
Perdonare non significa dimenticare, ma scegliere di non trasformare il dolore in altro dolore. È questo il messaggio più profondo emerso dall’XI Giornata Internazionale del Perdono, che sabato 10 ottobre ha riunito all’Aquila, presso l’Auditorium della Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza “Vincenzo Giudice”, personalità della cultura, della scienza, delle istituzioni e del volontariato, insieme a centinaia di cittadini, per riflettere sul valore universale del perdono come strumento di riconciliazione e costruzione della pace. Un incontro che ha trasformato L’Aquila, Capitale italiana della Cultura 2026, in un luogo simbolico di dialogo e speranza, dove le esperienze personali sono diventate testimonianze e il perdono ha assunto il significato concreto di una scelta di responsabilità verso un futuro migliore.
Tra i momenti più toccanti, l’intervento del professor Izzeldin Abuelaish, medico palestinese originario di Gaza, che nel 2009 ha perso tre figlie durante un bombardamento. Una tragedia che avrebbe potuto alimentare odio e desiderio di vendetta, ma alla quale ha scelto di rispondere dedicando la propria vita alla promozione della pace, del dialogo e della dignità umana. Durante la Giornata, Abuelaish è stato insignito del riconoscimento di Ambasciatore del Perdono, un titolo accolto con profonda emozione e senso di responsabilità. Il medico, professore emerito dell’Università di Toronto e attualmente docente all’Università di Lovanio, in Belgio, ha successivamente inviato una lunga lettera di ringraziamento al generale Nico Caiazza, presidente dell’associazione La Lumera ODV, organizzatrice dell’iniziativa. Parole che racchiudono il significato più autentico della manifestazione:
Per me il perdono non è soltanto una parola o un gesto simbolico. È una scelta umana difficile ma coraggiosa: rifiutare che odio e vendetta determinino il nostro futuro.
Un messaggio potente, soprattutto perché pronunciato da chi ha conosciuto una delle forme più profonde della sofferenza.
Perdonare non significa dimenticare, negare l’ingiustizia o rinunciare alla ricerca della verità e delle responsabilità. Significa rifiutare che il dolore che ci è stato inflitto diventi la fonte di altro dolore per gli altri,


Suggestiva la cerimonia con la preghiera per la pace accompagnata dalle bandiere di tutti i Paesi del mondo. Un momento dal forte valore simbolico, nel quale le differenze geografiche, culturali e religiose hanno lasciato spazio a un messaggio condiviso di unità e fraternità. Grande soddisfazione per la riuscita dell’iniziativa è stata espressa dal presidente dell’associazione La Lumera ODV, generale Nico Caiazza, che ha rivolto un sentito ringraziamento alle realtà e alle persone coinvolte nell’organizzazione. Un riconoscimento particolare è stato riservato ai partner aquilani One Group e L’Aquila Made In, rappresentati rispettivamente dai presidenti Francesca Pompa e Goffredo Palmerini, e al comandante della Scuola della Guardia di Finanza, generale Gabriele Failla, insieme ai suoi collaboratori, per aver messo a disposizione il prestigioso Auditorium.
Caiazza ha inoltre sottolineato il contributo fondamentale dei volontari, che con dedizione e impegno hanno reso possibile lo svolgimento della manifestazione. La Giornata Internazionale del Perdono si conferma così un appuntamento laico e indipendente, capace di creare un confronto tra esperienze, sensibilità e culture differenti, promuovendo cooperazione, consapevolezza, responsabilità e partecipazione.

Per me il perdono non è soltanto una parola o un gesto simbolico. È una scelta umana difficile ma coraggiosa: rifiutare che odio e vendetta determinino il nostro futuro e lavorare per un mondo in cui prevalgano dignità, compassione e comprensione. Perdonare non significa dimenticare, negare l’ingiustizia o rinunciare alla ricerca della verità e delle responsabilità. Significa rifiutare che il dolore che ci è stato inflitto diventi la fonte di altro dolore per gli altri.
Sono venuto a L’Aquila con speranza, portando con me le mie esperienze e la mia convinzione che l’umanità possa elevarsi al di sopra dell’odio. Me ne sono andato ancora più ispirato, incoraggiato e pieno di speranza, non solo per il calore e la generosità che mi avete dimostrato, ma anche per le meravigliose persone che ho incontrato. La loro motivazione, la loro apertura, il loro impegno e la loro volontà di fare una differenza positiva nel nostro mondo mi hanno toccato profondamente. Incontrare persone che non si limitano a parlare di un mondo migliore, ma sono davvero disposte a lavorare per costruirlo, mi ricorda che non siamo soli in questo cammino. Ci sono persone ovunque che credono che la compassione sia più forte dell’indifferenza, che la comprensione possa superare la divisione e che ogni essere umano abbia la responsabilità di contribuire a un mondo più pacifico e umano.
La speranza diventa potente quando ispira l’azione, e il perdono acquista significato quando ci aiuta a costruire un futuro diverso. L’incontro di L’Aquila è stato un bellissimo promemoria del fatto che, nonostante la sofferenza e le divisioni che ci circondano, possiamo scegliere di unirci, riconoscere la nostra comune umanità e compiere passi concreti verso il cambiamento. Credo sinceramente che questo sia l’inizio di qualcosa di importante. Spero che possiamo continuare la nostra collaborazione, rafforzare i legami nati a L’Aquila e lavorare insieme per diffondere speranza, perdono e umanità, in particolare tra i giovani. Meritano un futuro in cui ereditino saggezza anziché odio, comprensione anziché pregiudizio, e il coraggio di costruire ponti anziché muri. Porterò con me il calore di questa esperienza, insieme a una rinnovata determinazione a continuare a lavorare per un mondo in cui nessun essere umano sia definito dall’odio e in cui ogni bambino abbia l’opportunità di crescere in pace. Non possiamo cambiare il passato, ma insieme possiamo contribuire a plasmare un futuro in cui la prossima generazione non debba ereditarne l’odio.


