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Le aree interne non sono soltanto luoghi da ricordare, ma territori da abitare, ascoltare e immaginare ancora. Il loro futuro dipenderà dalla capacità di trasformare il senso di appartenenza in responsabilità e cura quotidiana.

Al luglio dello scorso anno i ricercatori di Demoskopika affermavano:

L’overtourism non è più soltanto una sfida, ma è una priorità che investe la sostenibilità delle destinazioni italiane. Non riguarda solo l’esperienza del turista, ma condiziona anche la qualità di vita delle comunità locali. L’aumento del sovraffollamento è un 1 16 luglio 2025 campanello d’allarme che impone interventi urgenti e strategici: dalla regolazione dei flussi nei periodi di punta alla promozione di mete alternative, fino a incentivare in modo più efficace i viaggi lungo tutto l’arco dell’anno, valorizzando anche i mesi tradizionalmente meno turistici. In questa direzione – precisano i ricercatori dell’Istituto – Demoskopika offre dati puntuali e analisi territoriali per supportare i decisori pubblici in una governance più equilibrata.  Agire ora è l’unica strada per garantire che il turismo resti una risorsa e non si trasformi in un fattore di crisi per i territori e per le generazioni future.

Un tema che si ripropone da tempo e che, da campanello d’allarme, sta diventando una vera e propria emergenza italiana che riguarda sempre più città.

L’indagine dell’Istituto di ricerca sottolinea come ai “sette sistemi turistici provinciali già in vetta nel 2024, Rimini, Venezia, Bolzano, Livorno, Napoli, Trento e Verona, si affiancano quest’anno anche Milano, Roma e Trieste”.

Flussi di persone e turisti oltre la media che generano problematiche di sostenibilità, sicurezza e rispetto delle comunità residenti che cercano di difendersi come possono installando, ad esempio, dei tornelli.

In tal senso da ricordare il caso in Val Gardena (provincia di Bolzano), i proprietari dei terreni privati hanno installato un tornello con tanto di pedaggio a 5 euro sul sentiero che porta al celebre punto panoramico delle Odle.

In questo quadro che preoccupa un po’ anche gli ambientalisti, l’Abruzzo come sta?

La nostra regione ha toccato un altro record con il raggiungimento della quota di 8,8 milioni di presenze nel 2025.

Rispetto al 2024 i dati turistici del 2025 indicano tutti segno positivo: quello complessivo segna +23,29 % sulle presenze e +17,97% sugli arrivi; quello relativo al mercato estero segna +40,67 per le presenze e + 34% per gli arrivi

Il dato territoriale disaggregato segna il boom della provincia dell’Aquila con un +32,13 per le presenze e un +23,77 per gli arrivi.

Per le altre province, l’incremento più alto dopo L’Aquila è quello di Chieti (+27,12 presenze e +15,44 arrivi), Pescara (+25,59 presenze +24,4 arrivi) e Teramo (+17,36 presenze e +10,58 arrivi).

Numeri in ascesa che dimostrano una maggiore attenzione per il nostro territorio che coinvolge anche le zone interne, piccoli e medi agglomerati urbani che rappresentano il cuore pulsante delle tradizioni di una regione come l’Abruzzo.

A proposito delle aree interne e del turismo, abbiamo voluto fare un piccolo viaggio immaginario in un’area abruzzese al confine con le Marche che regala paesaggi e scorsi ancora immersi nella natura più selvaggia: i Monti della Laga inseriti nel Parco Nazionale del Gran Sasso.

Domenico Cornacchia insieme a un pastore della Laga

Un viaggio nel quale ci siamo fatti accompagnare da una Guida Ambientale Escursionistica, Domenico Cornacchia di professione quality manager in un’azienda di packaging residente a Santa Rufina di Valle Castellana in provincia di Teramo.

È arrivata la bella stagione e si torna a parlare di overtourism nelle località montane: come rispettare l’ambiente e viverlo nel modo più sano possibile?

