Il 22 ottobre la Giunta di Sulmona ha deciso come usare il suo avanzo di amministrazione: 1.407.000 euro. Sono soldi che il Comune ha incassato nel 2025 e non ha speso. Le delibere sono due, la 202 e la 203, pubblicate all’albo il giorno dopo. La parte più grossa va alle strade: 900mila euro. Il resto si divide tra biblioteca, piazze, impianti sportivi, una fontana e un distributore automatico per la farmacia comunale.

L’ultima parola però non spetta alla Giunta. Le delibere sono proposte: l’avanzo libero può essere usato solo con una variazione di bilancio del Consiglio comunale, da votare entro il 30 novembre.
Cos’è l’avanzo, in parole semplici
L’avanzo di amministrazione somiglia alla tredicesima di una famiglia. Arriva una volta, è utile, ma non si ripete. Per questo la legge non permette di usarlo per spese fisse. L’articolo 187 del Testo unico degli enti locali lo destina prima ai debiti fuori bilancio e agli equilibri. Poi, se avanza, a investimenti e spese correnti “non permanenti”. In altre parole: puoi rifare il tetto, non puoi pagarci l’affitto per sempre.
Sulmona ha seguito la regola. Del suo avanzo di amministrazione, Sulmona usa 1.235.000 euro di quota libera, tutti per investimenti. Gli altri 172mila euro sono quote vincolate e accantonate, spese per le finalità previste.
Dove vanno i soldi: avanzo di amministrazione di Sulmona voce per voce
Ecco la quota libera, come risulta dalla delibera 203:
- 600.000 euro per la riqualificazione di via Papa Giovanni XXIII;
- 300.000 euro per la manutenzione straordinaria della viabilità comunale;
- 100.000 euro per gli impianti sportivi comunali;
- 100.000 euro per piazza Capograssi;
- 75.000 euro in più per il Fontanone di piazza Garibaldi;
- 20.000 euro ciascuno per il centro sociale di Marane, gli arredi del centro storico e un distributore automatico di parafarmaci per la farmacia comunale di via Sardi.
Con le quote vincolate e accantonate, invece, il Comune mette 80mila euro sulla biblioteca, 20mila su piazza Salvatore Tommasi e 72mila su un mezzo per la pulizia del centro storico.
Via Papa Giovanni XXIII, da Roma al bilancio comunale
La strada simbolo è via Papa Giovanni XXIII, dove le radici degli alberi hanno sollevato l’asfalto. Il Comune aveva chiesto 500mila euro al Ministero dell’Interno. Tuttavia, con il decreto del 1° aprile 2026, la domanda è rimasta fuori dai finanziamenti, come racconta la stessa delibera 202. Ora la cifra sale a 600mila, tutta a carico del Comune.
Intanto i residenti, come abbiamo raccontato, si stanno organizzando per una class action. Non è un dettaglio. La delibera 203 scrive nero su bianco che buche e cedimenti possono “determinare potenziali richieste risarcitorie”. Il codice civile, all’articolo 2051, rende chi ha in custodia una cosa responsabile dei danni che provoca, salvo il caso fortuito. Una strada comunale è una cosa in custodia del Comune.
Resta una domanda tecnica. Nella scheda dell’opera il titolo è “viale Giovanni XXIII ed altre strade comunali”. Quanto andrà davvero a quella via, e quanto ad altre? E se il problema sono le radici, basta riasfaltare?
Dai 5 milioni annunciati ai 900mila in delibera
A inizio ottobre il vicesindaco Mauro Tirabassi aveva presentato in Consiglio un piano da cinque milioni per 23 strade, di cui 1,3 milioni per gli interventi più urgenti. Aveva anche promesso i primi lavori entro fine ottobre.
Le delibere del 22 ottobre mettono sulle strade 900mila euro. È una cifra concreta, ma è meno di quella annunciata per le sole urgenze. Inoltre i 900mila non sono ancora spendibili: serve il voto del Consiglio. Poi servono progetto, gara e cantiere. Insomma, l’asfalto di questi fondi difficilmente si vedrà prima dell’inverno.
C’è poi il calendario contabile. Le schede del programma triennale mettono i 600mila e i 300mila tutti sul 2026, cioè su un anno che ha ancora due mesi di vita. Per sapere se i lavori partiranno davvero servirà un cronoprogramma, che nelle delibere non c’è.
Per onestà
Ci sono anche scelte che funzionano. La prima riguarda il mutuo. L’intervento “Miglioramento sicurezza stradale”, da 300mila euro, doveva essere finanziato con un prestito. Ora, invece, Sulmona lo paga con il suo avanzo di amministrazione. Così il Comune evita anni di rate e interessi, e nel programma triennale la voce “mutui” scende a zero.
La seconda è la biblioteca. Dopo lo stop in commissione di agosto, il progetto torna nel piano delle opere pubbliche: 480mila euro per impianti e antincendio, di cui 400mila dalla Provincia dell’Aquila. Sulmona ne mette 80mila, presi dalle quote vincolate e accantonate del suo avanzo di amministrazione, per riavere uno spazio chiuso dal 2009. È un buon rapporto tra spesa e risultato.
Avanzo di amministrazione a Sulmona: le domande per il Consiglio
Le delibere dicono cosa si farà. Lette per intero, però, lasciano alcune domande aperte:
- Con quale criterio 900mila euro su 23 strade critiche, e quali tratti vengono prima?
- Entro quando partono i cantieri di via Papa Giovanni XXIII?
- La farmacia di via Sardi è gestita direttamente dal Comune, quindi i suoi incassi entrano nelle casse comunali. Il distributore da 20mila euro può dare servizio anche quando la farmacia è chiusa: in quanto tempo si ripaga?
Le risposte arriveranno dal dibattito in Consiglio comunale, entro il 30 novembre. Lì si capirà se Sulmona ha speso bene la sua tredicesima, il suo avanzo di amministrazione, o se l’ha solo spesa.
Fonti: deliberazioni della Giunta comunale di Sulmona n. 202 e n. 203 del 22 ottobre 2026; schede del programma triennale dei lavori pubblici 2026-2028.
