L’Abruzzo brucia, nessuna delle quattro province può dirsi salva da quello che da mesi sta distruggendo ettari di aree verdi e terreni urbani arrivando a lambire le abitazioni delle località colpite dal fuoco.
Sicuramente è il Morrone che vive da tempo una tragica e rovente estate e non è la prima volta. Quella parte di montagna verde d’Abruzzo da troppo tempo (anni) sembra essere l’oggetto preferito dalle fiamme e dalla paura.

Ma cosa sta succedendo? Come si può fermare questo grave problema? Cosa possono fare enti e istituzioni?
Abbiamo analizzato un interessante dossier stilato da UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) dal titolo: “incendi boschivi. Prevenzione e gestione del post emergenza, gestione forestale attiva e valorizzazione dei boschi. Analisi, obiettivi e opportunità”.
Un documento che ha un punto di partenza ben preciso: il “Decreto Incendi” del settembre 2021 che ha stanziato 100 milioni di euro per le aree interne del paese da investire in prevenzione degli incendi boschivi.
Quaranta milioni sono stati assegnati a 72 aree omogenee territoriali nel quadro della Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI), coordinata dal Dipartimento Politiche di Coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Altri 20 milioni sono stati assegnati ai Vigili del Fuoco e altri 40 milioni nel 2025 alle 56 nuove aree SNAI.
Lo studio ha analizzato 48.953 eventi di incendio in tutta Italia, per un totale di 999.482 ettari di area bruciata nel periodo dal 2007 a 2017.
Mentre dal 1° gennaio al 31 luglio 2025 si sono verificati 851 roghi che hanno mandato in fumo 56.263 ettari di territorio pari a 78.800 campi da calcio.
Dati preoccupanti frutto di analisi e rielaborazioni di Legambiente sui dati EFFIS (European Forest Fire Information System) che costano al paese un triste record: a fine luglio è stata superata la superficie bruciata nel 2024 che era stata di 50.802 ettari con 1.515 incendi.
“I risultati suggeriscono che la governance del territorio, a partire dalle politiche previste nel Programma di Sviluppo Rurale, passando per le certificazioni forestali fino al programma di conservazione della biodiversità, ha contribuito a costruire negli ultimi decenni in Italia paesaggi resistenti e resilienti agli incendi” le parole del presidente UNCEM Marco Bussone.
Partendo da questi primi numeri, sin da subito UNCEM mette in chiaro un passaggio chiave che farà da fil rouge all’interno di tutto il dossier:
Un piano di prevenzione che parte dal bosco. L’estinzione è solo l’ultima fase. Il ripristino anche. Si parte dalla pianificazione forestale.
Un rischio incendi e distruzione dovuto anche allo spopolamento delle aree interne.
Il presidente UNCEM Marco Bussone sottolinea infatti:
I boschi aumentano in Italia, pochi lo sanno, 12 milioni di ettari; e ancora meno siamo consapevoli che questo aumento della foresta non è del tutto positivo. Porta con sé fattori negativi connessi all’impoverimento dei suoli e delle stesse coperture che invadono villaggi e case, quanto lasciato dall’uomo sempre più urbano centrato. Il rischio incendi come frane e dissesto, aumenta anche per questo indecifrato e incompreso proliferare del bosco, non pianificato e gestito, l’invasione di specie vegetali, la concentrazione delle comunità che vivono nelle zone rurali alpine e appenniniche.
Il Decreto Incendi del 2021? “Cento milioni spesi d’intesa con le Regioni” afferma Bussone “Non sempre bene. Ciascuno ha fatto come voleva, all’interno di una lunga serie di opportunità di investimento. Un punto è centrale per noi: i danni provocati dagli incendi, diminuiscono del 50% nelle aree forestali pianificate e gestite. Secondo un’analisi del PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification nda), i boschi certificati per la gestione forestale sostenibile, hanno una probabilità di essere interessati da incendi in misura fino a 9 volte inferiore rispetto a quelli non certificati”.
