Dalla vertenza della 3G di Sulmona alle nuove preoccupazioni per i lavoratori della Tecnocall dell’Aquila, la crisi dei call center assume ormai una dimensione regionale. Un comparto che in Abruzzo occupa circa 2.500 persone e che deve fare i conti con i cambi di commessa, il mancato rispetto della territorialità, la fragilità delle clausole sociali e gli effetti sempre più rilevanti dell’intelligenza artificiale e dell’automazione. È in questo quadro che l’assessore regionale alle Attività produttive, Tiziana Magnacca, ha convocato a Pescara il primo tavolo tecnico con le organizzazioni sindacali di categoria. L’obiettivo è costruire una strategia comune capace di affrontare non soltanto le emergenze già aperte, ma anche la trasformazione strutturale che interessa l’intero settore.
Il percorso istituzionale era iniziato nei mesi scorsi con la vertenza 3G di Sulmona, esplosa in seguito al passaggio della commessa Enel ad Accenture. La società subentrante aveva prospettato il trasferimento a Pescara di 162 lavoratori, suscitando la netta opposizione dei sindacati e delle istituzioni locali. Al centro del confronto erano finite la tutela dei livelli occupazionali, la permanenza delle attività nel territorio peligno e l’applicazione effettiva della clausola sociale secondo il principio di territorialità. Nonostante i tavoli convocati dalla Regione e le richieste rivolte alle aziende, non era stata raggiunta un’intesa in grado di garantire la continuità del sito sulmonese.
A questa vicenda si è aggiunta, durante l’estate, quella della Tecnocall di Monticchio. In questo caso sono 59 i lavoratori interessati dalla scadenza, fissata al 31 marzo 2027, della commessa Hera Comm relativa al Servizio a Tutele Graduali. L’assenza, al momento, di prospettive industriali sufficienti a garantire la continuità occupazionale ha portato alla proclamazione dello stato di agitazione e alla richiesta di un intervento diretto delle istituzioni. Le diverse criticità sono quindi approdate nella Conferenza dei capigruppo del Consiglio regionale, dove i rappresentanti sindacali hanno chiesto una regia politica unitaria. Da quell’audizione è maturata la convocazione del tavolo regionale, pensato per superare la gestione delle singole emergenze e arrivare a una ricognizione complessiva del comparto.
Durante il primo incontro sono state analizzate le principali difficoltà industriali e occupazionali. Il problema, infatti, non riguarda soltanto l’Abruzzo: su scala nazionale il sistema degli appalti e dei cambi di commessa continua a produrre riduzioni di personale e incertezze sull’applicazione delle clausole sociali. A questo si aggiunge l’avanzata delle nuove tecnologie, che sta modificando profondamente attività, competenze richieste e organizzazione del lavoro.
«Abbiamo preso l’impegno, insieme ai sindacati, di attivare tutte le misure possibili a livello regionale e nazionale», ha spiegato Magnacca.
La Regione intende verificare le esigenze delle imprese coinvolte nei processi di transizione tecnologica e, parallelamente, individuare percorsi formativi e interventi di riqualificazione professionale per i lavoratori maggiormente esposti al rischio di espulsione dal mercato del lavoro. Il tavolo sarà nuovamente convocato e verrà esteso anche agli assessori regionali Mario Quaglieri e Roberto Santangelo, con il coinvolgimento delle parti sindacali e datoriali. La prossima fase dovrà servire a individuare strumenti concreti, risorse e competenze necessarie per governare il cambiamento. La sfida è impedire che l’innovazione tecnologica e il sistema delle gare si traducano in una progressiva perdita di occupazione. Dopo mesi segnati da vertenze affrontate separatamente, la Regione prova dunque a costruire una politica unitaria per un settore che rappresenta una componente significativa del tessuto occupazionale abruzzese.
Il passaggio decisivo sarà ora trasformare il confronto istituzionale in misure capaci di tutelare i lavoratori e accompagnare le aziende verso nuovi modelli produttivi.
