Una giovane donna impiegata in un laboratorio siberiano specializzato nella lotta alla peste è morta. Contagiata, sembra. Le autorità russe cercano di placare le preoccupazioni internazionali, ma intanto isolano le persone entrate in contatto con la ricercatrice morta e introducono nuovi controlli sanitari. Questo ha suscitato nuovi timori tra la popolazione, convinta di non conoscere l’intera verità sull’accaduto.
La morta era tecnica di laboratorio presso l’Istituto di ricerca siberiano contro la peste di Irkutsk, nella Russia sud-orientale.
L’Istituto Anti-Peste occupa 95 ricercatori ed è un’importante struttura di sanità pubblica incaricata di monitorare e prevenire focolai di infezioni batteriche e virali ad alto rischio in Siberia e nell’Estremo Oriente russo.
Fondato nel lontano 1934, l’Istituto continua a studiare la peste perché il batterio circola ancora naturalmente nella fauna selvatica di alcune aree della Siberia e nelle regioni limitrofe.
Intanto si moltiplicano gli interrogativi sulla malattia contratta dalla ricercatrice morta, e ci si chiede perché le autorità russe si siano affrettate a isolare i suoi contatti, pur minimizzando l’ipotesi che il decesso possa essere dovuto alla peste.
Tramite la CNN scopriamo che un ospedale ostetrico locale sta sottoponendo le pazienti ad approfonditi controlli sanitari, chiedendo di compilare questionari su sintomi sospetti riconducibili alla “peste”.
Ulyana Gavryunina, una blogger che vive nei pressi di Irkutsk, racconta di aver dovuto cambiare ospedale alla quarantesima settimana di gravidanza, dopo che le nuove restrizioni di quarantena hanno impedito al marito di starle accanto durante il travaglio.
Anche a sua madre è stato negato l’ingresso.
Il personale le ha misurato la temperatura, le ha chiesto di mostrare la lingua e le ha indicato di indossare una mascherina, disinfettarsi le mani e compilare due questionari. Uno di questi era intitolato “Checklist per sospetta malattia infettiva altamente pericolosa: peste” ed elencava sintomi come febbre alta e dolore toracico.
Il personale non ha menzionato mai la peste, ma ha riferito della presenza di un “nuovo virus” non meglio identificato, e della necessità di adottare precauzioni supplementari per proteggere i neonati.
Nell’ospedale tutti indossavano la mascherina.
Queste restrizioni ospedaliere hanno alimentato dubbi sulla trasparenza delle autorità.
“Sembra che non ci stiano raccontando tutta la verità”, ha commentato un residente di Irkutsk. “Dicono a tutti che non si tratta di peste, ma di polmonite. Eppure gli ospedali sono ancora in quarantena e i medici delle ambulanze circolano indossando tute di protezione integrali anti-Covid”.
Secondo il giornale regionale indipendente “Lyudi Baikala” una lavoratrice di laboratorio, identificata come la ventottenne Darya Shipilova, era stata ricoverata in ospedale già il 29 settembre.
Sembra che sia deceduta alla fine della scorsa settimana in un ospedale di Shelekhov, a 19 chilometri da Irkutsk. Una sua amica ha riferito che la donna è morta il 2 ottobre, senza ulteriori dettagli.
Alcune notizie non confermate suggeriscono che si sia ammalata dopo una possibile fuga di materiale dal laboratorio.
Il Rospotrebnadzor, l’ente russo preposto alla tutela della salute e dei consumatori, ha dichiarato che la donna è deceduta a causa di una polmonite di origine “ignota”. L’agenzia ha minimizzato i sospetti che la malattia fosse legata alla sua attività lavorativa.
Il primo segnale di una possibile criticità è emerso il 2 ottobre, quando il governatore di Irkutsk, Igor Kobzev, ha comunicato che Anna Popova, capo del Rospotrebnadzor, aveva convocato una “riunione straordinaria” per un sospetto caso di infezione “particolarmente pericolosa” riscontrato nella regione.
Kobzev non ha fatto esplicito riferimento alla peste, ma Alexey Tsydenov, capo della vicina Buriazia, ha confermato che la donna fosse “morta di peste”. I media russi hanno subito modificato la sua dichiarazione, precisando che la donna fosse “forse morta di peste”.
Anche se l’autorità sanitaria russa rassicura la popolazione affermando che la “situazione epidemiologica” è stabile, i media locali riportano che 60 dipendenti dell’Istituto di ricerca anti-peste di Irkutsk sono oggi quarantena, e che diversi ospedali hanno attivato restrizioni.
Il Cremlino esorta i cittadini ad affidarsi agli aggiornamenti dell’autorità sanitaria anziché a “voci e speculazioni”. Ieri il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ripetuto che l’autorità sanitaria “sta proseguendo il suo lavoro”. Poco dopo il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha esortato la Russia a condividere maggiori informazioni sulle circostanze della morte della ricercatrice. “Forse la questione è più ampia di quanto pensassimo. Non lo sappiamo, ma credo che in questo momento, date le informazioni ancora limitate in nostro possesso, sarebbe imprudente fare ipotesi” ha detto Rubio.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara di essere in contatto con le autorità sanitarie russe per “verificare l’evento, le circostanze in cui si è verificato, i test di laboratorio in corso e i relativi risultati”. E aggiunge:
“Sulla base delle informazioni non ufficiali disponibili, il rischio per la salute pubblica della popolazione generale appare basso”.
Nonostante tali rassicurazioni, diversi paesi hanno già adottato misure di sicurezza.
Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan hanno introdotto controlli di quarantena ai valichi di frontiera. L’Uzbekistan ha pure “rafforzato la prontezza” nel gestire malattie altamente infettive.
