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Il nuovo vertice di SPARC annuncia investimenti, otto nuovi clienti e linee produttive a regime nel 2027. Dopo mesi ai minimi storici, però, restano aperti il nodo dei 90 somministrati, i tempi del rilancio e la necessità di trasformare il piano in commesse reali

Cento milioni di euro di investimenti, nuovi prodotti, otto clienti, assunzioni di personale tecnico e l’obiettivo di riportare a pieno regime le linee produttive nel corso del 2027.

Se tutto questo si tradurrà in realtà, il tavolo dell’8 ottobre al Ministero delle Imprese e del Made in Italy potrebbe rappresentare finalmente il cambio di passo atteso da mesi per la LFoundry di Avezzano.

Ma proprio la storia recente dello stabilimento impone di tenere insieme speranza e prudenza.

Perché soltanto quattro mesi fa, nello stesso Ministero, si parlava di una fabbrica arrivata ai minimi storici della produzione, di un piano industriale ancora da dimostrare e di un futuro sul quale istituzioni e lavoratori chiedevano certezze.

Oggi il quadro presentato dal nuovo amministratore delegato della holding SPARC, Kim Joo Wang, è radicalmente diverso.

Ed è proprio per questo che la domanda non può essere soltanto quanto è stato annunciato?, ma soprattutto: quando vedremo quegli investimenti entrare realmente nello stabilimento di Avezzano?

Cento milioni e otto clienti: il nuovo piano

Nel corso del confronto al Mimit, al quale hanno partecipato organizzazioni sindacali, rappresentanti dell’azienda e istituzioni, il nuovo CEO ha illustrato un piano che punta a riportare LFoundry su una traiettoria di crescita.

Secondo quanto riferito dalla Fim-Cisl, sono in corso rapporti commerciali con otto clienti e sono previsti ordinativi nei settori dei dispositivi power, sensori, logici e RF.

Le nuove produzioni dovrebbero partire entro il primo semestre del 2027 e, nelle previsioni aziendali, consentire di arrivare alla saturazione della linea nell’arco dei primi sei-otto mesi del prossimo anno.

L’annuncio più importante riguarda però l’investimento: 100 milioni di euro, destinati allo sviluppo di nuovi prodotti, all’aumento della capacità produttiva e all’inserimento di nuovo personale tecnico.

L’azienda avrebbe inoltre manifestato la volontà di non ricorrere ai contratti di solidarietà nel 2027.

Sono segnali che, sulla carta, cambiano completamente lo scenario.

A giugno si lavoravano 200 wafer a settimana

Per capire perché oggi sia necessaria cautela basta tornare indietro di pochi mesi.

Il 3 giugno Fim, Fiom e Uilm descrivevano una situazione produttiva prossima al blocco.

Secondo i dati diffusi allora dai sindacati, nello stabilimento venivano lavorate appena 200 fette di silicio alla settimana, a fronte di una capacità produttiva stimata in 11.000 wafer.

Sempre secondo le organizzazioni sindacali, per raggiungere il solo equilibrio economico sarebbe stato necessario arrivare almeno a circa 5.500 fette alla settimana.

Numeri impressionanti se confrontati con l’obiettivo annunciato oggi di saturare la produzione nel 2027.

Non significa che il nuovo piano sia irrealizzabile.

Significa però che il percorso tra la situazione dalla quale LFoundry parte e quella alla quale vuole arrivare è enorme.

Ed è precisamente in quello spazio che dovranno comparire ordini, macchinari, investimenti effettivamente realizzati e volumi produttivi.

Il precedente piano rimasto sulla carta

C’è poi un altro elemento che rende comprensibile la prudenza.

Nel dicembre 2025 era già stato presentato al Mimit un piano industriale che prevedeva nuovi prodotti e prospettive di crescita. Con il successivo cambio al vertice di SPARC, quel programma è stato di fatto congelato e, secondo i sindacati, nei mesi successivi non aveva trovato concreta applicazione né sul fronte produttivo né su quello dello sviluppo di nuovi prodotti.

È per questo che questa volta gli annunci dovranno essere accompagnati rapidamente da risultati verificabili.

Anche la senatrice Gabriella Di Girolamo, commentando l’incontro al Mimit, parla non a caso di «cauto ottimismo», ricordando che quando sono in gioco il lavoro e il futuro di oltre mille famiglie la prudenza resta necessaria.

Il nodo dei 90 lavoratori in somministrazione

E mentre si parla di investimenti futuri, c’è un problema molto più vicino.

Sono circa 90 i lavoratori somministrati con contratto in scadenza alla fine di dicembre.

