Il Comune di Sulmona rinuncia alla costituzione di parte civile nel procedimento penale per gli abusi edilizi nella villa di via Tratturo. Lo ha deciso la giunta comunale di Palazzo San Francesco, guidata dal sindaco Luca Tirabassi, che ha conferito l’incarico all’avvocata Marina Fracassi per diffidare i cinque imputati e sospendere i termini di prescrizione nell’ottica di un’eventuale azione risarcitoria. Sul filone penale tuttavia il Comune non intende chiedere i danni come deciso dal sindaco e dagli assessori. “Ci è stata notificata la modifica del capo d’imputazione. In teoria saremmo ancora in tempo ma abbiamo convenuto di non costituirci. Stando all’ipotesi accusatori, gli abusi sarebbero dipesi da un permesso a costruire rilasciato dagli uffici comunali”- osserva il primo cittadino Tirabassi. Secondo la Procura, nel corso delle indagini è emersa l’esistenza di un piano di recupero urbano approvato ai sensi di una normativa speciale valida per dieci anni. Questo elemento potrebbe far venir meno i presupposti dell’accusa di lottizzazione abusiva. Tuttavia, resta in piedi l’ipotesi di abuso edilizio, poiché permangono “gravi carenze urbanistiche per il rilascio del permesso di costruire”, circostanza che giustifica la richiesta di rinvio a giudizio.
Sarà il giudice dell’udienza preliminare, Maria Sole Aiudi, a pronunciarsi sul caso il prossimo 22 ottobre, quando verrà formalmente modificato il capo d’imputazione. I cinque imputati sono accusati, a vario titolo, di aver realizzato opere finalizzate alla trasformazione urbanistica ed edilizia dell’area in violazione degli strumenti urbanistici vigenti e in assenza della necessaria autorizzazione sostanziale. Secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbero inoltre programmato un intervento non riconducibile al recupero di fabbricati preesistenti, poiché gli immobili oggetto di ristrutturazione non avrebbero conservato le caratteristiche funzionali e identitarie dell’originario manufatto. Al centro della vicenda c’è una baracca che, dopo essere stata oggetto di una sanatoria, era stata dapprima ampliata grazie alle disposizioni della legge regionale n. 43 e successivamente demolita e ricostruita usufruendo del Superbonus 110%. L’intervento è stato realizzato in un’area destinata dal Piano regolatore generale a parco urbano, dove secondo la pianificazione vigente non sarebbe consentita l’edificazione. A segnalare il caso alla Procura erano stati alcuni comitati cittadini attraverso un esposto che ha dato origine all’inchiesta.
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