
Sulmona – I colori dei Borghi e dei Sestieri sventolano in città da più di un mese e mezzo, quando è iniziato ufficialmente il calendario della Giostra Cavalleresca di Sulmona. Il weekend del 6 e del 7 giugno ha avuto luogo la XXIII edizione della Cordesca, la Giostra Cavalleresca dei bambini e dei ragazzi, che ha animato il centro storico e lo stadio comunale “Francesco Pallozzi” con cortei storici e gare all’anello. A conquistare il Palio 2026 è stato il Borgo Pacentrano, che nella finalissima ha superato il Borgo San Panfilo per 3 vittorie a 1, aggiudicandosi il quinto titolo della propria storia. Un appuntamento che ha confermato il valore della Cordesca come momento di crescita, tradizione e partecipazione per le nuove generazioni della Giostra Cavalleresca di Sulmona.
Lo scorso finesettimana quello del 18 e 19 luglio ha preso vita la XXIV Giostra Cavalleresca d’Europa della Pace e la XVIII Giostra dei Borghi più Belli d’Italia che hanno riportato Piazza Garibaldi al centro dell’incontro tra popoli, culture e tradizioni, con delegazioni provenienti da Inghilterra, Grecia, Germania, Croazia, Repubblica Ceca, San Marino e Sardegna, insieme ai Borghi più Belli d’Italia e ai sette Borghi e Sestieri cittadini. Ad aprire il corteo storico sono stati i bambini della Cordesca, con uno striscione dedicato alla pace, seguiti da una delegazione della Fanfara dei
Bersaglieri, che ha reso omaggio al Monumento ai Caduti in piazza Carlo Tresca seguito da centinaia di figuranti in costume rinascimentale. La Giostra d’Europa della Pace, ispirata alla figura di Celestino V, ha rinnovato il messaggio di dialogo, accoglienza e fratellanza tra i popoli, valori incarnati dal Pontefice del Perdono e della riconciliazione, ai quali la manifestazione è dedicata. Al termine delle sfide, la delegazione di Zante (Grecia) ha conquistato il Palio europeo, mentre Anversa degli Abruzzi si è aggiudicata quello dei Borghi più Belli d’Italia.
Ieri sera sono continuate le emozioni, le tradizioni e il senso di appartenenza con il Corteo di Sfida e Saluto aprendo ufficialmente la XXX edizione della Giostra Cavalleresca. I rappresentanti dei sette Borghi e Sestieri si sono dati appuntamento ai piedi del complesso monumentale della Santissima Annunziata dove davanti a cittadini e visitatori, è stato rinnovato il tradizionale Bando di Sfida. Attraverso le parole del Mastrogiurato, la massima autorità di gara, i Capitani e le Capitane hanno presentato il loro cavaliere e “lanciato il guanto di sfida” ai rispettivi avversari, promettendo una competizione leale e coraggiosa in vista delle gare del 25 e 26 luglio in Piazza Garibaldi.
Un format diverso quello di ieri, che come ha ben detto a conclusione della serata il presidente dell’Associazione Giostra Cavalleresca di Sulmona, Maurizio Antonini: “a differenza dell’edizioni passate che hanno avuto luogo in Piazza Garibaldi, quest’anno abbiamo riportato l’evento dentro le mura storiche”, ringraziando l’impegno e il lavoro di tutti i volontari e i soci della Giostra, dei Borghi e dei Sestieri.
Domani mattina prenderanno il via le prove in attesa di sabato e domenica, quando andrà in scena il meraviglioso spettacolo della nostra rievocazione storica
Presente l’immancabile Domenico Taglieri, presidente onorario della Giostra, ricordando l’impegno della Regione nei confronti dell’evento, uno dei simboli della città di Sulmona e dell’importanza di fare conoscere la nostra realtà oltre i confini territoriali, esordendo:
Dopo quindici anni abbiamo raggiunto un traguardo importante con la presentazione di una proposta di legge regionale per riconoscere il valore di questa manifestazione e garantirle stabilità anche sotto il profilo economico. In autunno continueremo questo percorso di valorizzazione e tutela della manifestazione conferendo la cittadinanza onoraria a Beppe Convertini, che potrà diventare testimonial della Giostra a livello nazionale. Viva la Giostra evviva Sulmona!
E difatti, Sulmona è viva, i giorni che stiamo vivendo in questo periodo dell’anno sono fra i più belli. Mi dispiace per chi continua a vedere questa manifestazione come un problema e non come una risorsa, della serie: “ogni anno la stessa cosa!” oppure “chiudono mezza città e la piazza e inaccessibile” o ancora “non sopporto ‘sti tamburi” ed ancora “il popolo della Giostra se la canta e se la suona” ed anche “ Ij me ne vaj a lu mar!”. Una mentalità questa che sicuramente non fa bene alla città, se penso al Palio di Siena, al pubblico che acquista biglietti profumatamente un anno prima, alle strutture ricettive in sold out, e ai cittadini entusiasti, la prima cosa che mi viene da dire è: non ho mai sentito parlare male del Palio, sopratutto da un senese. Non perché io sia di parte, o meglio, perché sia cresciuta nella Giostra, ma perché ne vedo l’incredibile potenziale, e il Professor Gildo di Marco, l’ideatore della Giostra Cavalleresca di Sulmona in chiave moderna, lo sapeva bene. La Giostra è storia, è la storia della nostra città, sono i nostri palazzi storici, le mura monumentali che testimoniano un passato di una città importante. Sono i Borghi e i Sestieri di cui era formata, e in cui era divisa, le porte del nostro centro storico ne portano ancora il nome! Sono le nobili famiglie, sono l’onore. Gli artigiani e gli antichi mestieri.
