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Scrive nei suoi appunti “I due paeselli d’Abruzzo, Pescasseroli e Montenerodomo” nel primo è nato e nel secondo ci sono le radici familiari paterne poi se ne aggiunge un terzo, Raiano, qui il filosofo abruzzese Benedetto Croce ama passare le vacanze d’estate in compagnia di sua cugina Teresa Petroni.

Benedetto è molto legato alla sua Teresina, in lei ha ritrovato quell’affetto familiare che ha perso dopo il terremoto di Ischia, a Casamicciola nel 1883, quando sono morti i genitori e sua sorella.  È una tragedia, lui stesso rimane imprigionato per diverse ore fra le macerie e fracassato in diverse parti del corpo ma fortunatamente si riesce a salvare.

A Raiano, in Abruzzo, l’aria è più fine e lui lavora, studia, si documenta, tra le carte conservate nel palazzo Sagaria Rossi, riemerge lo schema di un libro che non ha mai scritto “I feudatari di Raiano”.

Benedetto Croce rimane legato a Raiano, il paese dove perde il suo primo grande amore Angelina Zampanelli, la donna è fragile di costituzione, sposa due anni dopo a Torino Adele Rossi da cui ha cinque figli, l’unico maschio Giulio muore piccolo.

La vita del filosofo idealista, considerato tra i maggiori protagonisti della cultura italiana ed europea è costellata di perdite. Il suo pensiero è riconosciuto in tutto il mondo e negli Stati Uniti è considerato al pari di filosofi come l’austriaco Karl Popper, uno dei più eminenti teorici del liberalismo europeo e un autorevole oppositore di ogni totalitarismo.

In terra d’Abruzzo ci sono i suoi ricordi infantili ma la sua vita si svolge a Napoli, Pescasseroli la descrive come “un paese sperduto fra le montagne e quasi inaccessibile”, infatti la famiglia Croce vive già da tempo nella città partenopea.

Quando nel 1866 Benedetto nasce, a Napoli sono già stati registrati molti casi di colera e sua madre preferisce trattenersi a casa sua, nella grande casa di famiglia a Pescasseroli che si trova all’ingresso del paese.

E della sua infanzia abruzzese Benedetto conserva sempre un caro ricordo, Pescasseroli bianca di neve, così lontana dal mondo, per lui è quasi un paese delle favole.

Sono immagini stampate nella sua anima, così ricche di significato, la memoria di sua madre, le letture davanti al fuoco del camino, dove si raccontano storie di uomini forti ed austeri, di pastori, di greggi, di soldati e di briganti e ancora di cacce e di orsi.

L’Abruzzo è un amore vissuto da lontano, alcuni ricordi fanno ancora male. Ha nostalgia di certe immagini e dei racconti dei suoi genitori che lui ama ascoltare, la scoperta dei primi romanzi. L’immagine di un vecchio libraio che gli porge i volumi sul banco, li ha sfilati dalle grandi scaffalature di mogano e poi le giornate passate immerso nella lettura, nella grande casa materna, con lo studio che profuma di carta stampata.

La madre ama l’arte e i monumenti antichi e trasmette la sua passione al figlio, con la storia e la letteratura.

Nel 1915 fa parte degli intellettuali che mette al centro della sua opera il terremoto marsicano, insieme con Gabriele D’Annunzio, Luigi Pirandello e lo scrittore danese Johannes Jorgensen aiutano a sensibilizzare le coscienze nazionali inviando cronisti sul posto, anche il cinema muto del tempo interviene e realizza ad Avezzano, pochi giorni dopo la tragedia, le riprese di un film sulla Grande Guerra, la città è completamente devastata e può perfettamente simulare il teatro di un conflitto armato.

Nel 1919 la memoria del paese di suo padre Pasquale Croce, Montenerodomo, in provincia di Chieti risveglia sentimenti malinconici nel filosofo. Scrive un saggio “Montenerodomo, storia di un Comune e di due famiglie, mentre è ospite di suo cugino Vincenzo, alla fine del documento confessa in una pagina la propria difficoltà a sentirsi legato alle sue origini abruzzesi e conclude: “ed io mi sforzo di ritrovare nel fondo del mio essere qualcosa che mi ricongiunga alle mie origini ma forse l’uomo piuttosto che figlio della sua gente, è figlio della vita universale.”

Palazzo Croce viene ridotto in macerie durante la Seconda Guerra Mondiale, non verrà più ricostruito.

Benedetto Croce viaggia in Spagna, in Germania, in Francia e nel Regno Unito, viene nominato Senatore del Regno nel 1910, fra il 1920 e 1921 invece diventa Ministro della Pubblica Istruzione, durante il governo Giolitti.

Si separa dal fascismo dopo il delitto Matteotti e diventa l’ autore del manifesto degli intellettuali antifascisti. Afferma: “Il mio liberalismo è cosa che porto nel sangue, come figlio morale degli uomini che hanno fatto il Risorgimento italiano” e ancora: “La violenza non è forza ma debolezza, né mai può essere creatrice di cosa alcuna ma soltanto distruggitrice.”

 Poi, leggo un pensiero che in fondo racconta l’uomo, è un appunto: “Il ritmo della vita è amore e dolore, così indissolubili che ogni nuovo germe d’amore che noi sentiamo è un nuovo frutto di dolore che presto o tardi, raccoglieremo.”

Benedetto Croce muore nel 1952 ed è sepolto nella cappella di famiglia a Napoli nel cimitero di Poggioreale. Pescasseroli gli ha dedicato un Premio Nazionale di cultura e saggistica e il palazzo Sipari, la sua casa natale è diventata un museo permanente

Barbara di Castri

Barbara di Castri

Barbara di Castri è una giornalista e scrittrice italiana. Ha vissuto a Roma, Madrid e Milano e ha collaborato con numerose testate fra cui il quotidiano “La Repubblica”, il settimanale “L’Espresso” e un’agenzia radiofonica del Gruppo Editoriale Espresso. E’ autrice di molte pubblicazioni sulla narrativa di viaggio, romanzi e favole educative. Nel 2009 ha creato il movimento “MI SOL Favolando”, scrivendo una raccolta di favole distribuite nei reparti pediatrici di Milano, Roma e Napoli, iniziativa patrocinata dalla Croce Rossa di Milano. https://it.wikipedia.org/wiki/Barbara_di_Castri