Dalla frana che ha interrotto uno dei principali collegamenti con Silvi Paese alla riapertura controllata della strada, fino al nuovo incarico affidato all’Università d’Annunzio. Prosegue il complesso percorso per la messa in sicurezza della SP 29/b in località Vallescura, dove il movimento del versante ha provocato per mesi pesanti ripercussioni sulla viabilità e sulla vita del borgo. La Giunta regionale, su proposta dell’assessore ai Trasporti Umberto D’Annuntiis, ha affidato all’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara il supporto tecnico-scientifico per la gestione del sistema di monitoraggio della frana. L’attività servirà a controllare l’evoluzione del versante e, soprattutto, a definire le soglie di allarme necessarie per garantire la sicurezza della circolazione e della popolazione. Per il nuovo incarico sono previsti 30.500 euro, suddivisi in 15.250 euro nel 2026 e altrettanti nel 2027. Una somma che si aggiunge alle risorse già messe in campo: al sistema di monitoraggio e allerta erano stati infatti destinati 150mila euro. Per comprendere il significato del nuovo provvedimento bisogna però tornare all’origine di una vicenda che da tempo interessa la comunità di Silvi.
Il dissesto in località Vallescura aveva investito la SP 29/b, arteria fondamentale per il collegamento con Silvi Paese, provocando la chiusura della strada e costringendo residenti e attività economiche a convivere con pesanti disagi negli spostamenti. Il fenomeno franoso ha mostrato nel tempo una notevole complessità e ha richiesto verifiche, sopralluoghi e approfondimenti tecnici prima di poter ipotizzare una riapertura della provinciale in condizioni di sicurezza. Nel corso del 2026 la questione della SP 29/b è tornata più volte al centro del confronto istituzionale e delle richieste provenienti dal territorio. La prolungata interruzione della viabilità ha infatti inciso non solo sugli spostamenti quotidiani dei residenti, ma anche sull’accessibilità al borgo e sulle attività economiche e turistiche. La Regione, insieme alla Provincia di Teramo, al Comune di Silvi, alla Protezione Civile e al Genio Civile, ha quindi lavorato alla definizione di una soluzione che consentisse di contemperare due esigenze: ripristinare il collegamento e mantenere sotto controllo un versante che non può ancora essere considerato definitivamente stabilizzato. Un passaggio decisivo è arrivato il 26 giugno, con un sopralluogo tecnico e un incontro nella sede del Comune di Silvi. In quella occasione è stato definito un cronoprogramma per la riduzione del rischio residuo e per arrivare alla riattivazione, almeno parziale, della circolazione. Tra gli interventi individuati figuravano la pulizia della carreggiata, lo sfalcio della vegetazione nelle aree interessate, necessario anche per consentire l’osservazione delle fratture, e soprattutto l’installazione di un sistema tecnologico di monitoraggio. Il progetto ha previsto almeno dodici dispositivi, tra deformometri angolari ed estensimetri a filo, ai quali si aggiunge un pluviometro per misurare le precipitazioni. Il sistema è stato collegato anche all’impianto semaforico, in modo da poter interrompere la circolazione qualora i sensori registrino il superamento delle soglie di sicurezza.
Dopo il completamento dei passaggi tecnici necessari, il 21 luglio la SP 29/b è stata finalmente riaperta al traffico, ma con modalità condizionate proprio dalla permanenza del fenomeno franoso. La circolazione avviene a senso unico alternato, regolato da semaforo, e con un limite di velocità di 30 chilometri orari. Una riapertura, dunque, che ha restituito al territorio un collegamento atteso da mesi, ma che resta subordinata al controllo costante del versante. Ed è proprio su questo punto che interviene ora la nuova decisione della Giunta regionale. L’affidamento all’Università d’Annunzio aggiunge infatti una componente tecnico-scientifica alla gestione del sistema: non sarà sufficiente raccogliere i dati trasmessi dai sensori, ma sarà necessario interpretarli, seguire l’evoluzione del movimento e stabilire parametri e soglie oltre i quali dovranno scattare le misure di sicurezza. Il monitoraggio assume quindi un ruolo centrale nella fase attuale. La riapertura della strada non coincide infatti con la soluzione definitiva del problema geologico, ma rappresenta una modalità controllata per garantire la mobilità in attesa degli ulteriori interventi e degli sviluppi tecnici sul versante. Una vicenda complessa che negli ultimi mesi ha richiesto il coinvolgimento di più livelli istituzionali e tecnici e che ha avuto conseguenze concrete sulla comunità di Silvi.
Il nuovo incarico alla d’Annunzio rappresenta dunque un ulteriore tassello di un percorso ancora aperto: dopo l’emergenza, la lunga interruzione della provinciale e la riapertura condizionata, l’attenzione si sposta ora sulla capacità di leggere in tempo reale i segnali provenienti dal versante e intervenire prima che eventuali nuovi movimenti possano mettere a rischio la strada e chi la percorre.