“L’overtourism non è un problema legato solo al numero delle persone, ma soprattutto al modo in cui si frequenta un luogo. La montagna non è un parco divertimenti: è un ambiente vivo, fragile, abitato. Rispettarla significa principalmente rispettare l’ambiente, non lasciare rifiuti, evitare schiamazzi inutili e comprendere che ogni luogo ha una propria identità e una propria comunità. Il turismo più sano è quello che genera valore reale per il territorio: affidarsi a guide locali, fermarsi nei piccoli bar e ristoranti, acquistare prodotti delle aziende del posto, rispettare i sentieri, ascoltare le storie delle comunità che abitano quei luoghi e tanto altro. Solo così il viaggio non diventa semplice consumo, ma occasione di incontro, conoscenza e restituzione”.

Da Guida Ambientale Escursionista, qualche consiglio sulla sicurezza in montagna anche durante la bella stagione?

“La bella stagione spesso porta a sottovalutare i rischi. In realtà il caldo, i temporali improvvisi, la scarsa preparazione fisica o un’attrezzatura non adeguata possono creare situazioni difficili. Consiglio sempre di pianificare l’escursione, verificare il meteo, portare acqua a sufficienza, indossare calzature adatte, avere con sé una giacca antipioggia, un piccolo kit di primo soccorso e informarsi bene su lunghezza, dislivello e difficoltà del percorso. È importante anche non partire troppo tardi e comunicare a qualcuno l’itinerario previsto. La prudenza non limita l’avventura, ma permette di viverla pienamente e in sicurezza”.

Turismo sostenibile: se ne parla tanto; per te cosa significa?

“Per me turismo sostenibile significa prima di tutto rispetto degli equilibri: ambientali, sociali ed economici. Non basta portare persone in un luogo; bisogna chiedersi che tipo di presenza si sta generando e quale beneficio rimane davvero al territorio. Un turismo è sostenibile quando non consuma i luoghi, ma li aiuta a vivere meglio: valorizza le comunità, tutela il paesaggio, sostiene le economie locali e costruisce relazioni durature tra chi arriva e chi abita”.

La bellezza dei Monti della Laga: indicaci tre mete che devono essere assolutamente visitate.

“È difficile scegliere, e sarebbe riduttivo indicarne soltanto tre. I Monti della Laga sono un mosaico di paesaggi, storie e comunità che meritano di essere scoperti nella loro interezza. Ci sono le grandi faggete, le numerose cascate, i prati sommitali, gli eremi nascosti, i borghi storici e le piccole frazioni che custodiscono tradizioni secolari. Ogni vallata ha caratteristiche proprie e offre esperienze diverse. Più che indicare tre mete, inviterei a percorrere questi luoghi con lentezza, lasciandosi guidare dalla curiosità. La vera ricchezza dei Monti della Laga non risiede in un singolo luogo simbolo, ma nell’insieme di natura, cultura, storia e umanità che si incontra lungo il cammino”.

Aree tra Abruzzo e Marche che 10 anni fa sono state colpite da un terribile sisma. Tu che vivi quei territori ogni giorno, cos’è cambiato e cosa invece è rimasto fermo?

“Il terremoto ha lasciato ferite profonde, non solo sugli edifici, ma soprattutto nelle persone e nel modo stesso di abitare questi luoghi. Ha interrotto abitudini, relazioni, presidi sociali, piccoli riti quotidiani. In alcuni paesi la ricostruzione materiale è partita con estremo ritardo, in altri fatica ancora a partire; ma la vera questione è che non sempre alla ricostruzione delle case corrisponde una ricostruzione della vita. Quello che è cambiato è la consapevolezza: oggi si parla molto di aree interne, di comunità, di restanza. Sono parole importanti, ma spesso anche abusate o utilizzate per finalità diverse. Il rischio è che diventino formule vuote, se non vengono accompagnate da azioni concrete. Quello che invece è rimasto drammaticamente aperto è il tema dello spopolamento, dei servizi che mancano, delle famiglie che fanno fatica a restare. Ricostruire i muri è necessario, ma non basta: un paese torna davvero a vivere solo quando tornano le persone, le scuole, il lavoro, le relazioni e la fiducia nel futuro”.

Cascata della Cavata

Cosa si può e si deve ancora fare?

