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Da più parti si sono levate grida di scandalo per la dichiarazione di inammissibilità, da parte del Presidente della Commissione Giustizia della Camera On. Ciro Maschio, di un emendamento dell’On.Guerino Testa (abruzzese) che avrebbe salvato i 4 tribunali della nostra regione.

“Sono entrambi dello stesso partito” si è gridato denunciando l’affossamento della tanto famosa legge in corso di esame chiamata anche “salva Tribunali”.

Non è proprio così.

Facciamo chiarezza.

Il disegno di legge che ci riguarda, e che comporterà il salvataggio dei 4 presidi abruzzesi oltre che un generale riordino dei criteri della geografia giudiziaria, approvato a fine luglio 2025 dal governo e iscritto alla Camera il 3 ottobre 2025, è il n.2646 ed è in corso di esame.

Fine luglio di quest’anno sono state ultimate le audizioni e primi di ottobre sono stati presentati gli  emendamenti. Da tre settimane ne viene supinamente rinviato l’esame.

Quello che è stato dichiarato inammissibile ieri è tutt’altra roba.

Si tratta dell’emendamento, anzi degli emendamenti 2.023 e 2.024 che, sì sanciscono il ripristino dei 4 tribunali abruzzesi, ma sono inseriti in un disegno di legge, (quello n.168/2026 avente ad oggetto: ”Misure urgenti in materia di giustizia, di funzionalità del Ministero dell’interno e di impianti di interesse strategico nazionale”, nel quale non c’entrano un fico secco.

Di Testa ne lodiamo la intraprendenza ma non c’è da gridare allo scandalo.

Sarebbero state due iniziative sovrapposte e contrapposte e inutli.

Quello che deve far gridare allo scandalo, se proprio vogliamo esaltarci, è ben altro.

Del salvataggio dei 4 tribunali abruzzesi i politici del centro destra (tra parlamentari e consiglieri regionali) ne hanno cominciato a parlare a dicembre del 2022.

Dopo un anno, a dicembre del 2023, è stata finalmente decisa la strada: un disegno di legge che, oltre a salvare semplicemente i tribunali abruzzesi avrebbe fatto altro, (salvare le sezioni distaccate di Ischia, Lipari, Portoferraio; istituzione del Tribunale di Busto Arsizio) fissare nuovi criteri informatori per il riordino della geografia giudiziaria.

Iniziativa lodevole.

Ma dove sta l’inguacchio.

Dal dicembre 2023 sino a fine luglio 2025 hanno dormito.

E le grida di giubilo, poco dopo le elezioni comunali, quando il disegno di legge è stato approvato dal Governo, sono state quantomeno imprudenti.

Perché in molti (quelli che ci capiscono) dissero che i tempi erano stretti.

Dal luglio 2025 è stato iscritto alla Camera il 3 ottobre 2025 (3 mesi)

Dalla iscrizione l’esame in commissione è iniziato il 27 gennaio 2026 (quasi 4 mesi dopo).

Ma non basta. Dal 27 gennaio l’esame vero e proprio (le audizioni) è iniziato il 9 giugno del 2026 ben 5 mesi dopo.

Ma non basta.

Dopo la seduta del 7 ottobre nel quale sono stati presentati gli emendamenti ben tre sedute di mero rinvio: 14, 21,28 di ottobre.

L’ultima ieri.

Ora sono in affanno.

Il testo a mala pena (se tutto va bene e non è detto) sarà approvato dalla Camera prima della fine dell’anno e andrà poi al Senato a gennaio 2027.

“E vabbé che ci vuole”, diranno in moli.

Manco per niente.

A fine maggio, primi di giugno, si vota.

È noto.

Il che vuole dire che fine marzo, o fine aprile, verranno sciolte le Camere.

Solo gli idioti possono pensare che negli ultimi mesi di vita i parlamentari stiano a pensare di approvare riforme, specie se poi settoriali come quella che ci riguarda della quale, diciamocelo francamente non frega niente a nessuno.

Il problema è grave: se questa legge non viene approvata definitivamente prima dello scioglimento delle Camere, decade irrimediabilmente.

E allora a fronte delle grida di giubilo di tutto la destra sulmonese Sindaco (e Presidente degli avvocati) in testa il vero scandalo è che si è perso tempo, troppo, tanto, e si è continuato a perderlo se non con dolo (perché fatto apposta) con una imperdonabile faciloneria e superficialità da verfi e propri dilettanti allo sbaraglio.

Diceva Trapattoni “non dire gatto se non l’hai nel sacco”.

Appunto, è quello che è successo.

E per questo che gli abruzzesi delle aree interessate dovrebbero incazzarsi e prendere il fucile.

E non per l’improvvido emendamento di Testa che, con tutto il bene che gli vogliamo, è stato giustamente dichiarato inammissibile ieri.

Le elezioni sono vicine.

Rappelez-vous-en, mes amis.

 

 

 

 

 

 

Massimo Carugno

Massimo Carugno

Direttore Responsabile. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Ha scritto quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale e della Giustizie.net