In un’epoca segnata da una drammatica accelerazione tecnologica e da emergenze educative sempre più evidenti, il disagio giovanile non è più un’ipotesi astratta, ma una ferita aperta che attraversa i nostri territori, riempiendo quotidianamente le cronache di solitudini, devianze e faticose integrazioni.
Di fronte a questo scenario, la Chiesa non può rassegnarsi al ruolo di semplice spettatrice o limitarsi a una sterile condanna morale. Deve, al contrario, assumere la postura scomoda e profetica di chi si china sulle ferite per curarle.
È proprio da questa consapevolezza che scaturisce il quinto Convegno Diocesano dedicato alla tutela dei minori, in programma per sabato 7 novembre 2026, alle ore 16:30, presso l’Auditorium “San Panfilo” in viale Roosevelt a Sulmona.
L’evento, promosso dalla Diocesi di Sulmona-Valva e dal Servizio Diocesano Tutela Minori e persone vulnerabili – in linea con il programma annuale della CEI e con il tema della VI Giornata Nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi – reca un titolo che è già, di per sé, un manifesto programmatico: “Ascolto che cura. Tutela dei minori, Comunità Educante e cambiamenti culturali”.
La scelta di focalizzare l’attenzione sugli adolescenti e sui giovani nasce da una rigorosa analisi della realtà locale. Negli ultimi due anni, la nostra Comunità Diocesana e civile ha registrato un mutamento profondo nelle dinamiche relazionali, non di rado aggravato dalle difficoltà di integrazione con i nuovi nuclei familiari immigrati.
Si avverte l’urgenza di strutturare modelli di Safeguarding che non siano puramente difensivi o burocratici, ma che sappiano leggere e intercettare i cambiamenti in atto.
“Non basta redigere protocolli o indignarsi per le derive della cronaca”, sottolinea il Vescovo di Sulmona-Valva, Mons. Michele Fusco, che aprirà i lavori con i saluti istituzionali. “La vera tutela dei minori inizia quando una comunità cristiana e civile decide di fermarsi e prestare un ascolto reale, privo di pregiudizi, alle grida spesso silenziose dei nostri ragazzi. L’ascolto non è mai un atto passivo: è il primo, fondamentale passo per ricostruire l’alleanza tra generazioni. Dobbiamo tornare a essere comunità in cui nessuno si senta solo, in cui la vulnerabilità non sia uno stigma, ma il luogo teologico in cui si manifesta la carità più autentica”.
La costruzione di questo “ascolto che cura” esige inevitabilmente una sinergia operativa. Come ha ricordato più volte Papa Francesco, “nessuno si salva da solo”.
Da qui la scelta strategica del Servizio Diocesano di “fare rete” con le istituzioni e le forze sociali del territorio. I saluti istituzionali vedranno infatti la partecipazione, oltre che del Vescovo, del Sindaco di Sulmona, Avv. Luca Tirabassi, del Presidente della Società Cooperativa Sociale “Horizon Service”, Gennarino Settevendemie, e del Comandante della Compagnia dei Carabinieri, Magg. Toni Di Giosia.
Il cuore scientifico e pastorale del convegno sarà affidato a due interventi di primissimo piano. La Dott.ssa Emanuela Vinai, Coordinatrice del Servizio Nazionale Tutela Minori e adulti vulnerabili della CEI, offrirà una lucida analisi dal titolo provocatorio: “Tutti parlano, ma chi ascolta? Adolescenti e solitudini (non solo digitali)”. A seguire, per ancorare la riflessione alla concretezza del territorio, interverrà la Dott.ssa Francesca Russo, membro del Consiglio Direttivo Nazionale CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia) e Vicepresidente della “Horizon Service”, con la relazione “Tessere la rete dell’ascolto: indagine nazionale e prassi locali”.
“Abbiamo deciso di focalizzare l’attenzione sui giovani e sui loro bisogni emergenti per offrire loro ‘spazi di parola’ reali e sicuri, specialmente di fronte alle difficili situazioni di disagio e all’abuso”, dichiara la Dott.ssa Lucia Colalancia, Referente del Servizio Diocesano Tutela Minori e adulti vulnerabili. “Vogliamo promuovere un ascolto capace di ‘ricostruire ponti e spazi di cura’, affinché l’autenticità relazionale possa generare vere Comunità Educanti, pronte ad accogliere chi soffre condividendo responsabilità e compartecipazione”.


