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The end

Massimo Carugno

DiMassimo Carugno

25 Maggio 2026 — 06:32 #Italia

È finito, ed è finita, almeno per qualcuno.

Per meriti nerazzurri, ma anche per demeriti delle rivali, la lotta al vertice è stata archiviata con sbadigli a metà marzo.

La squadra di Marotta e Chivu si è ritrovata in una cavalcata solitaria potendosi anche permettere il lusso di inanellare tre pareggi nelle ultime cinque partite.

E così l’Inter ha completato la sua noiosissima marcia verso il tricolore aiutata dalle possibili concorrenti squagliatesi quando il clima era ancora freddo e la primavera tardava a fare capolino.

A mettere pepe a al campionato ci ha pensato la volata per la champions.

Questa sì che avvincente fino all’ultima giornata.

Cinque squadre per tre posti che si sono decisi solo ieri, all’ultima giornata.

E giusto perché di suspense non ce n’era abbastanza il collegamento televisivo si è aperto con i fatti di Torino e con le squadre bloccate negli spogliatoi perché il piccolo manipolo di ultrà Juventini non voleva che la partita si giocasse.

Come se la cosa avesse potuto aiutare il tifoso bianconero ricoverato in ospedale in codice rosso per un trauma cranico subito durante gli incidenti.

Magari una seria riflessione sulla assurdità degli scontri tra tifoserie sarebbe stata più utile.

Risultato che la partita è iniziata con un’ora di ritardo scardinando l’assurdo principio della contemporaneità al millesimo di secondo.

Assurdo perché i tatticismi si fanno a risultato acquisito delle avversarie e, poiché l’unica cosa che non si può garantire è che le partite finiscano tutte allo stesso momento, se una comincia 5 minuti dopo o 10 minuti prima, non cambia niente.

È finita che, oltre al Napoli, in Champions ci vanno Roma e Como, mentre le blasonate Juve e Milan restano al palo.

Tutto è successo a metà marzo, come per lo scudetto.

La Roma, che nella diatriba Ranieri – Gasperini sembrava cotta e stracotta, ha iniziato una marcia costante e puntuale e il Como ha adottato la tattica delle formichine, un punticino alla volta.

Risultato è che in champions, a difendere i colori patri, ci andranno una esordiente totale e una squadra che, una volta che riuscì ad andare in finale tra l’altro nella sua città, se la fece addosso davanti a Grobbelar e Rush regalando alla corrazzata del Liverpool una coppa senza neanche dover faticare troppo. Anno domini 1984.

Ma le due squadre hanno raccolto quel che hanno meritato.

Come Milan e Juve.

I bianconeri hanno balbettato per tutto il campionato non raccogliendo sempre il risultato nonostante il gioco vivace e gradevole che le ha dato Spalletti.

Discorso diverso per il Milan.

Fino a metà marzo era solida al secondo posto addirittura con le non mal riposte ambizioni di poter  insidare l’Inter nella corsa scudetto.

Il derby le è stato fatale. Da quella vittoria la squadra, che sino ad allora aveva perso solo due partite ed era considerata la difesa più solida di tutto il campionato, ha subito 6 sconfitte in 10 partite di cui 3 in casa con Udinese, Atalanta e Cagliari, e ne ha vinte appena 3.

Nonostante questo disastro, però, ieri le sarebbe bastato un pareggio contro un Cagliari ormai pago e senza nessun interesse di classifica.

Ma la vergogna non ha limiti. Dopo il vantaggio iniziale il Milan, invece di far del Cagliari un solo boccone, si è letteralmente involuto, ha subito gli avversari senza ritegno e ha giustamente perso la partita.

Un fallimento totale, per il tecnico e per la squadra che non è stata capace di mostrare le palle al momento opportuno.

Ma anche per la dirigenza, proprietario in testa.

Ora si annuncia una rivoluzione globale.

Una cosa è certa. Dalla cacciata di Maldini la squadra rossonera è all’ennesimo anno zero.

Qualche domanda fatevela e datevi pure la risposta.

Ça va sans dire.

 

 

 

 

 

 

Massimo Carugno

Massimo Carugno

Direttore Responsabile. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Ha scritto quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale e della Giustizie.net