Dalla spiaggia di Pescara alla prima serata della rete ammiraglia.Venerdì 4 settembre, alle 21.30 su Rai 1, La Notte dei Serpenti incontra il grande pubblico televisivo nazionale. Il concertone ideato e diretto dal maestro Enrico Melozzi, andato in scena il 25 luglio allo Stadio del Mare di Pescara, porta così nelle case degli italiani la sua particolare rilettura della musica popolare abruzzese. È un passaggio importante per una manifestazione giunta appena alla quarta edizione. Nata nel 2023, in pochi anni La Notte dei Serpenti ha ampliato pubblico, produzione e ambizioni, fino a conquistare uno spazio che la proietta definitivamente oltre i confini regionali. A condurre l’edizione 2026 è Elettra Lamborghini, anche protagonista musicale dello spettacolo. Con lei Patty Pravo, Raf, Clementino, Mr. Rain, Baby K, Antonia, le Bambole di Pezza, il soprano pescarese Carmela Remigio e Gabriele Cirilli. Sul palco anche le Farfalle della Ginnastica Ritmica dell’Aeronautica Militare e la Banda dell’Esercito, insieme all’Orchestra dei Serpenti diretta da Melozzi. Una produzione che coinvolge centinaia di artisti, musicisti, coristi e performer e che mette insieme mondi apparentemente lontani: il saltarello e l’elettronica, l’orchestra e il pop, il dialetto e i grandi nomi della musica italiana. Un esperimento che in quattro anni ha cambiato dimensione senza perdere il legame con il territorio da cui è partito.
Un progetto cresciuto in quattro edizioni
Il percorso della Notte dei Serpenti è stato rapido. Dalla prima edizione del 2023, il concertone è diventato progressivamente uno degli appuntamenti più riconoscibili dell’estate abruzzese, mentre la dimensione televisiva ha assunto un peso sempre maggiore. L’approdo su Rai 1 segna probabilmente il passaggio più significativo di questa evoluzione. Non soltanto per la platea potenziale, ma perché attraverso lo spettacolo arrivano sul piccolo schermo dialetti, costumi, melodie e suggestioni di una regione che raramente dispone di una vetrina nazionale di queste dimensioni. Una crescita sulla quale ha scelto di investire anche la Regione Abruzzo. Per l’edizione 2026 erano stati inizialmente destinati 200 mila euro alla Notte dei Serpenti, la cui realizzazione e gestione è affidata alla Fondazione CREA. Con l’assestamento di bilancio approvato dal Consiglio regionale il 14 agosto sono stati poi previsti ulteriori 100 mila euro di contributo straordinario legati alla manifestazione e alla sua diffusione televisiva. L’investimento regionale specificamente riconducibile all’evento raggiunge così almeno 300 mila euro. Una cifra importante, che accompagna un progetto nato con l’ambizione di trasformare il patrimonio musicale popolare anche in uno strumento di promozione dell’Abruzzo. Se il pubblico dello Stadio del Mare ne ha decretato negli anni il successo dal vivo, il passaggio sulla rete ammiraglia apre ora una partita differente: quella della capacità di raccontare la regione a chi abruzzese non è.
Alle origini della Notte dei Serpenti
La nascita della manifestazione è il risultato dell’incontro tra un’intuizione istituzionale e un percorso artistico che aveva radici molto più lontane. Da una parte c’è l’idea del presidente della Regione Marco Marsilio di costruire un grande evento capace di valorizzare la musica popolare abruzzese e darle una visibilità paragonabile a quella conquistata in altre regioni da esperienze nate intorno alle tradizioni locali. Dall’altra c’è Enrico Melozzi, teramano, classe 1977, compositore, arrangiatore, violoncellista e direttore d’orchestra. Una carriera attraversata dalla musica classica, dal teatro, dal cinema e dal pop, con numerose presenze al Festival di Sanremo. Tra i lavori che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico c’è la direzione d’orchestra e l’arrangiamento di “Zitti e buoni” dei Måneskin, il brano che nel 2021 vinse Sanremo e successivamente l’Eurovision Song Contest. Dopo quel successo, Marsilio e Melozzi si incontrano nella sede romana della Regione Abruzzo. Si parla della possibilità di costruire un grande appuntamento intorno alla musica popolare regionale e il confronto porta inevitabilmente a guardare a ciò che era accaduto altrove, in particolare in Puglia con la valorizzazione della pizzica. Melozzi sintetizza la sua visione con una frase diventata quasi il manifesto della manifestazione: se la pizzica può essere la “disco”, il saltarello abruzzese può diventare la “techno”. Non si trattava, però, di importare un modello già esistente. L’obiettivo era trovare una formula che avesse radici autenticamente abruzzesi e fosse allo stesso tempo capace di parlare un linguaggio contemporaneo. Il confronto prosegue, con incontri e approfondimenti ai quali nella fase iniziale partecipa anche il musicista ed etnomusicologo Ambrogio Sparagna. Da quel percorso prendono forma progetti dedicati alla valorizzazione della cultura popolare, tra cui quello che Melozzi trasformerà nella Notte dei Serpenti.
