Vasto, è partito il progetto “Accoglienza in emergenza”.
È partito il progetto “Accoglienza in emergenza” promosso dall’assessorato alle politiche sociali di Vasto, guidato dall’assessora Anna Bosco, dall’associazione Dafne (attiva nel contrasto alla violenza contro le donne e al sostegno delle donne vittime) e dal Centro anti – violenza di Vasto Donattiva.
Sono cinque le tappe in cui si snoderà il progetto, cinque incontri che si svolgeranno fino all’inizio di novembre. L’ultimo incontro si terrà, infatti, il 5 novembre, a tre settimane dalla “Giornata internazionale per il contrasto alla violenza contro le donne”.
Il primo incontro, tenutosi nell’Aula Vennitti del Consiglio Comunale di Vasto, ha avuto come tema “Comprendere la violenza” e ha avuto l’obiettivo di «un impegno preciso: riconoscere gli stereotipi, ascoltare senza giudicare e rispettare i tempi e le scelte di ogni donna» racconta l’Amministrazione Comunale, guidata dal sindaco Francesco Menna. Un corso guidato dalla docente Carmen Festa a cui hanno partecipato operatori sociali, il comandante della Polizia Locale Giuseppe Del Moro, il vicequestore dirigente del Commissariato di Polizia Pasquale Marcovecchio e il neo comandante del Comando dei Carabinieri Angelo Silecchia.
I prossimi incontri si terranno il 15 ottrobre, tema “Etica, minori e cura” con docenti Carmen Festa e Marianna Giordano, il 22 ottobre, tema “Primo contatto e comunicazione protetta” con docente Carmen Festa, il 29 ottobre, tema “Valutazione del rischio e safety planning” con docente Carmen Festa, e il 5 novembre, tema “Lavoro di rete e documentazione tutelante” con docente Carmen Festa.
«Attenzione, confronto e volontà di imparare» con l’obiettivo di «rendere la nostra rete antiviolenza più competente, più vicina, più preparata ad accogliere» sottolinea l’assessora Bosco. «Investire nella formazione significhi prendersi cura della qualità dell’aiuto che sappiamo offrire» perché «dietro ogni intervento ci sono una storia, una paura, una fiducia da custodire» la riflessione della delegata alle politiche sociali. «Una donna che chiede aiuto deve poter trovare competenza, protezione e qualcuno che sappia starle accanto» ed «È questa la rete che vogliamo rafforzare, insieme» racconta Anna Bosco al termine del primo incontro del percorso professionale per il rafforzamento e il potenziamento della rete comunale per il contrasto alla violenza contro donne e minori.
«Troppe donne ancora subiscono discriminazioni, ingiustizie e violenze. Troppi diritti vengono messi in discussione, a partire da quello del lavoro: il nostro paese è l’ultimo in Europa per occupazione femminile: Il 2024 ha chiuso infatti con l’occupazione femminile al 53%, contro una media Ue del 69,3%: il valore più basso tra i 27 dell’Unione (dati Istat-Cnel) la differenza di genere riguarda non solo l’accesso al mondo del lavoro, ma si riverbera sulle tipologie di contratti e di ruoli una volta in azienda» ha sottolineato l’assessora Bosco in occasione dell’8 marzo dell’anno scorso.
Tra le vicende più gravi che ci ha consegnato il 2024 la cronaca quella di «Aurora, una ragazza di soli 13 anni, è morta dopo essere caduta nel vuoto dal balcone, spinta – secondo le accuse – dal suo giovane fidanzato, già noto per atti di violenza» ha aggiunto la delegata alle politiche sociali di Vasto.
«È una vicenda dolorosa che ci fa riflettere su quanto, spesso, dietro comportamenti sospetti o aggressivi, possano celarsi situazioni di pericolo, e su come il silenzio o l’omertà possano contribuire a far degenerare queste storie – la riflessione di Bosco – La violenza non è mai un segreto da custodire. Se conosciamo o sospettiamo di qualcuno che subisce violenze, dobbiamo ricordare quanto sia fondamentale parlarne, chiedere aiuto, rivolgerci a figure competenti, come i servizi sociali o le forze dell’ordine. Spesso, chi vive queste situazioni non ha la forza di denunciare da solo e ha bisogno del nostro supporto, della nostra attenzione e della nostra volontà di agire. Il silenzio non protegge: mette solo a rischio altre vite». La delegata alle politiche sociali del Comune di Vasto ha sottolineato l’importanza dei Centri Antiviolenza e del supportarli: «Per chiunque viva o conosca situazioni a rischio, è fondamentale sapere che il Centro Antiviolenza Donna Attiva di Vasto è sempre pronto a dare supporto. Non abbiate paura di contattarli: sono lì per ascoltare, aiutare e offrire protezione. Centro Antiviolenza Donna Attiva Vasto. Via Anelli, 71, 66054 Vasto. Telefono: 0873 366152».
