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A volte ci sono delle parole magiche che irrompono tra la gente con le quali la politica cerca di raccogliere consensi e le persone di coltivare illusioni.

L’ultima è la Zes.

Tanto ultima che è stata oggetto di un convegno, tenutosi a Sulmona due giorni fa, al quale hanno partecipato anche alcuni notabili del Pantheon regionale.

“Abbiamo la Zes, abbiamo la Zes,” cantavano in coro.

Tutti contenti, entusiasmo alle stelle, video con abbracci e sorrisi che imperversano sui social e fa niente che sul tema c’è, ed è stata fatta, una valanga di confusione.

E già perché se qualcuno, facendosi abbindolare dalle chiacchiere del convegno, si fosse è convinto che la ZES è stata instituita l’altro ieri o che è stata introdotta solo per la Valle Peligna, si sbaglia di grosso.

Così come si sbaglia se pensa che da domani arriva una ondata di sviluppo da travolgere pure il Colle delle Vacche.

Facciamo a capirci.

La ZES esiste da tempo e non è stata instituita per singoli territori ma è unica per tutto il Mezzogiorno.

È stata pensata per dare un quadro omogeneo a tutto il Sud d’Italia, così da evitare disparità tra territori e aumentare l’attrattività dell’area nel suo complesso.

La sua adozione risale al 1 gennaio 2024 con il Decreto-Legge 19 settembre 2023, n. 124.

Con la legge 18.11.2025 n. 171 poi è stata estesa anche a Marche e Umbria.

“Zona ad economia speciale” questo è il significato dell’acronimo e i suoi effetti si riverberano su due aspetti.

In primo luogo i vantaggi fiscali, attraverso il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi (macchinari, impianti, attrezzature e immobili strumentali).

Può arrivare fino al 60% dell’investimento a seconda della dimensione dell’impresa e per progetti di un costo complessivo superiore a €200.000. Per gli immobili strumentali, il limite è del 50% dell’investimento totale

Un altro vantaggio, forse più concreto dell’altro, è la semplificazione delle procedure per rendere più rapida l’istruttoria delle autorizzazioni per avviare o ampliare attività produttive.

Il sistema si appoggia al Portale ZES e allo Sportello Unico Digitale ZES, che fanno da interfaccia unica per le istanze autorizzative. Per un’impresa, questo significa meno frammentazione amministrativa e un percorso più lineare verso l’investimento.

E la storia finisce qui.

Per dirla facile il vantaggio economico non deriva da contributi o finanziamenti.  Deriva dal risparmio sulle tasse.

Se un aspirante imprenditore ha i soldi, almeno 200.000 euro, li tira fuori, compra attrezzature e immobili e poi lo Stato glieli restituisce (non tutti ma una parte) con calma non facendogli pagare le tasse sino alla concorrenza del capitale investito.

Ma la cosa più bella è un’altra.

Il convegno fatto a Sulmona ha avuto il sapore di un evento promozionale, per far conoscere questo strumento economico, per pubblicizzarlo, per promuoverlo, per convincere gli imprenditori ad aderire.

È bene sapere che mentre l’evento c’è stato il 4 di questo mese i termini per aderire alla Zes erano già scaduti il precedente lunedì 1 giugno.

Quindi non soldi, non infrastrutture, non investimenti funzionali. non risparmio di tasse per i cittadini.

“E allora” direte, “questo convegno a che è servito se i termini erano pure scaduti”.

A fare quello che fanno molti politici.

Buttare fumo egli occhi.

Ca va sans dire

Massimo Carugno

Massimo Carugno

Direttore Responsabile. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Ha scritto quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale e della Giustizie.net