di Alessandro Angelone.
Il pullman da Sulmona a Roma della TUA, nei giorni feriali, è uno solo e parte alle cinque del mattino. Intanto, martedì 13 ottobre, il presidente della Regione Marco Marsilio è stato a Bruxelles, al Parlamento europeo. Ha parlato da presidente del gruppo ECR al Comitato europeo delle Regioni. Ha aperto la sessione «Towards a competitive and resilient European transport system». E ha detto cose che chiunque viva a Sulmona, a Castel di Sangro o a Popoli sottoscriverebbe subito.

Ha detto, infatti, che «collegare l’Europa non significa soltanto collegare le grandi capitali e le aree metropolitane». Ha parlato di zone rurali e montane, di primo e ultimo miglio, di ferrovie da potenziare. Poi ha rivendicato «il diritto di restare e prosperare nelle proprie regioni». Infine ha chiesto una transizione socialmente sostenibile.
Sono parole giuste, ma solo chiacchiere, che stridono enormemente se confrontate con la politica del trasporto pubblico della Regione Abruzzo.
Pullman da Sulmona a Roma: una corsa al giorno
Partiamo dall’orario pubblicato sul sito di TUA. Nei giorni feriali il pullman da Sulmona a Roma è uno solo: parte alle 5, ferma al casello di Pratola Peligna e arriva alle 7.10. Anche il ritorno è uno solo. Lascia Roma alle 15 e arriva a Sulmona alle 17.15.
Chi a Roma lavora otto ore, dunque, con l’azienda regionale non torna a casa. Lo stesso vale per chi studia o ha una visita in ospedale nel pomeriggio. Da Avezzano, invece, le corse per la Capitale sono diverse ogni giorno. Da Sulmona, una.
Non è sempre stato così. Nel 2020, con il Covid, le corse dei pullman da Sulmona verso Roma vengono dimezzate. Su quei mezzi viaggiavano anche medici e infermieri. Emergenza Covid finita e corse mai ripristinate. Nel marzo 2023, inoltre, sparisce anche la corsa delle 6.30. Il sindaco dell’epoca, Gianfranco Di Piero, parlò di «accanimento» contro la Valle Peligna.
Il pullman da Sulmona a Roma e il mercato a senso unico
La risposta dell’azienda è sempre la stessa. Il pullman da Sulmona a Roma è un servizio «a mercato», cioè non finanziato dalla Regione come trasporto pubblico locale. Deve quindi reggersi sui biglietti. Se i passeggeri calano, le corse saltano.
Tuttavia TUA è una società interamente di proprietà della Regione Abruzzo e come tale gestisce il servizio di Trasporto Pubblico Locale in regime di “in house providing“. A Bruxelles la Regione spiega all’Europa che le aree interne non vanno lasciate alla logica dei numeri. In Abruzzo, invece, la sua azienda applica proprio quella logica. Sarebbe bastata una scelta politica: riconoscere il collegamento con la Capitale come servizio essenziale. Quella scelta, però, non è mai arrivata.
Il confronto con L’Aquila, oltretutto, è istruttivo. Per la linea L’Aquila-Roma TUA ha presentato 12 nuovi autobus, per circa 5 milioni di euro. Ed è giusto così. A Sulmona, intanto, resta un solo pullman per Roma: quello delle cinque.
Il primo miglio di chi aspetta il pullman per Roma
A Bruxelles il presidente cita il primo e ultimo miglio, cioè il pezzo di viaggio tra casa e fermata. Nella Valle Peligna quel miglio si percorre col buio. Chi abita a Pacentro, a Campo di Giove o a Cansano, per prendere il pullman per Roma, deve essere a Sulmona prima delle cinque. Con quale mezzo pubblico, a quell’ora, non è dato sapere.
Nel 2022, inoltre, TUA ha detto no a una navetta tra Sulmona e Avezzano. Avrebbe agganciato la valle alle corse più frequenti della Marsica. Il vuoto, intanto, lo riempiono i privati. Chi deve andare a Roma a un orario umano, infatti, si affida a Prontobus. È un servizio privato che ferma al casello autostradale di Pratola Peligna.