“Bisogna continuare a investire nelle comunità residenti, ma con scelte vere e non solo con dichiarazioni di principio. Le abitazioni sono importanti, ma da sole non bastano. Servono servizi essenziali, scuole, trasporti, connessioni adeguate, opportunità di lavoro, sostegno alle piccole imprese, cura del territorio e una visione di lungo periodo. Le aree interne non devono essere considerate un problema da gestire, ma una risorsa strategica per il Paese. Del resto, se questi luoghi sono stati abitati e vissuti per secoli, non vedo perché non possano continuare a esserlo anche oggi, naturalmente in forme nuove e con strumenti diversi. Bisogna creare le condizioni affinché restare, tornare o arrivare in questi territori sia una possibilità reale, non un atto eroico. La vera ricostruzione sarà completa quando le persone potranno scegliere di vivere e investire qui non per nostalgia, ma perché esistono opportunità concrete di futuro”.

“A piedi da Ascoli al Ceppo. Diario di un territorio” è il tuo ultimo libro scritto con Gabriele Vecchioni e Narciso Galiè. Ne parliamo ai nostri lettori?

“È un libro che racconta molto più di un itinerario escursionistico. Attraverso quattro tappe abbiamo cercato di narrare un territorio fatto di paesaggi, paesi, storie, tradizioni e persone. È un viaggio lento tra Marche e Abruzzo, lungo antichi percorsi che per secoli hanno unito e continuano a unire comunità. Il cammino diventa quasi un filo conduttore per leggere il territorio: si parte dalla città, dal travertino di Ascoli, e si sale progressivamente verso l’arenaria, i boschi, le frazioni, i crinali e la montagna. Dentro ci sono descrizioni dei percorsi, ma anche memoria, incontri, immagini e riflessioni su luoghi che spesso attraversiamo senza conoscerli davvero”.

Quattro tappe diverse dunque, percorsi da consigliare a turisti e appassionati del trekking nella bella stagione?

“Sono itinerari adatti a chi desidera scoprire il territorio in modo autentico, lontano dai percorsi più affollati. Ogni tappa offre paesaggi diversi: dai travertini ascolani alle arenarie della Laga, attraversando paesi storici, boschi, vallate e luoghi ricchi di memoria. Naturalmente vanno affrontati con preparazione, valutando sempre distanze, dislivelli, meteo e condizioni dei sentieri. Non sono soltanto percorsi da “fare”, ma luoghi da ascoltare. È un itinerario che permette di conoscere il territorio passo dopo passo, con lentezza e consapevolezza. E, attraverso le pagine del libro, questo cammino può essere vissuto anche da casa, lasciandosi accompagnare dalle parole, dalle immagini e dalle storie dei luoghi attraversati”.

Quali eventi sui Monti della Laga consiglieresti agli appassionati e anche semplici curiosi di conoscere la zona?

“Per chi desidera conoscere i Monti della Laga e le sue aree limitrofe in modo accurato e diverso dai soliti spot, consiglierei di seguire il calendario del Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga. L’edizione 2026 prevede ben 52 eventi distribuiti nell’arco di diversi mesi tra Abruzzo, Marche e Lazio: escursioni, incontri culturali, convegni, laboratori, rievocazioni storiche, appuntamenti dedicati alle tradizioni locali e momenti di confronto con le comunità residenti. È un’occasione unica per entrare in contatto con l’anima più autentica di questi territori e comprenderne la storia, le difficoltà e le potenzialità. Accanto agli eventi del Festival, consiglierei anche di partecipare a qualche escursione guidata. Camminare insieme a chi conosce questi territori permette di coglierne aspetti che spesso sfuggono a uno sguardo superficiale e di comprendere meglio il legame profondo tra paesaggio, storia e comunità”.

Il Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga

Il Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga ci racconti questa rassegna itinerante, la più lunga d’Europa?

“Il Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga nasce dall’idea che la cultura possa essere uno strumento concreto di rigenerazione sociale e territoriale. È nato nei territori feriti dai terremoti del 2009 e del 2016 con l’obiettivo di aiutare le comunità a ritrovarsi, a collaborare e a costruire insieme nuove prospettive per il futuro. Oggi coinvolge oltre venti Comuni tra Abruzzo, Marche e Lazio e rappresenta una delle più importanti esperienze di partecipazione comunitaria dell’Appennino centrale. Non si tratta semplicemente di una rassegna di eventi, ma di un percorso condiviso che mette in rete cittadini, associazioni, scuole, amministrazioni, e realtà culturali. La particolarità del Festival è che i protagonisti sono le comunità stesse. Ogni evento nasce dal coinvolgimento diretto delle persone che vivono i paesi, recuperando memorie, tradizioni, sentieri, luoghi e relazioni umane. In questi anni abbiamo visto paesi riaccendere piazze, recuperare spazi comuni, riscoprire la propria identità e ritrovare un forte senso di appartenenza. Più che un Festival, lo definirei un laboratorio permanente di comunità: un’esperienza che prova a trasformare la fragilità dei nostri territori in relazione, partecipazione e nuova fiducia nel futuro. Se oggi tante persone continuano a credere che questi paesi abbiano ancora qualcosa da dire e da offrire, allora significa che stiamo andando nella direzione giusta”.

