni ha gestito un progetto per l’Assicurazione Sanitaria dei congolesi poveri che non possono permettersi cure mediche, con i proventi dell’attività di ricettività
Purtroppo, Daniele Kihlgren ci ha lasciato da pochi giorni e da quanto si è appreso, la salma sarà portata oggi nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano di Sessanio dalle ore 15 per un ultimo saluto, nel suo borgo, quello che, grazie alla sua intuizione, si è guadagnato nel tempo una fama internazionale.