Fim e Felsa hanno espresso forte preoccupazione per il loro futuro e chiesto che vengano valutati gli strumenti necessari a consentirne il possibile reinserimento, anche attraverso percorsi di formazione e aggiornamento professionale.

È probabilmente questo il primo banco di prova del nuovo corso.

Perché sarebbe difficile parlare di rilancio, nuove competenze e assunzioni tecniche nel 2027 senza affrontare contemporaneamente il destino di lavoratori che nello stabilimento sono già presenti.

Di Girolamo ha chiesto esplicitamente che per questi addetti si intervenga in tempo utile per garantirne il reinserimento.

Pierleoni: «Il Comune farà la sua parte»

Dal Comune di Avezzano arriva apertura verso il nuovo management, ma anche la richiesta di vedere il piano trasformarsi in realtà.

L’assessore Alessandro Pierleoni, presente al tavolo ministeriale, parla di un approccio differente rispetto al passato, basato su nuovo management, più committenti e più prodotti.

Ma aggiunge il punto essenziale: servono investimenti e garanzie sulla crescita futura del sito.

L’Amministrazione comunale si è detta pronta a velocizzare, per quanto di propria competenza, autorizzazioni e procedure connesse agli eventuali nuovi investimenti.

È un cambio significativo rispetto a giugno, quando lo stesso Pierleoni aveva lasciato il tavolo ministeriale denunciando l’assenza di indicazioni chiare e una produzione al minimo storico.

Sul tavolo rimane inoltre il problema dei costi energetici.

La produzione di semiconduttori è un’attività fortemente energivora e l’azienda ha richiamato durante il confronto proprio l’impatto dell’energia sulla competitività dello stabilimento.

I sindacati chiedono quindi anche un ruolo attivo di Governo e Regione, attraverso interventi che favoriscano il ricorso alle fonti rinnovabili e riducano il peso della bolletta energetica industriale.

È un aspetto tutt’altro che secondario: nuovi clienti possono arrivare, ma la sostenibilità economica delle produzioni dipenderà anche dalla capacità del sito marsicano di essere competitivo rispetto agli stabilimenti concorrenti in Europa e nel resto del mondo.

Una fabbrica strategica per tutta la Marsica

La questione LFoundry non riguarda soltanto i cancelli dello stabilimento.

Nel sito lavorano oggi oltre 1.100 persone, senza considerare l’indotto e l’effetto economico prodotto sul territorio.

Inoltre si parla di semiconduttori, uno dei comparti considerati strategici dall’Unione europea e dall’Italia, tanto che già a giugno il Mimit aveva ricordato la possibilità di utilizzare strumenti come i contratti di sviluppo e le opportunità legate al Chips Act, a condizione però che la società presentasse un piano industriale serio e credibile.

Perdere progressivamente produzione, professionalità e know-how in uno stabilimento del genere avrebbe quindi conseguenze che andrebbero ben oltre Avezzano.

I 100 milioni non possono restare un titolo

Il nuovo incontro al Ministero segna indubbiamente un miglioramento rispetto al quadro di qualche mese fa.

Per la prima volta vengono indicati una dimensione degli investimenti, nuovi clienti, nuove famiglie di prodotti e una prospettiva temporale per il recupero produttivo.

Ma dopo anni di incertezza, per LFoundry gli annunci non bastano più.

Ora servono almeno quattro risposte concrete: quando partiranno materialmente i 100 milioni di investimenti; quali commesse sono già acquisite e quali ancora in trattativa; quale sarà il futuro dei 90 somministrati; quali saranno i primi obiettivi produttivi verificabili nel corso del 2027.

Il cambio di management può rappresentare una vera discontinuità.

Ma dovrà dimostrarlo la fabbrica, non un comunicato.

Perché per oltre mille lavoratori e per una parte consistente dell’economia marsicana, questa volta non c’è più molto spazio per un altro piano rimasto soltanto sulla carta.

Raffaele Disanti

Raffaele Disanti

Autore, nato in Puglia nel 1979 e residente in Abruzzo dal 2000. Fondatore di RDWEB, realtà attiva dal 2007 nei settori del web, della comunicazione e dei servizi pubblicitari, ha maturato negli anni un’esperienza trasversale tra impresa, territorio e promozione locale. Parallelamente alla propria attività professionale, è impegnato nel volontariato di Protezione Civile e nel mondo delle Pro Loco, con incarichi provinciali e regionali all’interno dell’UNPLI. Già direttore del Centro Commerciale “Il Nuovo Borgo” di Sulmona, nel 2026 avvia il proprio percorso giornalistico collaborando alla nascita di buongiornoabruzzo.it, seguendo in particolare la Marsica e occupandosi di contenuti legati a tecnologia, innovazione e intelligenza artificiale.