Anziani e studenti insieme in casa di riposo. Non è un film, ma un progetto di educazione intergenerazionale che da anni sta cambiando la concezione dell’assistenza agli anziani in Olanda. E non solo.

Dal 2012 Humanitas, una casa di riposo di Deventer, a un’ora da Amsterdam, ospita 160 anziani over 85 e 6 studenti universitari. I giovani, in cambio di vitto e alloggio, si impegnano a trascorrere 30 ore mensili con ospiti anziani, come volontari.

Nei primi anni di convivenza il personale sanitario della struttura ha notato effetti positivi sia negli anziani degenti, sia negli stessi giovani. Questi imparano la felicità e il senso di pienezza che derivano dalla solidarietà e dal mettersi a disposizione di altri. I degenti, grazie ai giovani studenti, ritrovano un contatto col mondo esterno.

La struttura olandese, che offre molti servizi (tra cui barbiere, estetista, bar e ristoranti), ha liste d’attesa sempre più lunghe.
Nel frattempo il virtuoso progetto inizia a diffondersi. Altre case di riposo sono sorte in Olanda, e l’idea è stato adottata anche da una struttura per anziani di Lione, in Francia, e in altre città in Germania e in Spagna.

In Europa alcune università e municipalità hanno avviato programmi pilota per replicare questa forma di coabitazione, riconoscendone il valore sia sociale che educativo.

Le interazioni non si basano su interventi clinici o assistenziali, ma su gesti semplici: una chiacchierata dopo cena, la visione di un film insieme, l’aiuto con la tecnologia o la condivisione di un pasto. Gli studenti partecipano anche a momenti più delicati, come la malattia o la solitudine degli ospiti, rendendosi presenti nei compleanni o nelle giornate più difficili.

Gli anziani si sentono ascoltati, stimolati e utili; i giovani apprendono l’empatia, la cura, la lentezza. Alcuni diventano “facilitatori digitali”, insegnando agli anziani a usare smartphone, e-mail e social network, attività che li aiutano a restare connessi con l’esterno.

Il successo di Humanitas sta nella capacità di rispondere a due bisogni reali: da un lato, le difficoltà abitative affrontate dagli studenti in molte città europee, dove i costi degli affitti crescono più rapidamente degli stipendi; dall’altro, il crescente isolamento degli anziani, che in molte case di riposo soffrono la mancanza di contatto umano e stimoli emotivi.

Così la convivenza intergenerazionale diventa una soluzione innovativa e sostenibile. Non si tratta solo di offrire assistenza, ma di creare una vera e propria comunità basata sullo scambio e sul rispetto reciproco.
Gli anziani ritrovano vitalità e senso di appartenenza; i giovani si formano come cittadini più consapevoli e solidali.

Perciò dal 2024 l’idea di Humanitas è al centro di studi universitari, articoli accademici e perfino documentari, che analizzano l’impatto della convivenza intergenerazionale sul benessere mentale, sulla salute e sulla coesione sociale.

Anche in Italia sta prendendo piede la coabitazione intergenerazionale, un modello abitativo che unisce studenti e anziani sotto lo stesso tetto, con vantaggi reciproci. A fronte di una piccola quota di affitto (decisamente più alla portata di uno studente universitario rispetto agli affitti normali), un anziano può ospitare in casa sua uno studente.

Un tipo di convivenza che riduce la solitudine nella terza età, promuove l’invecchiamento attivo e consente ai giovani di affrontare con meno difficoltà le spese abitative.
La coabitazione intergenerazionale diventa risposta concreta ai bisogni abitativi e sociali, e il suo successo apre la strada a nuove sperimentazioni in diverse città italiane.

Humanitas e gli altri progetti di coabitazione (non solo sanitaria) dimostrano che è possibile immaginare nuovi modi di vivere insieme, in cui l’età non è una barriera ma una risorsa. In un mondo in cui le generazioni tendono a vivere separate, questa esperienza rappresenta un’alternativa concreta e replicabile, che valorizza le competenze di ciascuno e rafforza il tessuto sociale.

Non si tratta solo di migliorare l’assistenza agli anziani, ma di ripensare il modo in cui costruiamo le nostre comunità: più solidali, più aperte, più umane.

In Abruzzo alcuni progetti simili sono stati avviati a Chieti, Pescara e Teramo. Ma si spera che questi esempi virtuosi di solidarietà intergenerazionale siano sempre più diffusi. Per il bene di tutti.

Lucia Abbatantuono

Lucia Abbatantuono

Giornalista pubblicista. Laurea cum laude in Scienze Politiche Economico/Internazionali. Master ISSMI - Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze. Stagista UNESCO e ricercatrice per i Ministeri dell'Interno e della Difesa. Analista al Centro Alti Studi per la Difesa. Esperta di politica militare e diritto internazionale. Funzionario della Pubblica Amministrazione. Appassionata di letteratura, storia e musica classica, è pianista per diletto. Ha pubblicato un romanzo e alcune antologie poetiche. Oggi scrive anche per Lagiustizia.net, Stampa Parlamento, Corriere Nazionale, Mondoperaio, Il Chaos e L'Autiere. Moderatrice e relatrice in dibattiti accademici sul diritto internazionale. Socia del torinese Club di Cultura Classica e Movimento Socialista Liberale. Aderente a Reporters sans frontières e al Movimento Federalista Europeo.