Quei canti imparati molto prima di Sanremo
Per Melozzi, tuttavia, la storia era cominciata molto prima. Quando si trova a lavorare sul repertorio popolare abruzzese non deve andare alla ricerca di una tradizione sconosciuta. Molte di quelle melodie le conosce già. Da ragazzo, a Teramo, aveva infatti cantato in un coro folkloristico e lì aveva imparato numerosi canti della tradizione orale. Lo stesso Melozzi ha fatto risalire il “vero inizio” della Notte dei Serpenti a circa trentacinque anni prima della nascita ufficiale della manifestazione. C’è poi un aneddoto della sua infanzia che sembra quasi anticipare un percorso artistico poco incline alle strade più prevedibili. Melozzi è mancino e da bambino avrebbe voluto suonare la tromba. Ha raccontato che proprio perché mancino non venne preso. Pensò allora al corno, ma anche quel tentativo finì presto: la classe non partì perché l’unico iscritto era lui. Quasi per esclusione arrivò così al violoncello. Il primo strumento gli venne prestato dal Conservatorio di Teramo ed era tutt’altro che nuovo. A prendersene cura fu suo padre, artigiano marmista ed ebanista. Non aveva mai restaurato un violoncello, ma si informò, studiò come intervenire e riuscì a rimetterlo a nuovo. Quello che era arrivato quasi come un ripiego sarebbe diventato lo strumento destinato ad accompagnare Melozzi nella sua vita professionale. È un piccolo episodio biografico, ma racconta bene un musicista che anche molti anni dopo avrebbe costruito uno dei suoi progetti più conosciuti partendo proprio da ciò che rischiava di essere considerato marginale o appartenente al passato.
Il nome e il richiamo alla tradizione di Cocullo
Una volta immaginato lo spettacolo, serviva però un’identità capace di restare impressa. Melozzi cercava un simbolo che potesse raccontare l’Abruzzo anche al di fuori dei suoi confini. Nel ripercorrere quella ricerca ha raccontato, con ironia, di aver scartato la pecora e di aver pensato per un momento ai lupi. Poi l’attenzione si è spostata sui serpenti. Il riferimento conduce direttamente a Cocullo e alla Festa dei Serpari legata a San Domenico, uno dei riti più antichi, suggestivi e conosciuti della regione. Un’immagine potente, nella quale convivono sacro e profano, devozione e natura, memoria e mistero. Elementi che appartengono profondamente all’immaginario abruzzese ma che, allo stesso tempo, possiedono una forza visiva immediatamente comprensibile anche fuori dalla regione. Da quella suggestione nasce il nome La Notte dei Serpenti. E quello che poteva sembrare soltanto il titolo di un evento è diventato, nel giro di quattro anni, un marchio riconoscibile.
Una tradizione che cambia linguaggio
Il cuore del progetto resta però la musica. Melozzi non ha mai immaginato La Notte dei Serpenti come una semplice riproposizione del folklore. Il repertorio tradizionale diventa materia da orchestrare, riscrivere e contaminare. Il saltarello incontra l’elettronica, l’orchestra sinfonica convive con il rock e il pop, i cori folkloristici dividono il palco con interpreti della scena musicale contemporanea. Il dialetto rimane, ma cambia il modo in cui viene fatto ascoltare. Una scelta che inevitabilmente può dividere. C’è chi apprezza la capacità di riportare quei canti al centro della scena e chi preferirebbe una lettura più rigorosamente legata alla tradizione. Ed è forse proprio qui che La Notte dei Serpenti pone la sua domanda più interessante: come si conserva una tradizione senza trasformarla in qualcosa da osservare soltanto nel passato? La risposta di Melozzi è stata quella di rimetterla in circolo. In quattro edizioni il progetto è cresciuto, ha cambiato dimensione e ha raggiunto un pubblico sempre più ampio. Ora arriva il passaggio televisivo più importante. Venerdì 4 settembre, alle 21.30 su Rai 1, le melodie nate e tramandate nei paesi abruzzesi entreranno nelle case degli italiani attraverso arrangiamenti, voci e linguaggi molto lontani da quelli con cui erano state concepite. Forse è proprio questa l’immagine che meglio racconta la Notte dei Serpenti: una musica antica che non viene semplicemente custodita, ma rimessa in viaggio.
E questa volta il viaggio parte dall’Abruzzo e passa per la prima serata di Rai 1.