Dare spazio e riconoscere valore alle comunità presenti e, al contempo, consentire un ritorno e ripopolare il territorio: può essere la scuola il punto di incontro tra queste necessità?

“Assolutamente sì. La scuola è uno dei presidi più importanti delle aree interne. Non rappresenta soltanto un servizio, ma un luogo di comunità, di crescita e di futuro. Dove c’è una scuola c’è ancora una speranza concreta di permanenza delle famiglie. Quando una scuola chiude non si perde soltanto un edificio o un servizio: si perde l’identità e la continuità di una comunità. Negli ultimi anni se ne è parlato molto, ma ora servono azioni concrete. Le amministrazioni locali e gli enti preposti hanno, a mio avviso, anche un obbligo morale: fare tutto il possibile affinché la scuola resti un presidio vivo, capace di sostenere le famiglie che già abitano questi luoghi e di rendere il territorio attrattivo anche per chi desidera arrivare, trasferirsi e costruire qui una parte del proprio futuro”.

Santa Rufina di Valle Castellana

Ami viaggiare, hai visitato capitali e città del mondo; cosa ti spinge a tornare e a restare a Santa Rufina di Valle Castellana?

“Viaggiare mi ha insegnato che il valore di un luogo non dipende dalla sua dimensione, ma dalla sua identità. Ho avuto la fortuna di visitare alcuni dei luoghi più affascinanti del mondo, ma ogni viaggio mi ha insegnato ad apprezzare ancora di più la mia terra. A Santa Rufina ci sono le mie radici, la mia storia, gli affetti e quel senso di appartenenza che non si trova facilmente altrove. Restare non significa rinunciare al mondo, significa avere un luogo da cui partire e a cui tornare. E forse proprio chi viaggia molto comprende meglio il valore della propria casa”.

Un messaggio ai giovani che sono incerti tra il restare e l’andare via dalle loro piccole realtà d’origine.

“Direi loro di non vivere questa scelta come una contrapposizione. Partire può essere importante per studiare, lavorare, crescere e conoscere il mondo. Anch’io credo nel valore dell’esperienza e dell’apertura verso ciò che è diverso. Ma è altrettanto importante non perdere il legame con le proprie radici. Le competenze, le idee e le esperienze maturate altrove possono diventare una risorsa preziosa per il territorio da cui si proviene. Il futuro delle aree interne non dipenderà soltanto da chi resta, ma anche da chi un giorno sceglierà di tornare o di arrivare, portando nuove energie e nuove prospettive”.

Foto di copertina: La Montagna dei fiori (Monte Girella, 1814 metri)

Francesca Di GIuseppe

Francesca Di GIuseppe

Francesca Di Giuseppe nata a Pescara, giornalista con la passione per sport. Per cinque anni direttrice del free press PescaraPescara e titolare del blog postcalcium.it Autrice del saggio “L’evoluzione del gioco e il calcio femminile” (Lupi Editore); co-autrice del libro “Amati o amàti questione di accento” (Masciulli Edizioni). A ottobre del 2024 è uscito il primo romanzo sportivo “Ragione vs Sentimento la partita” (Poderosa Edizioni), curatrice dell’antologia “Abruzzo d’Autore”, autrice con Massimo Carugno del romanzo “I Leoni siamo noi" (onlus Antonio Padovani Edizioni), coordinatrice editoriale del libro “Quella notte, il mio Heysel” (Poderosa Edizioni) Speaker radiofonica su radiostart.it nel format “SportivamentEtica” condotta insieme ad Angelo Nicolò presidente Gladius Pescara Centro Tecnico AC Milan.