A proposito del PEFC Italia il documento suggerisce, come riportato dal report UNCEM, cinque misure preventive ed essenziali:
- Gestione dei boschi: è determinante l’attività di gestione dei boschi a rischio, effettuando tagli corretti per favorire la crescita degli alberi giovani e agevolare il monitoraggio delle risorse forestali.
- Infrastrutture di emergenza: è essenziale la creazione di punti per il rifornimento d’acqua e il miglioramento della viabilità forestale, oltre alla predisposizione di punti di atterraggio per gli elicotteri.
- Formazione di squadre specializzate: è fondamentale supportare e formare gruppi di persone specializzate e volontari addestrati nella lotta agli incendi boschivi.
- Pulizia del sottobosco: il sottobosco va mantenuto in ordine, con assoluta urgenza rivolta alla rimozione dei rifiuti e discariche abusive, in modo da ridurre il rischio di infiammabilità.
- Sensibilizzazione dei cittadini: le campagne informative devono educare alla salvaguardia del patrimonio forestale, consapevolizzando la cittadinanza in merito alle norme di sicurezza utili per prevenire gli incendi boschivi.

E il cambiamento climatico, che effetto ha in questa situazione già critica?
Nel rapporto un importante contributo viene dall’avvocato Raffaela Manduzio secondo la quale l’innalzamento delle temperature e l’impatto della crisi climatica è tra gli elementi che “forniscono previsioni inquietanti con l’ampliamento del pericolo di incendio del 50% e un allungamento significativo della stagione degli incendi. La sola lotta attiva – prosegue Manduzio – non è più sufficiente, occorre puntare su nuovi approcci e nuove strategie; in primis la prevenzione attraverso una adeguata pianificazione del territorio alla quale devono partecipare sia gli enti pubblici che privati, attraverso lo sviluppo di meccanismi finanziari sostenibili. La piaga degli incendi va dunque assolutamente fermata – conclude l’avvocato – con una governance attiva del territorio e con politiche mirate su cui Governo, Regioni e Comuni devono intervenire in maniera integrata, ma con una strategia finanziaria europea, nazionale e regionale che garantisca l’attuazione, ma soprattutto la continuità delle misure di prevenzione, fino alla cooperazione internazionale di una politica e di una vera strategia forestale europea, che è stata approvata dopo la strategia forestale italiana”.
Un dossier che l’UNCEM conclude con un decalogo di analisi, proposte e opportunità per utilizzare bene le risorse disponibili e dare a territori e comunità maggiori strumenti per prevenzione e azione.
- La prevenzione è possibile e indispensabile, in quanto rende la vegetazione meno infiammabile tramite diradamenti del bosco nei punti strategici e interventi per eliminare il combustibile. Non tutti gli incendi sono distruttivi, molto sono “radenti” e percorrono solo la superficie del suolo senza colpire le chiome degli alberi.
- Nessuno mai parla di Italia come “paese forestale”. Nessuno riconosce il 12 milioni di ettari di bosco una caratteristica del nostro paese. Ma i boschi richiedono una precisa gestione forestale come, per esempio, investire mezzo miliardo l’anno, dal PNRR o dalla legge di bilancio (come scritto nel testo unico forestale e nella strategia forestale).
- Le “catene decisionali”, il chi decide e il chi avverte che, sono fondamentali e devono essere trasparenti. I sindaci sono in “front office” specie nei piccoli comuni; i volontari sono una parte essenziale e determinante che va formata; le Regioni devono avere piena regia della gestione delle emergenze. La cultura della Protezione Civile deve essere maggiormente diffusa con due necessità: esercitazione nei comuni e incontri con AIB (Antincendio Boschivo), Protezione Civile, Vigili del Fuoco nelle scuole.
- La mappatura dei bacini idrici esistenti in quota, come la realizzazione di nuovi bacini è fondamentale, anche di “soli” 10 o 20mila metri cubi d’acqua. Ogni Comune dovrebbe averne uno.
