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In un video su Facebook la consigliera regionale Marianna Scoccia annuncia il bonus caldaie della Regione Abruzzo: «3 milioni di euro» per sostituire i vecchi impianti, un contributo «che va da 3 mila fino ai 15 mila euro», un’opportunità «per tutti coloro che vogliono sostituire vecchi impianti di riscaldamento». Il bonus caldaie in Abruzzo esiste davvero, e fa bene chi lo fa conoscere. Lo sportello è aperto dal 19 ottobre e resta aperto fino a esaurimento dei fondi. Ma chi legge l’avviso scopre due cose che nel video non ci sono: «per tutti» è la parte meno vera del messaggio, e per avere i soldi servono due pratiche, una con la Regione e una con il GSE.

Bonus caldaie Abruzzo: vecchia stufa a legna, pompa di calore e pile di moduli, con un fotogramma del video di Marianna Scoccia

Bonus caldaie, cosa dice l’avviso della Regione Abruzzo

I soldi, per la precisione, sono 3,5 milioni di euro, mezzo milione in più di quanto detto nel video. Non sono fondi della Regione: vengono dal Ministero dell’Ambiente, che con l’Accordo di programma sulla qualità dell’aria (firmato il 31 luglio 2024) ha assegnato all’Abruzzo 5 milioni. Un milione è andato agli abbonamenti al trasporto pubblico per i lavoratori, di cui abbiamo già scritto. Il resto va alle caldaie.

Il bonus caldaie in Abruzzo non viaggia da solo. Si somma al Conto Termico 3.0 del GSE e, insieme, può coprire fino al 100% della spesa. Il testo aggiornato con la determinazione DPC025/318 del 29 settembre fissa questi tetti massimi per la quota regionale, IVA compresa:

  • stufa a biomassa 5 stelle: 3.000 euro;
  • termocamino 5 stelle: 4.000 euro;
  • caldaia a biomassa 5 stelle: 5.000 euro;
  • sistema ibrido: 5.000 euro;
  • pompa di calore: 6.000 euro;
  • pompa di calore con fotovoltaico e accumulo: 15.000 euro.

Quindi la forbice «da 3mila a 15mila» è corretta. Però sono i due estremi di sei voci diverse. È come il cartello «saldi fino al 70%»: vero, ma di solito sul capo che non cercavi.

Il bonus caldaie in Abruzzo non è per tutti

Il primo filtro del bonus caldaie in Abruzzo è il vecchio impianto. Si può rottamare soltanto un apparecchio a legna o pellet fino a 35 kW, di classe non superiore a 4 stelle o senza certificazione, oppure una caldaia a gasolio. Chi ha la caldaia a metano o a GPL resta fuori. Non è una svista: il bando nasce per togliere le polveri sottili dei camini e delle stufe vecchie, non per rinnovare tutte le caldaie.

Il secondo filtro riguarda i 15mila euro. Spettano solo se la pompa di calore con fotovoltaico prende il posto di un camino aperto, di un termocamino, di una caldaia a gasolio o di un generatore a biomassa collegato all’impianto di casa. Una semplice stufa non basta. La Regione lo spiega nelle FAQ: togliere una stufa a pellet migliora poco l’aria, mentre il vantaggio economico sarebbe molto alto. Anche il fotovoltaico ha un tetto, cioè 2.000 euro per kWp fino a 6 kWp, e deve servire solo alla pompa di calore.

Il terzo filtro è il più importante. Senza l’ammissione al Conto Termico 3.0 non arriva nemmeno il contributo regionale. In più, chi chiede il bonus regionale deve impegnarsi a non usare detrazioni fiscali per lo stesso intervento. Niente ecobonus, niente bonus casa. Chi pensava di sommare tutto deve rifare i conti.

Due sportelli, due istruttorie, un solo cittadino

Questa è la parte che nessun video racconta. Il bonus caldaie in Abruzzo non è una domanda, sono due. E la seconda dipende dalla prima, anche se si presenta dopo. Ecco il percorso, nell’ordine in cui lo vive una famiglia.

  1. Regione, fase A. Si entra nello Sportello digitale con SPID o CIE e si carica il preventivo, con le voci separate. Serve anche una marca da bollo da 16 euro, da comprare in tabaccheria, annullare a penna e scansionare. Il risultato è un posto in elenco, «con riserva».
  2. I lavori. Si fanno e si pagano per intero, di tasca propria. Le fatture devono essere dettagliate, non «a corpo», e non possono superare il preventivo di oltre il 5%.
  3. GSE, Conto Termico. Entro 90 giorni dalla fine dei lavori si presenta la domanda su un altro portale, il Portaltermico del GSE, con una registrazione a parte. Servono schede tecniche, fatture, bonifici e, quando richiesto, l’asseverazione di un tecnico. Il GSE fa la sua istruttoria, può chiedere integrazioni e fare sopralluoghi. Se va bene, si firma e si ricarica la scheda-contratto.
  4. L’attesa. Bisogna aspettare la lettera di ammissione del GSE, perché senza quella la Regione non paga.
  5. Regione, fase B. Entro nove mesi dall’ammissione regionale si rendiconta tutto: lettera del GSE, fatture, bonifici, foto prima e dopo, dichiarazione di conformità, certificato di smaltimento del vecchio apparecchio. Chi elimina un camino aperto deve anche chiudere per sempre la canna fumaria, con foto e autocertificazione.
  6. Il rimborso. Solo dopo la verifica della Regione arriva il bonifico.

