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Sono frammenti di vita cari a tutti gli aquilani e all’Italia intera, dipingono di nostalgia luoghi che oggi non esistono più e allora riprendono forma e movimento immagini color seppia preziose che rappresentano la memoria di un’intera città: le sue abitudini, le architetture, le persone, i paesaggi, la vita quotidiana.

Gli scatti inediti sono della fotografa aquilana Amalia Sperandio nata a Corfù nel 1854, suo padre viene confinato sull’isola greca per ragioni politiche, è un combattente del periodo risorgimentale.

La donna poi si trasferisce con la famiglia a Napoli e inizia a frequentare circoli di lettura e scuole musicali, intellettuali ed artisti, assorbe tutta quella vivacità e passione che vibra dentro gli animi e le cose della città partenopea. La voce dei vicoli dove le parole sono commedia e tragedia, la musica che racconta quello che non si dice e non si vede.

Amalia è un’originale, tenace, sensibile, non ama il conformismo e vuole vincere ogni pregiudizio per aprirsi a questa nuova arte, la fotografia.

Lei è un personaggio davvero singolare e dopo la morte di suo padre è costretta a ritornare in Abruzzo, a Preturo e poi all’Aquila, insieme a sua madre.

La donna non si dà per vinta, è una pioniera e con la macchina fotografica a tracolla cerca di catturare le suggestioni che sa regalare la sua terra, i laghi, le pietre, i pascoli e ancora le stagioni, il freddo, la neve.

Sono lastre di rame ricoperte d’argento uniche che raccontano la vita delle persone umili come la vita delle famiglie storiche dell’Aquila, i marchesi Dragonetti de Torres o la famiglia dei patrioti risorgimentali Leosini e poi i palazzi gentilizi, le case dei contadini, i momenti conviviali, le celebrazioni o le mani della fatica e i visi della miseria. Il suo mondo fotografico è trasversale.

Amalia non si ferma mai, è instancabile, viaggia a dorso di mulo con le sue attrezzature fotografiche, indossa gonne lunghe e scarponi da montagna, si arrampica fra le mulattiere, fuma la pipa, non conosce le convenzioni sociali, gli obblighi, va dritta per la sua strada.

E’ curiosa e cerca di perfezionare sempre di più la sua arte, sviluppa personalmente le sue lastre con i vapori di iodio e di mercurio e poi fissa le immagini con una soluzione di sale caldo.

Poi, sperimenta l’Autocromìa inventata dai fratelli Auguste e Louis Lumiere nel 1907, sono milioni di microscopici granelli di fecola di patate per regalare al mondo le prime lastre a colori con immagini mozzafiato.

E allora riesce a mettere nelle sue fotografie tutte le immagini che ha visto nella sua vita, tutta la musica che ha ascoltato dai suoi amici e i libri che ha letto.

I colori del suo Abruzzo non sono taglienti ma hanno le tonalità pastello, sono sfumature morbide e di grande atmosfera.

Sono cartoline che per tanti anni sono rimaste nei cassetti delle case dell’Aquila o sui bancali dei mercatini d’antiquariato e che raccontano tanto della nostra storia: l’emancipazione di una donna, l’esordio dell’arte fotografica, la bellezza di certi panorami, il lavoro nelle campagne.

E allora scorrono le immagini di scaloni d’onore, di colonne, di velluti e di damaschi, di pose di donne con i cappelli piumati che si alternano a volti scavati dalla fatica. E ancora  uomini al mercato con il tabarro e una donna anziana, diventata quasi un simbolo grazie ad Amalia, è avvolta in una coperta e seduta in una piazza, in mezzo alla neve e guarda i suoi prodotti con un’espressione familiare e indecifrabile.  Tutto il ritmo della vita, durante i primi del Novecento, all’Aquila è scandita in quelle fotografie, le piazze punteggiate di tendoni e di carretti, coperte di neve e di fiori e sullo sfondo le magnifiche architetture della città.

La cultura di Amalia la aiuta nei rapporti sociali, si dedica all’attività di educatrice e di dama di compagnia presso la famiglia dei marchesi Dragonetti de Torres, inoltre collabora con la Soprintendenza ai Monumenti d’Abruzzo, schedando oltre 1200 opere nei paesi e nelle chiese dell’aquilano.

Conserva fino alla morte, avvenuta nel 1948, una splendida lucidità mentale.

L’Aquila le ha dedicato nel 2016 una mostra “Memoria e diletto” nello splendido Palazzo Fibbioni per raccontare con le immagini tutto il valore di questa grande donna.

Barbara di Castri

Barbara di Castri

Barbara di Castri è una giornalista e scrittrice italiana. Ha vissuto a Roma, Madrid e Milano e ha collaborato con numerose testate fra cui il quotidiano “La Repubblica”, il settimanale “L’Espresso” e un’agenzia radiofonica del Gruppo Editoriale Espresso. E’ autrice di molte pubblicazioni sulla narrativa di viaggio, romanzi e favole educative. Nel 2009 ha creato il movimento “MI SOL Favolando”, scrivendo una raccolta di favole distribuite nei reparti pediatrici di Milano, Roma e Napoli, iniziativa patrocinata dalla Croce Rossa di Milano. https://it.wikipedia.org/wiki/Barbara_di_Castri