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:Dietro ogni dose venduta c’è qualcuno che paga. Quel denaro consente di acquistare nuove partite di stupefacenti, remunerare i distributori e mantenere in funzione l’intera filiera. Per questo, dopo le venti misure cautelari eseguite nell’ambito dell’inchiesta sul traffico di droga nella Valle Peligna, l’attenzione potrebbe concentrarsi anche sulla clientela della rete.

Non soltanto venditori, fornitori e luoghi dello spaccio, dunque, ma anche gli acquirenti. Secondo indiscrezioni ancora da verificare, tra i clienti figurerebbero dipendenti comunali, commercianti, professionisti e politici conosciuti in città. Informazioni che, se confermate, aprirebbero un ulteriore fronte investigativo, portando gli accertamenti dentro ambienti apparentemente lontani dalle piazze dello spaccio.

## Il mercato esiste perché qualcuno lo finanzia

Il nodo centrale è il rapporto tra domanda e offerta. Gli acquisti ripetuti garantiscono liquidità, rendono possibili nuovi approvvigionamenti e sostengono la continuità dell’attività di vendita. Il consumo, quindi, non è estraneo al circuito economico descritto nell’inchiesta: ne rappresenta il punto di arrivo e, attraverso il denaro, alimenta il ciclo successivo.

Questo, naturalmente, non significa che ogni assuntore faccia parte dell’organizzazione. Ma pone una questione di responsabilità sociale, soprattutto quando riguarda persone con reddito, relazioni e ruoli riconoscibili nella comunità. La posizione professionale o sociale non elimina il contributo economico che gli acquisti possono offrire al mercato illegale.

## Attesa per gli interrogatori di garanzia

Il prossimo passaggio sarà rappresentato dagli interrogatori di garanzia, attesi nei prossimi giorni per le diciannove persone sottoposte a custodia cautelare in carcere e per l’unica destinataria degli arresti domiciliari.

Gli inquirenti potrebbero utilizzare le eventuali dichiarazioni per approfondire rapporti, contatti e modalità di distribuzione. Le risposte degli indagati potrebbero fornire elementi sui clienti abituali, sulla frequenza delle consegne, sui sistemi di pagamento e sulla gestione dei crediti.

Non è possibile anticipare chi deciderà di parlare né quali indicazioni potranno emergere. Ogni elemento dovrà essere verificato e valutato dagli investigatori e dall’autorità giudiziaria. Tuttavia, eventuali riscontri potrebbero contribuire a ricostruire una parte del mercato ancora non completamente definita.

## Consegne a domicilio e contatti protetti

Secondo quanto riportato nell’ordinanza, la distribuzione sarebbe avvenuta anche attraverso consegne a domicilio e contatti gestiti tramite applicazioni dotate di sistemi di crittografia. Un’organizzazione che avrebbe consentito di raggiungere gli acquirenti senza costringerli a esporsi nei luoghi tradizionalmente associati allo spaccio.

La gestione della clientela, sempre secondo la ricostruzione accolta dal gip, avrebbe compreso regole sugli incassi e scambi di informazioni sui debitori. Chi non saldava quanto dovuto non avrebbe potuto ottenere altra droga rivolgendosi ad altri membri della stessa rete.

Sono aspetti che descrivono un’attività strutturata, nella quale il rapporto con gli acquirenti avrebbe avuto un ruolo preciso: garantire le vendite, recuperare il denaro e finanziare nuovi rifornimenti.

## I nomi conosciuti e la necessità di verifiche

Le informazioni sulla presenza di clienti appartenenti a categorie professionali e sociali note della città restano, al momento, da verificare. Non è possibile stabilirne il numero, l’identità o le eventuali responsabilità sulla base di semplici indiscrezioni.

Il tema, però, va oltre la curiosità per i nomi. Se confermata, la presenza di una clientela abituale composta anche da persone con incarichi pubblici, attività commerciali o professionali mostrerebbe quanto il mercato della droga possa penetrare nel tessuto sociale, intercettando risorse anche al di fuori delle situazioni di marginalità.

Gli approfondimenti dovranno chiarire proprio questo aspetto: quanto fosse ampia e stabile la domanda e quale peso avesse nel sostenere gli affari ricostruiti dagli investigatori.

## Colpire la rete e ricostruire la domanda

Disarticolare una rete di spaccio significa interrompere forniture, distribuzione e flussi di denaro. Comprendere chi acquistava, con quale frequenza e attraverso quali canali può aiutare a misurare la solidità del mercato e la sua capacità di riorganizzarsi dopo gli arresti.

La dimensione finora documentata dall’ordinanza riguarda Sulmona e la Valle Peligna, con collegamenti verso fornitori esterni. Un eventuale ampliamento degli accertamenti ad altri centri dell’Abruzzo interno e della provincia dell’Aquila dovrà comunque emergere da elementi concreti e verificati.

Per ora, il passaggio decisivo resta quello dei prossimi atti investigativi. Dopo il colpo alla struttura dello spaccio, l’attenzione potrebbe spostarsi sul denaro che ne garantiva il funzionamento e sulle persone che, acquisto dopo acquisto, avrebbero contribuito ad alimentare il mercato.

Massimo Carugno

Massimo Carugno

Direttore Responsabile. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Ha scritto quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale e della Giustizie.net