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Dal 30 maggiosono entrate nella fase operativa le nuove regole europee sulla prestazione energetica degli edifici. La direttiva UE 2024/1275, già attiva dal 2024, doveva essere recepita dagli Stati membri entro maggio scorso, e ora passa dal quadro europeo alle norme nazionali.

Il punto fondamentale èla ristrutturazione del patrimonio immobiliare,con l’obiettivo diarrivare a edifici a emissioni zero entro il 2050.

Però per l’Italia il passaggio non è ancora completato. Alla scadenza del 29 maggionon risultava adottato neanche un recepimento organico della direttiva,mentre Bruxelles aveva già contestato due ritardi collegati al nuovo quadro europeo sugli edifici.

Nel novembre 2025la Commissione aveva aperto una procedura d’infrazione anche contro l’Italiaper il recepimento incompleto della norma che dal 1° gennaio 2025 vieta nuovi incentivi finanziari per le caldaie autonome alimentate da combustibili fossili.

A marzo scorso è arrivata un’altra procedura di infrazione,perché Roma non aveva trasmesso entro la fine del 2025 la bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, il documento che deve indicare il percorso italiano per ridurre consumi ed emissioni del patrimonio immobiliare. Per inciso, nel 2024Italia e Ungheria avevano votato contro la direttiva.

La Commissione parte dai dati del consumo energetico UE. Gli edifici assorbono circa il 40% dell’energia consumata nell’Unione e producono il 36% delle emissioni di gas serra legate all’energia.L’85% degli edifici europei è stato costruito prima del 2000 e il 75% ha prestazioni energetiche scarse. Il ritmo delle ristrutturazioni resta però basso, intorno all’1% l’anno.

Secondo la nuova direttiva, ogni Paese deve definire un piano nazionale di ristrutturazione, adattato al proprio patrimonio edilizio, e scegliere quali misure usare.

Per le abitazioni,il consumo medio di energia primaria dovrà scendere almeno del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035 rispetto al 2020.Almeno il 55% del calo dovrà arrivare dagli edifici residenziali con le prestazioni peggiori.

Per quanto riguarda gli edifici non residenziali, gli Stati dovranno fissare soglie minime di prestazione energetica tali da intervenire sul 16% peggiore del parco immobiliare entro il 2030 e sul 26% peggiore entro il 2033.Sono previste esenzioni,per esempio per edifici storici, seconde case o casi in cui i costi risultino sproporzionati.

Cambiano anche le nuove costruzioni.Dal 1° gennaio 2028 gli edifici nuovi di proprietà pubblica dovranno essere a emissioni zero;dal 1° gennaio 2030 il requisito varrà per tutti i nuovi edifici. Per quelli oltre i 1.000 metri quadrati di superficie coperta, dal 2028 dovrà essere indicato anche il potenziale di riscaldamento globale lungo il ciclo di vita, dato chedal 2030 sarà richiesto per tutte le nuove costruzioni.

Passando al fotovoltaico, gli impianti solari saranno richiesti sui nuovi edifici pubblici e non residenziali con superficie coperta utile superiore a 250 metri quadrati entro la fine del 2026. Seguiranno gli edifici pubblici esistenti in base alla superficie, gli edifici non residenziali sottoposti a ristrutturazioni importanti e, dal 31 dicembre 2029, i nuovi edifici residenziali e i nuovi parcheggi coperti adiacenti agli edifici.

La direttiva interviene anche sugli strumenti per chi deve ristrutturare.Gli attestati di prestazione energetica dovranno diventare digitalie più comparabili tra Paesi, mentre il nuovo “passaporto di ristrutturazione” servirà a indicare una sequenza di interventi per portare un edificio verso le emissioni zero. Lo strumento sarà volontario, salvo scelta diversa dei singoli Stati.

Sul riscaldamento l’Unione aveva già fissato un limite preciso:dal 1° gennaio 2025 non possono più esserci incentivi finanziari per nuove caldaie autonome alimentate da combustibili fossili(direttiva che ha già causato la procedura d’infrazione per l’Italia). La sostituzione degli impianti esistenti resta legata ai piani nazionali.

Entro fine anno l’Italia dovrà presentare il suo piano di ristrutturazione,così come tutti gli Stati membri. Che però saranno in grado di consegnare il piano definitivo di ristrutturazione generale. Invece,l’Italia non ha mai presentato nemmeno la prima proposta.

Lucia Abbatantuono

Lucia Abbatantuono

Giornalista pubblicista. Laurea cum laude in Scienze Politiche Economico/Internazionali. Master ISSMI - Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze. Stagista UNESCO e ricercatrice per i Ministeri dell'Interno e della Difesa. Analista al Centro Alti Studi per la Difesa. Esperta di politica militare e diritto internazionale. Funzionario della Pubblica Amministrazione. Appassionata di letteratura, storia e musica classica, è pianista per diletto. Ha pubblicato un romanzo e alcune antologie poetiche. Oggi scrive anche per Lagiustizia.net, Stampa Parlamento, Corriere Nazionale, Mondoperaio, Il Chaos e L'Autiere. Moderatrice e relatrice in dibattiti accademici sul diritto internazionale. Socia del torinese Club di Cultura Classica e Movimento Socialista Liberale. Aderente a Reporters sans frontières e al Movimento Federalista Europeo.