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Ci voleva qualcuno che ci raccontasse che lo sport non è solo quel limite che separa gli atleti dallo spettatore relegando l’antica arte di Olimpia al rango di mero spettacolo.
Perché in fondo questa è l’immagine sbagliata della coscienza collettiva che accomuna quei pochi che bagnano di sudore la maglietta con quei tanti che, dalle tribune, fanno dello sport  l’oggetto quotidiano del tifo, delle discussioni, delle polemiche mediatiche.

Ce lo dicono Francesca e Angelo in un libro, “Sportivamente Etica” che è anche il titolo del loro programma radiofonico, che parla ovviamente di sport.

Ma non quello dei grandi eventi, delle olimpiadi, dei mondiali o delle competizioni europee.
Il messaggio nobile che i due scrittori ci lasciano, attraverso il loro programma e i dodici racconti del libro (tratti da altrettante puntate), è il teorema che dietro ogni attività sportiva, anche la più individuale, spesso umile, c’è la storia profonda di una donna o di un uomo.

C’è lo scrigno segreto di una umanità piena di dolori e di gioie, di fatiche e soddisfazioni, di umiliazioni e di riscatti, di sconfitte e di vittorie.
Perché le lotte che quotianamente facciamo contro le nostre paure, contro i nostri blocchi pisologici, contro le nostre depressioni, contro i crolli di autostima sono uno sport, nello sport, nel quale vinciamo ogni volta che un limite della nostra vita viene superato.

E così da Edoardo a Sophie, da Marta a Dorotea, passando per Francesca, Alessia, Samuele e tutti gli altri, gli autori descrivono, con uno stile letterario lineare e scorrevole (ma non per questo semplicistico), quanta umanità ci sia dietro la pratica di una qualsivoglia attività sportiva, quanto sport ci sia nel dribblare gli ostacoli della vita.

E non importa se è calcio o ginnastica, atletica o tiro al piattello, equitazione o pattinaggio.
Così come è dalle fatiche omeriche che dietro i racconti si narrano le tempeste dell’animo umano, gli autori colgono in maniera mirabile i turbamenti derivanti da un infortunio, da una gravidanza vista come ostacolo, da paure che provocano blocchi mentali, dal sentirsi diverso per quella sindrome che si chiama Down e ci narrano come quanto sia anche una forma di attività sportiva la lotta che ogni protagonista impegna con sé stesso.
Per superare quel limite che, per chi fa sport, non è solo una palla rossa da ginnastica, la invalicabilità di una sella, un dischetto del rigore, un piattello di argilla, ma è anche i fantasmi della propria coscienza.

L’emblema del libro forse è Antonella che, dal dramma di quel parapetto del ponte messo alle spalle, trasforma un limite che poteva precipitare in tragedia in un orizzonte da raggiungere.
Perché l’aforisma del nono racconto è il compendio più profondo dell’intera opera narrativa.
“Il limite è solo un orizzonte che aspetta di essere raggiunto”.
Fantatico.

“Sportivamente etica” di Francesca Di Giuseppe e Angelo Nicolò edito da Poderosa Edizioni è in vendita nelle librerie e su Amazon.

Massimo Carugno

Massimo Carugno

Direttore Responsabile. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Ha scritto quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale e della Giustizie.net