Due pratiche, due calendari

Sono due enti, due portali, due istruttorie e due pacchi di documenti in gran parte uguali. È come un rimborso spese che l’ufficio ti paga solo dopo che ti ha rimborsato l’assicurazione. Si compilano due moduli, si va in due uffici, e il secondo aspetta il primo.

Le regole, poi, non coincidono del tutto. Per la pompa di calore con fotovoltaico, per esempio, al GSE si chiede l’incentivo per la sola pompa, mentre alla Regione si mandano anche pannelli e batteria. Quindi servono preventivi e fatture divisi per voce, pensati fin dall’inizio per due destinatari diversi.

Infine c’è il calendario. I nove mesi della Regione partono dall’ammissione in elenco, ma i tempi del GSE non dipendono né dal cittadino né dalla Regione. Se l’istruttoria del Conto Termico si allunga, il termine regionale continua a correre. E l’avviso è chiaro: chi non rendiconta in tempo decade «automaticamente», senza altre comunicazioni.

Prima si paga, poi si viene rimborsati

Il bonus caldaie in Abruzzo, quindi, è un rimborso. Per una famiglia con ISEE basso, anticipare 15 o 20mila euro per pompa di calore, pannelli e batteria non è un dettaglio. Eppure fino al 18 novembre la precedenza va proprio a chi ha un ISEE fino a 15mila euro. Mancano due settimane.

C’è poi un costo che il bando non rimborsa. Con due pratiche così, quasi nessuno le farà da solo: servirà un tecnico o un installatore che se ne occupi. Ma l’avviso esclude espressamente «consulenze e/o assistenza per la partecipazione al presente avviso». Le spese tecniche per i lavori sono ammesse, l’aiuto per districarsi tra Regione e GSE no. Chi delega qualcuno, inoltre, deve sapere che da quel momento tutte le comunicazioni della Regione arrivano al delegato.

Bonus caldaie in Abruzzo, i conti della coperta

Con 3,5 milioni si finanziano circa 230 interventi al tetto massimo di 15mila euro, oppure poco più di 1.150 stufe da 3mila. Il numero vero starà nel mezzo, e su tutta la regione. Per questo la procedura è a sportello: conta l’ordine d’arrivo, e chi arriva dopo l’ultimo euro non ha diritto a niente. Lo scrive l’avviso stesso.

C’è anche una questione di tempi. L’accordo con il Ministero è del luglio 2024, il decreto che assegna i fondi del luglio 2025 e l’avviso del luglio 2026. Lo sportello, previsto prima per il 15 settembre e poi per il 1° ottobre, ha aperto il 19 ottobre. Sono serviti due anni per arrivare dalla firma alla prima domanda.

Per onestà: quello che funziona

Il bonus caldaie in Abruzzo, però, ha diversi meriti. Le spese valgono dal 23 luglio, quindi chi ha già fatto i lavori in estate non è escluso. Le domande si possono fare prima di aprire il cantiere, così si sa subito se c’è posto in fila. Anche sul fronte GSE qualcosa si semplifica: chi sceglie un apparecchio dal catalogo dei prodotti prequalificati ha un iter più snello, e sotto i 15mila euro il Conto Termico arriva in un’unica rata.

Inoltre c’è una clausola utile: se il GSE finisce i fondi del Conto Termico, la Regione rimborsa il 100% della spesa ammissibile, calcolando anche la quota del GSE al 40%. Infine la scelta di colpire camini e gasolio è coerente con l’obiettivo. Secondo ARPA, l’aria in Abruzzo nel 2025 è migliorata, ma le nuove regole europee al 2030 sono più severe e la legna bruciata male è tra le prime fonti di polveri sottili.

Le domande che restano

La prima domanda riguarda la burocrazia. L’avviso stesso prevede un possibile scambio di dati tra Regione e GSE. Allora perché il cittadino deve caricare due volte le stesse fatture, gli stessi bonifici e le stesse schede tecniche? E chi lo tutela se il GSE impiega più del previsto e i nove mesi scadono?

Poi ci sono i numeri. Quante domande sono già arrivate dal 19 ottobre? Quante vengono da famiglie con ISEE sotto i 15mila euro? E quanti dei 3,5 milioni sono già prenotati? Sono numeri che lo Sportello digitale conosce. Pubblicarli ogni mese aiuterebbe i cittadini a capire se vale la pena chiedere un preventivo. Inoltre direbbe se una misura nata per le famiglie più esposte arriva davvero a loro.

Nel frattempo, a chi ha visto il video consiglio una cosa semplice. Prima di chiamare l’installatore, controllate cosa avete in casa. Se è un camino aperto, una vecchia stufa a legna o una caldaia a gasolio, il bonus caldaie in Abruzzo fa per voi. Se è una caldaia a metano, purtroppo no.

Fonti: Regione Abruzzo, avviso e determinazione DPC025/318 del 29/09/2026, FAQ aggiornate, comunicato del 21/07/2026; GSE, Conto Termico 3.0.

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Alessandro Angelone

Svolgo la professione di Dottore Commercialista e di Revisore Contabile. Mi interessa molto la materia della Finanza Pubblica. Sono appassionato di tecnologia. Sempre pronto al confronto!