- Nella prevenzione e nella gestione post incendi, la componente innovativa è molto importante; innovazione tecnologica prima di tutto. Rispetto alla prevenzione la sensoristica e le telecamere termiche sono molto importanti. Queste ultime, installate sugli automezzi, permettono di vedere attraverso il fumo durante la guida e individuare così i punti esatti dei focolai d’incendio.
- Dopo gli incendi, a livello istituzionale è necessario che le Regioni predispongano un Piano straordinario di interventi di ripristino le cui attività devono essere gestite da un apposito Tavolo tecnico istituzionale. Inoltre, nell’immediato, è urgente la messa in sicurezza del territorio, interventi selvicolturali e raccolta del legname in boschi danneggiati/distrutti.
- La Strategia forestale nazionale, avrà la missione di portare il paese ad aver foreste estese e resilienti, ricche di biodiversità capaci di contribuire alle azioni di mitigazione e adattamento alla crisi climatica, offrendo altresì benefici economici per le comunità rurali e montane, per i cittadini di oggi e per le prossime generazioni.
- Nel quadro delle politiche nazionali per le foreste, gli “Accordi di foresta” sono un’importante conquista politico-istituzionale; diventano inoltre il luogo ideale per superare la parcellizzazione fondiaria e favorire la cooperazione tra imprese forestali e della trasformazione generando nuove filiere.
- Il futuro? Permettere vita e vitalità sui territori. Che si chiami “ri-abitare” ovvero “neo-popolamento” ora poco ci importa. Mancano gli uomini. Le comunità e i presidi sociali, antropici, non ci sono più. E quella montagna spopolata, abbandonata, dove il bosco aumenta senza gestione e senza controllo dell’uomo – che di fatto avevamo registrato negli ultimi cinque secoli – è più fragile, esposta al rischio, coinvolta in incendi, frane, calamità. Per mantenere le persone che oggi ci vivono, affinché anche queste non lascino i territori perché senza servizi, senza lavoro, senza casa. E per agevolare chi vuole andarci a vivere (lontano da immagini bucoliche, borghi coi gerani, altre amenità che troppo spesso nel corso della pandemia siamo stati costretti a leggere). Politiche, strategie, investimenti, fiscalità differenziata, risorse, riorganizzazione dei servizi per le montagne italiane, non in chiave di contrapposizione alle aree urbane, bensì in forza di un nuovo “patto”, al quale lavoriamo, con le aree urbane appunto, con le città. Affinché nessuno debba più distrarsi o sorprendersi quando il fumo degli incendi boschivi di una valle alpina o appenninica arriverà fino alle aree urbane.
- Uncem chiede al Governo e al Parlamento un miliardo di euro per le foreste italiane. Quelle risorse che erano previste nelle prime versioni del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (dicembre 2020) e che poi sono state eliminate (marzo 2021) nelle edizioni successive del PNRR. Investire bene. Scegliere di credere che siamo un “Paese forestale” e fare una azione decisiva.

Dunque, secondo UNCEM sono due le cose da fare per placare questa emergenza:
- Dare alla Strategia forestale nazionale una dotazione finanziaria efficace, visto che tra le sue azioni prevede una scheda puntuale sulla prevenzione antincendio, che aveva già previsto (8 mesi) tutto quello che oggi molti ribadiamo come necessario, anche in questo dossier. Tutto è, era, già stato scritto. Per attuarlo servono risorse. Un miliardo di euro.
- Occorre prevedere per la prossima fase di programmazione 2028-2034 che sia bloccata una riserva finanziaria per la realizzazione di interventi di “prevenzione antincendi e adattamento ai cambiamenti climatici”, che obblighi le Regioni a dare piena attuazione alla politica nazionale prevista dalla Strategia forestale e porti a compimento quanto scrivono sui loro Piani AIB.


