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L’Abruzzo cresce più della media nazionale, rafforza occupazione ed export e prova ora a trasformare la fase positiva dell’economia in uno sviluppo strutturale, capace di trattenere giovani e competenze e di affrontare le trasformazioni legate all’intelligenza artificiale e ai nuovi equilibri internazionali.

È il quadro emerso oggi 24 settembre  all’Aurum di Pescara nella giornata inaugurale della sesta edizione dell’Abruzzo Economy Summit – Stati Generali dell’Economia, che per due giorni porta in Abruzzo rappresentanti del Governo, delle istituzioni europee, del mondo produttivo, accademico e finanziario.

Una platea di rilievo nazionale e internazionale, con la partecipazione, tra gli altri, del ministro della Difesa Guido Crosetto, del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Politiche per il Sud Luigi Sbarra, della vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, del senatore Pier Ferdinando Casini e del vicepresidente del Comitato esecutivo del Gruppo parlamentare nazionale ucraino Oleksandr Korniienko. Al centro del confronto economia, geopolitica, sicurezza energetica, futuro dell’industria, politiche per il Mezzogiorno, innovazione e intelligenza artificiale.

A fotografare lo stato di salute dell’economia regionale sono stati soprattutto i numeri presentati da Luca Bianchi, direttore generale di Svimez. Tra il 2021 e il 2025 il Prodotto interno lordo dell’Abruzzo è aumentato complessivamente dell’11,9%, contro il 7,2% della media nazionale.

Un andamento accompagnato dalla crescita dell’occupazione e dalla tenuta del sistema produttivo. Nel primo semestre del 2026 gli occupati sono aumentati del 2,4%, mentre le esportazioni hanno registrato un incremento dell’8,3%, sostenute in particolare dal comparto farmaceutico. La manifattura continua a rappresentare circa il 20% dell’economia regionale, ma il tessuto produttivo appare oggi maggiormente diversificato rispetto al passato.

Numeri rivendicati dal presidente della Regione Marco Marsilio, che ha parlato di un Abruzzo capace di crescere «più del doppio della media nazionale».

«Oggi siamo una regione del Mezzogiorno con un tasso di disoccupazione al 4,4%, oltre un punto sotto la media nazionale, e con una disoccupazione femminile che si è praticamente dimezzata, essendo passata dal 13 al 7%», ha sottolineato Marsilio.

Per il presidente, i dati descrivono «una regione estremamente dinamica» e un sistema industriale che ha mostrato capacità di tenuta anche in una fase segnata da crisi internazionali e trasformazioni profonde dei mercati.

Da qui anche il significato attribuito all’Abruzzo Economy Summit, non soltanto come vetrina dei risultati regionali, ma come luogo di confronto con i principali protagonisti dell’economia e delle istituzioni italiane ed europee.

«Il Summit non serve solo a raccontare questi numeri – ha affermato Marsilio – ma rappresenta una finestra fondamentale per permettere alle nostre imprese di confrontarsi con i principali attori e decision maker dell’economia e della politica nazionale ed europea, individuando le scelte giuste per garantire sviluppo e crescita continua al territorio».

Ad aprire i lavori è stata l’assessore regionale alle Attività produttive e al Lavoro Tiziana Magnacca, che ha individuato nella capacità di diversificazione uno degli elementi che hanno consentito all’Abruzzo di assorbire le difficoltà attraversate dall’automotive, storicamente uno dei motori dell’economia regionale.

Accanto all’automotive si sono infatti rafforzati settori come il chimico-farmaceutico, l’aerospazio, la moda e il design.

«La vera forza dell’Abruzzo risiede proprio in questa multidimensionalità e diversificazione», ha osservato Magnacca, ricordando anche un Pil pro capite vicino ai 33mila euro e una crescita regionale dell’1,9%, rispetto allo 0,6% nazionale.

Ma la fotografia restituita dal Summit non è priva di ombre.

La relazione Svimez ha evidenziato alcuni nodi strutturali che rischiano di condizionare le prospettive future della regione. Ogni anno l’Abruzzo registra infatti un saldo negativo di circa 1.500 giovani, oltre la metà laureati. Resta inoltre un divario occupazionale tra uomini e donne di circa 20 punti percentuali, mentre lo spopolamento delle aree interne continua ad alimentare denatalità e progressiva rarefazione dei servizi.

La questione diventa quindi come trasformare gli attuali indicatori positivi in una crescita capace di durare anche oltre la spinta degli investimenti del PNRR.

Svimez individua alcune priorità: garantire continuità alle infrastrutture sociali e ai servizi dopo la conclusione del Piano, rafforzare il ruolo delle università abruzzesi nel trasferimento tecnologico e nella capacità di trattenere i talenti, sostenere l’imprenditorialità high-tech e aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Centrale anche il futuro delle aree interne. L’indicazione è quella di superare interventi frammentati e costruire una programmazione di area vasta capace di collegare maggiormente i centri urbani intermedi ai territori periferici, garantendo servizi e opportunità e rendendo concreto il “diritto a restare”.

Tra le sfide destinate a incidere maggiormente sul futuro del lavoro c’è poi l’intelligenza artificiale.

Proprio dall’Aurum Magnacca ha lanciato la proposta di un “Patto per il lavoro, l’economia e la sostenibilità nell’era dell’Intelligenza Artificiale”, con il coinvolgimento di imprese, parti sociali, associazioni territoriali e università.

L’IA, secondo l’assessore, non deve essere considerata «uno spauracchio da combattere», ma una trasformazione da governare, capace di offrire nuove opportunità di competitività alle imprese e, contemporaneamente, di porre interrogativi sull’organizzazione del lavoro e sulla tutela della persona.

Nel corso della giornata è entrato nel dibattito anche uno dei temi più delicati del mondo del lavoro: quello della sicurezza e delle morti sul lavoro.

Magnacca ha richiamato la necessità di andare oltre gli adempimenti formali e costruire una cultura della prevenzione che coinvolga quotidianamente aziende, lavoratori, istituzioni e organismi di controllo.

«Non bisogna arretrare di un passo», ha sottolineato, ricordando che il rispetto delle regole di sicurezza non può essere considerato un semplice obbligo burocratico. «Il diritto al lavoro è, prima di ogni altra cosa, il diritto di tornare a casa la sera».

La prima giornata dell’Abruzzo Economy Summit consegna così l’immagine di una regione che arriva all’appuntamento con indicatori economici superiori alla media nazionale, ma anche con una serie di questioni ancora da affrontare. Dalla capacità di trattenere i giovani alla partecipazione femminile al lavoro, dal futuro delle aree interne alla transizione tecnologica, la sfida sarà trasformare la crescita degli ultimi anni in un percorso di sviluppo stabile.

Ed è proprio su questo terreno che il Summit punta a mettere in relazione la dimensione regionale con le grandi questioni nazionali ed europee: non soltanto raccontare quanto l’Abruzzo è cresciuto, ma interrogarsi su come continuare a crescere e, soprattutto, su come rendere questa crescita duratura e diffusa sul territorio.

Nivem

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Nivem è una voce che sceglie di lasciare spazio ai fatti. Tra politica, istituzioni e territorio, racconta l’attualità con rigore, sensibilità e la convinzione che comprendere sia il primo passo per informare.