Capisco che far parte del popolo della Giostra non è come invece viverla da spettatore, ma una cosa è certa che chi la vede per la prima volta s’innamora per lo spettacolo che è che dà. Dai costumi realizzati a mano a regola d’arte, ai volti dei figuranti, alla bravura dei musici e degli sbandieratori, ai piccoli dettagli.
Quelli che fanno la differenza, che catturano l’occhio e che esprimono bellezza. I capelli intrecciati che accomunano le tamburine, la camminata allo stesso passo solenne, l’acconciatura perfetta delle dame, la scarpa e lo stivale di pelle tirate a lucido dei capitani, la spada ricamata e impreziosita degli armigeri, la piuma che sbuca dal velluto del cappello dei nobili… E potrei continuare per ore, perché di piccoli dettagli la Giostra ne è piena, a partire da Piazza Garibaldi, una delle piazze più grandi d’Italia, che durante la Giostra è una delle più belle d’Italia, il circuito di gara ad 8, o all’infinito se vogliamo, su un terreno ricoperto totalmente di sabbia, ospita l’emozionante corsa all’anello.
Qui avviene la magia per cui si è lavorato: le sfide, le gare, la suspence, la speranza, la gioia, la paura, l’attesa, la vittoria e la sconfitta. I cavalieri a singolar tenzone si sfidano fino all’ultimo secondo cercando di prendere con la loro lancia più anelli possibili (botte) con il maggior punteggio possibile (ad ogni anello corrisponde un punteggio, il più grande uno, il medio due, il piccolo tre) nel minor tempo possibile. Chi vince, vince il Palio dell’edizione in corso. Una gioia indescrivibile per il Sestiere o per il Borgo. Quello che però spesso sfugge al sulmonese bigotto citato prima o al criticone di turno è l’immenso lavoro che c’è dietro l’incredibile spettacolo della Giostra. Ore, ore, ore ed ore di totale dedizione. Un lavoro di un anno intero per un atteso evento di pochi giorni. Ore di prove, tante prove, per la coreografia, per il suono a tempo, per il giusto coordinamento. Ore ed ore di taglia e cuci, di lava e stira, di tanti preparativi. Ore di riunioni, di acquisti, di bilanci, di eventi collaterali. Di cene, cucina, servizi. Di allestimento, di monta e smonta. Tutto senza scopo di lucro. Senza chiedere né tantomeno volere un centesimo. Lo si fa per amore, per passione, perché ci si crede. E se oggi la Giostra Cavalleresca è viva, va avanti e continua a dare lustro alla città di Sulmona è grazie all’impegno incessante delle associazioni dei Borghi e Sestieri.
Dove sono una famiglia, dove si è ben accolti, dove la parola inclusione non è un concetto astratto ma la chiave che apre la vita al volersi bene. Dove ci sente parte di un qualcosa che è un tutto. Nessuna discriminazione di origini, di sesso, di handicap. Siamo tutti uguali. Abbiamo a cuore gli stessi colori, e allo stesso tempo siamo tutti sotto lo stesso stemma di S.M.P.E.
La Giostra insegna, insegna la storia della città, insegna l’importanza delle tradizioni, dell’identità, di far parte di una comunità. Insegna l’associazionismo, l’essere al servizio, l’importanza della partecipazione, del fare gruppo, dell’essere insieme. Insegna sin da bambini ad affrontare la sfida dell’essere adulti, perché si apprende il senso dell’impegno, della parola data, della costanza, della responsabilità, del sacrificio.
E sì, siamo lontani anni luce dalle inutili affermazioni sentite: “è solo arrosticini e el tipitipitero”. Certo sarebbe bello rivivere e rivedere alcune scuole come quelle degli armigeri e delle danzatrici che negli ultimi anni sono mancate. Certo sarebbe bello arricchire la manifestazione con altre iniziative che ne ricalchino il valore storico. Certo si può lavorare meglio in termini di comunicazione e sponsorizzazioni, siamo comunque d’accordo che volere è potere e che l’unione fa la forza, quindi chapeau a tutti coloro che lavorano dietro le quinte e in primo piano per questo gioiello che è la Giostra Cavalleresca di Sulmona. Appuntamento sabato 25 e domenica 26 a partire dalle ore 16.00 lungo Corso Ovidio per ammirare il corteo storico e dalle ore 18.00 in Piazza Garibaldi per assistere alle sfide dei cavalieri, cavalieri alla lizza (in ricordo alla voce storica di Angelo Merola), che vinca il migliore!
(Foto credit: Sophia di Nicola, Giovanni Sarrocco, Ivana Caranfa e Michele Sinesio)
