Sette anni e sette mesi di reclusione più la confisca del terreno di Pratola e di tre vetture. È la pena inflitta dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Sulmona Irene Giamminonni a Patrizia Ciccone, 53enne residente a Pettorano sul Gizio, accusata di aver gestito un ingente traffico di sostanze stupefacenti sul territorio. La sentenza è arrivata al termine del processo celebrato con rito abbreviato. Secondo le accuse la 53enne, dall’ottobre 2024 a marzo 2025, avrebbe “istruito i figli e la collaboratrice domestica” su come comportarsi in caso di controlli, arrivando a indicare di “gettare lo stupefacente nel wc o lanciarlo dalla finestra al minimo sospetto di un blitz”. Attorno alla donna secondo l’accusa ruotava una rete composta da almeno otto persone, tra cui i tre figli e altri collaboratori residenti tra Sulmona e i centri limitrofi, tutti indagati per concorso in spaccio. A loro si aggiunge un numero ben più ampio di soggetti coinvolti a vario titolo: quattordici indagati complessivi, cinque arresti in flagranza e circa sessantacinque consumatori identificati nel corso dell’inchiesta.
Numeri che danno la dimensione del fenomeno: 640 le cessioni documentate dagli investigatori in cinque mesi di attività, tra ottobre 2024 e marzo 2025. Un flusso continuo di droga che, secondo la Procura, faceva capo a un’unica regia. Ad incastrarla sarebbero stati sedici consumatori che, sentiti in caserma dai carabinieri, hanno confermato di essersi recati nel tempo a casa della donna. La 53enne dal canto suo ha sempre respinto le accuse sostenendo di essere stata un capro espiatorio. A difenderla ci ha pensato l’avvocato Alessandro Scelli il quale ha ribadito che l’intera inchiesta fa riferimento alla sola droga parlata senza alcun riscontro in termini di sequestro. La 53enne resta dietro le sbarre dove era stata rinchiusa lo scorso 26 marzo al termine di un blitz effettuato dai carabinieri della compagnia di Castel di Sangro, comandati dal capitano Giuseppe Testa. Stralciate le altre posizioni dei figli e dei “figliocci” per i quali si procede a parte. In aula l’ufficio della Procura era al completo: il procuratore capo Luciano D’Angelo e i sostituti Stefano Iafolla e Edoardo Mariotti. Una sentenza che a detta dell’accusa segna una risposta importante per lo spaccio di sostanze stupefacenti sul territorio
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