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Il verismo è arrivato anche in Abruzzo grazie alla penna ironica di Giuseppe Mezzanotte, scrittore e giornalista chietino che riesce a raccontare l’arretratezza socioeconomica della sua terra nei tempi in cui prolifera ancora il brigantaggio.

Giuseppe Mezzanotte nasce a Chieti nel 1855 e dopo aver passato l’infanzia e l’adolescenza in Abruzzo dove frequenta il Liceo, si trasferisce a Napoli per studiare giurisprudenza.

Ma gli studi giuridici non lo interessano ed inizia a collaborare con il quotidiano Il Mattino dove entra in contatto con tutto il giro di intellettuali e letterati della città partenopea: Edoardo Scarfoglio, Matilde Serao, Salvatore Di Giacomo e Gabriele D’Annunzio con cui sarà grande amico fino alla morte.

A Napoli conosce il mondo dei vicoli, ogni giorno è uno spettacolo teatrale a cielo aperto dove regnano l’amore, la fame, l’ironia e la tragedia.  Nascono le sue opere “La setta degli spettri” proprio per quella passione letteraria che lo cattura, lo affascina e lo avvolge completamente e poi le novelle, raccolte in “Meridiano Meridiana Meridiani”, che dipingono un Sud degli eccessi dove si ride e si piange, dove ci si innamora e ci si odia. Napoli, che per certi aspetti gli ricorda il suo Abruzzo, fra le stradine e le architetture di Spaccanapoli, la ferita profonda che divide in due la città, all’ombra di poeti malinconici e di disperati, di corrotti e di persone perbene.

Purtroppo, per ragioni familiari, è costretto a lasciare la città partenopea, è un distacco doloroso, ritorna a Chieti per accudire i genitori e occuparsi dei loro beni.

Insegna e dirige la Scuola tecnica “Chiarini” ma si sente oramai ai margini dei grandi circoli letterari.

Nascono così i suoi romanzi famosi Checchina Vetromile, l’Inclita Plautilla e la Tragedia di Senarica.

Giuseppe Mezzanotte tratteggia fra le pagine le immagini di una realtà abruzzese postunitaria su cui riflettere e porre l’attenzione.

Lo sradicamento delle ideologie liberali in favore di esponenti di una oligarchia cittadina corrotta e che convive con il vecchio pensiero borbonico.

Nel suo capolavoro, la Tragedia di Senarica che viene apprezzato anche da Benedetto Croce, descrive una città immaginaria dietro la quale si nasconde la sua Chieti.

E’ un mondo che lui conosce perfettamente, quello della borghesia di provincia. Uomini saggi, onesti, corrotti, cinici, in cui si alternano donne tenere e sensibili che muoiono ed altre forti, stanche, ironiche, che sanno disprezzare, ma che non si danno mai per vinte.

Giuseppe Mezzanotte è come se si sedesse in piazza ad ascoltare le chiacchiere della sua gente e le storie non mancano mai, sia gridate da un balcone, che sussurrate come un pettegolezzo di comari

Verità, menzogne, sotterfugi, è la vita della piccola provincia italiana che lui ha saputo dipingere in ogni parola con una certa maestria. Muore a Chieti nel 1935, la sua città gli ha dedicato una scuola secondaria di primo grado e una via.

Barbara di Castri

Barbara di Castri

Barbara di Castri è una giornalista e scrittrice italiana. Ha vissuto a Roma, Madrid e Milano e ha collaborato con numerose testate fra cui il quotidiano “La Repubblica”, il settimanale “L’Espresso” e un’agenzia radiofonica del Gruppo Editoriale Espresso. E’ autrice di molte pubblicazioni sulla narrativa di viaggio, romanzi e favole educative. Nel 2009 ha creato il movimento “MI SOL Favolando”, scrivendo una raccolta di favole distribuite nei reparti pediatrici di Milano, Roma e Napoli, iniziativa patrocinata dalla Croce Rossa di Milano. https://it.wikipedia.org/wiki/Barbara_di_Castri