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Chissà se qualcuno di voi ricorda il film “Non aprite quella porta”, un terrificante horror (con due remake nel 2003 e nel 2022) nel quale un gruppo di ragazzi capita nelle grinfie di una famiglia di psicopatici assassini che per uccidere le loro vittime usano il metodo della macelleria umana.

Non è con lo stesso orrore ma sicuramente con perplessità e forse sgomento che Antonietta La Porta apre, appunto, la porta per scoprire i nuovi amoreggiamenti politici del marito Nicola Di Simone con Marco Rizzo, dal quale, alla assemblea fondativa di Roma, è stato nominato segretario regionale del nuovo partito Italia Domani.

Rizzo è il politico acrobata che, dalle posizioni più ortodosse del comunismo bolscevico, sta facendo una serie di giravolte per guardare addirittura a Vannacci il campione del neo-fascismo di maniera in chiave contemporanea.

E così Di Simone, prima Leghista e Salviniano di ferro, poi Meloniano, Putiniano convinto, ammiratore di Trump, in perenne ricerca di una figura forte cui assegnare le guida della comunità e del paese, passa con il re dei saltimbanchi.

Legittimo aspirare a una guida forte del paese, ne abbiamo parlato spesso insieme, ma speriamo che non la voglia vedere in Rizzo.

Dopodiché c’è da vedere se si creerà qualche imbarazzo, o incompatibilità, con Antonietta, che siede in Consiglio Regionale per Forza Italia, un partito che, data la sua natura liberale, ha già più volte detto, con diversi suoi esponenti, che rifugge alleanze con Vannacci, figuriamoci con partiti equivoci come quello di Rizzo.

Dopodiché moglie e marito sono due persone indipendenti che possono fare scelte diverse, affari loro.

Pure la Di Girolamo e Boccia sedevano in parlamento su sponde contrapposte, però pigliavano il doppio stipendio.

Massimo Carugno

Massimo Carugno

Direttore Responsabile. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Ha scritto quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale e della Giustizie.net