Da quasi tre settimane il Monte Morrone combatte contro il fuoco. Un’emergenza lunga e complessa, segnata da focolai, riprese delle fiamme e condizioni meteorologiche che hanno reso difficili le operazioni di spegnimento. Mentre sul territorio prosegue il lavoro di uomini e mezzi, comincia però ad aprirsi un altro fronte: quello politico sulle modalità con cui è stata gestita l’emergenza e sull’efficacia del sistema regionale di prevenzione e contrasto agli incendi.Il rogo, divampato il 12 agosto, ha interessato inizialmente il territorio di Roccacasale e successivamente diverse aree del versante del Morrone, coinvolgendo una porzione significativa di patrimonio boschivo e mantenendo in allerta per giorni i centri della Valle Peligna. Sul campo sono stati impegnati Vigili del Fuoco, Protezione Civile, volontari e squadre specializzate, con il supporto dei mezzi aerei. Alla macchina degli interventi si sono aggiunti nel corso dell’emergenza anche uomini e mezzi dell’Esercito.
Dopo una prima fase particolarmente critica, la situazione sembrava progressivamente migliorare. Il fronte delle fiamme si era ridotto e le operazioni si erano concentrate sulla bonifica delle zone interessate. Ma proprio quando l’emergenza appariva avviata verso la conclusione, il vento e le alte temperature hanno favorito la riattivazione di alcuni focolai rimasti nel sottobosco. Negli ultimi giorni di agosto il Morrone è così tornato a bruciare, rendendo necessario un nuovo massiccio intervento delle squadre a terra e dei mezzi aerei e riportando la preoccupazione tra le comunità della Valle Peligna. Una vicenda che, oltre al danno ambientale, lascia aperti interrogativi sulla durata dell’incendio, sulla capacità di bonifica delle aree percorse dal fuoco e, più in generale, sull’organizzazione della macchina regionale antincendio. Ed è su questi aspetti che si prepara ora il confronto in Consiglio regionale.
A sollevare il caso è il consigliere regionale di opposizione Antonio Di Marco, che annuncia iniziative ispettive per verificare quanto accaduto e le modalità con cui Regione e Protezione Civile hanno affrontato una crisi protrattasi per settimane. Per Di Marco la priorità resta, in queste ore, quella di spegnere definitivamente le fiamme e mettere in sicurezza il patrimonio naturale ancora minacciato. Subito dopo, però, dovrà arrivare il momento delle verifiche.
«A emergenza conclusa, va verificata in modo puntuale la governance della Protezione Civile regionale e la gestione della Regione di interventi e prevenzione», afferma il consigliere, che chiede di fare chiarezza su risorse disponibili, pianificazione, competenze, coordinamento e tempestività degli interventi.
Il consigliere separa nettamente le critiche alla gestione politica e organizzativa dal lavoro svolto sul campo, ringraziando Vigili del Fuoco, operatori e volontari impegnati senza sosta contro le fiamme. È proprio la durata dell’emergenza, tuttavia, a rappresentare per l’opposizione il principale elemento da approfondire. Secondo Di Marco, dopo settimane caratterizzate da ripetute riaccensioni non è sufficiente ricondurre quanto accaduto esclusivamente alle condizioni ambientali e meteorologiche: sarà necessario verificare se abbiano inciso anche eventuali criticità nella pianificazione, nella gestione dell’allerta e nel coordinamento delle operazioni. Nel mirino finisce così anche il Piano regionale AIB, il sistema di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, sul quale l’opposizione intende chiedere chiarimenti attraverso un’interpellanza in Consiglio regionale. Ma il bilancio del Morrone non sarà soltanto ambientale e organizzativo. C’è anche il problema dei fumi che per giorni hanno interessato il comprensorio peligno e delle possibili conseguenze sulla qualità dell’aria. Di Marco annuncia di voler chiedere riscontri all’ARTA per avere un quadro della situazione e degli eventuali effetti sulle comunità coinvolte. Poi ci sarà il dopo. Una volta definitivamente domato l’incendio bisognerà quantificare i danni, individuare gli interventi necessari e programmare il recupero delle aree colpite, con l’obiettivo di restituire al Morrone un patrimonio naturale che le fiamme hanno profondamente compromesso.
Sul piano politico, invece, il confronto sembra destinato appena a cominciare. Di Marco chiede una «revisione profonda della governance della Protezione Civile regionale» e annuncia che l’opposizione porterà il caso nell’aula del Consiglio.
Quando l’ultimo focolaio sarà spento resteranno dunque due conti da fare: quello dei danni lasciati dal fuoco e quello sul funzionamento della macchina che avrebbe dovuto prevenirlo, contenerlo e fermarlo.