«Tua mamma è scema, non capisce nulla» «La testa nel bagno ti metto prima o poi» «Ha rotto, poi si lamentano dei femminicidi» «Se uno è arrivato a quel punto un motivo ci sarà, sta esasperato, non è che gli uomini sono matti, la televisione e la politica hanno stufato». Franca, dopo anni di botte, occhi neri, lividi, urla, insulti, si è ribellata e ha allontanato l’ex dalla casa comune. Ha dei figli piccoli e, dopo quella che ha considerato una ribellione al suo potere di padre-marito-padrone, lui con insulti irriferibili e frasi come queste ogni giorno parla tenta di denigrarla con i figli. E ogni giorno, ogni occasione in cui si incrociano lui continua ad urlare insulti di ogni tipo contro lei, la sua famiglia e gli amici di lei.
Ilenia era diciassettenne quando ebbe due colloqui e subì tentativi di abusi sessuali. E per due volte si è imbattuta in fidanzati che hanno diffuso online foto e video intimi. Nel momento in cui ha denunciato è stata letteralmente processata da chi ha raccolto la denuncia e poi dai compaesani, l’epiteto meno grave è stato strega. Oltre ad escrementi che vicini di casa le hanno gettato sulla cassetta della posta o di fronte l’uscio di casa.
Liliana venne dal Brasile e finì vittima delle reti della tratta. Riuscì a liberarsi e iniziò a costruirsi una nuova vita. Finché finì prigioniera di un aguzzino che, in nome della gelosia e del possesso maschile, la riempiva di botte e la rinchiudeva in casa. È finita al Pronto Soccorso con il naso spaccato, il volto sanguinante e fratture in varie parti del corpo.
Adele si è ritrovata l’ex camminando per strada. Lui ha tentato di picchiarla, scagliandosi anche contro la figlia piccola, per poi investirla con l’auto a folle velocità.
Brigitta è riuscita a fuggire dopo anni in cui periodicamente si recava al Pronto Soccorso, accompagnata dal suo carnefice-carceriere, che ogni volta raccontava di cadute in ogni angolo di casa.
Paolina scoprì una domenica pomeriggio, ricevendo centinaia di messaggi, che sue foto per strada e in luoghi all’aperto erano state ritoccate, “sessualizzate”, era stata “denudata” e data in pasto (insieme al suo numero di cellulare) al branco dei depravati e dei perversi che alimentano le piattaforme online dello stupro virtuale.
Queste sono storie di alcune sopravvissute alla violenza maschile contro le donne di cui abbiamo avuto notizia in questi anni. I nomi e alcune circostanze sono stati modificati per motivi di sicurezza. E che debbano essere le vittime a nascondersi e non i carnefici rende plasticamente il livello che quest’asocietà sta vivendo.
«La violenza di genere riguarda tutti noi. I dati del Ministero dell’Interno ci dicono che ogni tre giorni una donna viene uccisa dal proprio partner o ex partner: donne del Nord e del Sud Italia, giovanissime o anziane, in condizioni di disagio o meno. Anche l’Istat mostra che il 31,5% delle donne dichiara di aver subito, nel corso della vita, una violenza fisica o sessuale – ha sottolineato in occasione dello scorso 25 novembre, Giornata pe l’eliminazione della violenza maschile contro le donne, Anna Bosco, assessora alle politiche sociali del Comune di Vasto – Questi numeri nascondono storie diverse, ma tutte segnate dallo stesso modello culturale: un modello che legittima il potere degli uomini sul corpo e sulle scelte delle donne. Un modello che dobbiamo smantellare attraverso una rivoluzione culturale, da avviare fin da quando i nostri bambini sono piccoli».