Il paradosso è tutto qui. Una tratta che la società pubblica considera poco sostenibile, un operatore privato la trova abbastanza interessante. E il primo miglio resta un problema delle famiglie e delle loro automobili.
Il diritto di restare, con meno treni
Il «diritto di restare» è una bella formula. Va però misurata sulle linee interne. Nel 2025 TUA, d’intesa con la Regione, ha annunciato una «rimodulazione» dei treni nelle aree a domanda debole. Il motivo? La domanda si concentra sulla linea adriatica. Dove ci sono più persone, quindi, si rafforza. Dove ce ne sono meno, si taglia. È proprio il meccanismo che alimenta lo spopolamento.
Sulla Sulmona-L’Aquila, ad esempio, i pendolari hanno firmato una petizione contro tagli e rincari degli abbonamenti. Dieci sindaci della Valle dell’Aterno e della Valle Subequana hanno chiesto l’accesso agli atti. Anche a settembre la linea è rimasta senza pace, tra guasti e passeggeri lasciati a terra. Nell’area vestina, infine, la Cgil contesta i subaffidamenti sulla Penne-Pescara.
Ferrovie da potenziare, treni che non partono
Altra frase applaudita a Bruxelles: potenziare le ferrovie convenzionali. In Abruzzo, però, a luglio sulla costa chietina è saltato circa un terzo dei treni TUA. Secondo l’azienda, tra il 60 e il 70 per cento dei capotreno era in malattia. Qualunque sia la verità, un servizio che crolla appena manca personale non ha margini. I sindacati, infatti, chiedono da tempo nuove assunzioni di macchinisti. Per farle non serve un piano europeo.
La transizione sostenibile vista dalle pensiline
Marsilio vuole una transizione socialmente sostenibile. I lavoratori di TUA, intanto, scioperano. Lo hanno fatto il 18 settembre, contro un accordo aziendale e la carenza di personale. Lo rifaranno venerdì 16 ottobre, dalle 9 alle 13: due giorni dopo il discorso di Bruxelles.
I sindacati denunciano inoltre l’affidamento ai privati di oltre 4,4 milioni di chilometri di servizio su gomma. Parlano di «privatizzazione mascherata». Il contratto di servizio, peraltro, scade a gennaio 2027 e nessuno ha ancora spiegato cosa succederà dopo. Del resto anche gli autobus urbani di Sulmona sono passati a TUA con un affidamento d’urgenza che scade il 31 dicembre.
I corridoi europei e la Roma-Pescara
Infine i corridoi TEN-T, che il presidente chiede di completare. La linea che dovrebbe unire l’Abruzzo interno a Roma è la Roma-Sulmona-Pescara. Nel 2023 il governo nazionale, della stessa area politica di Marsilio, ha tolto la velocizzazione dal PNRR. Le risorse sono passate ai fondi di coesione. «L’opera si farà», assicurò allora il presidente.
I lotti tra Chieti e Manoppello, tuttavia, hanno visto slittare la fine lavori al 2028. Per l’opera completa si ragiona sul 2032. Chi oggi ha vent’anni a Sulmona arriverà a Roma in tempi decenti, forse, verso i trenta. Non a caso il 12 ottobre la Uil di Sulmona e Alto Sangro ha definito la Valle Peligna un «territorio abbandonato».
Per il pullman da Sulmona a Roma non serve Bruxelles
Il punto, insomma, è semplice. Il trasporto pubblico locale è competenza della Regione. Per un pullman da Sulmona a Roma che non parta all’alba non serve il Piano europeo dei trasporti. Allo stesso modo, per assumere macchinisti non serve il Comitato delle Regioni. Basta decidere, qui, a L’Aquila e a Pescara.
Portare a Bruxelles i principi giusti va benissimo. Un presidente di Regione, però, non è un osservatore: è quello che firma. Finché le aree interne perderanno corse, treni e personale, il discorso di Bruxelles resterà un buon testo da leggere in sala. Molto meno da vivere alla pensilina, alle cinque del mattino, aspettando l’unico pullman per Roma rimasto.
