Silvio Paolucci, capogruppo del PD in Consiglio Regionale, riprende il tema della sanità.
Paolucci si è espresso sui dati dell’accesso alla sanità abruzzese: “Interpretazione distorta, in Abruzzo aumentano attese e rinunce alle cure”.
“Ancora una volta la destra racconta una realtà parziale e autocelebrativa che non corrisponde alla situazione reale della sanità abruzzese”. Lo dichiara il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Silvio Paolucci, intervenendo sui dati diffusi sul cruscotto nazionale AGENAS delle liste d’attesa.
“Come al solito si prendono solo alcuni indicatori, quelli più favorevoli, per costruire un quadro rassicurante che non tiene conto dell’insieme del sistema. E non è un caso: i dati che la giunta tace sono quelli più imbarazzanti”.
“Partiamo dalle prime visite”. Prosegue Paolucci, “l’Abruzzo è 15° su 21 regioni con il 73,6% di rispetto dei tempi nel 2026: sotto la media nazionale del 78,7%, e in peggioramento rispetto al 77,0% del 2025. Quasi 3 cittadini su 10 che necessitano di una prima visita specialistica non la ottengono nei tempi previsti dalla legge. Sugli esami diagnostici il crollo è verticale. L’Abruzzo precipita al 65,0% nel 2026, terzultimo in Italia su 21 regioni (19° posto), con un tracollo di -17,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente, il peggior trend nazionale, quasi il doppio del secondo peggior risultato. La media italiana nello stesso periodo è invece migliorata dall’83,0% all’84,7%. L’Abruzzo corre in direzione opposta al Paese, con quasi 20 punti sotto la media nazionale: un abisso, non un ritardo fisiologico”.
Le classi di priorità raccontano un sistema in affanno su tutti i fronti. Nei primi 4 mesi del 2026, in Abruzzo una prima visita con priorità U (urgente, entro 72 ore) viene garantita solo nell’85,6% dei casi. Per la priorità B (breve, entro 10 giorni) si scende al 74,6%: uno su quattro aspetta più del dovuto anche quando il medico ha giudicato la situazione urgente a breve termine. Il dato più grave riguarda la priorità D (differibile, entro 30 giorni): appena il 64,1%, significa che oltre un paziente su tre con una necessità clinica da soddisfare entro un mese non viene visto in tempo. Persino la priorità P (programmata) si ferma all’84,9%, segno che il sistema non riesce a smaltire nemmeno le prestazioni pianificate.
E la gran parte di queste prescrizioni non arriva nemmeno a diventare una prenotazione. Secondo AGENAS, in Abruzzo solo il 33,7% delle prescrizioni di prima visita si trasforma in una prenotazione effettiva, il dato più basso d’Italia, meno della metà del valore della Provincia di Bolzano (67,7%), e ben al di sotto della media nazionale del 50,3%. Su tre prescrizioni, due spariscono: o il cittadino rinuncia, o paga di tasca propria. Anche scontando la quota fisiologica di rinunce ammessa dalla stessa AGENAS, resta un buco enorme che la giunta non può ignorare.
Questi non sono dati isolati o congiunturali: sono la fotografia di un sistema che sotto la gestione Marsilio ha smesso di garantire equità di accesso alle cure. Non si tratta di un anno difficile: nel 2025 eravamo già in difficoltà, nel 2026 siamo andati ancora più giù, su tutti gli indicatori, in controtendenza rispetto a tutto il resto d’Italia.
La Giunta ha scelto di comunicare selettivamente solo gli indicatori favorevoli, tacendo il crollo diagnostico, ignorando le classi di priorità, nascondendo il dato sulle prescrizioni inevase. Questo non è rendiconto, è propaganda.
“Continuare a raccontare che tutto va bene”, conclude Paolucci, “mentre i cittadini abruzzesi aspettano di più, rinunciano alle cure o sono costretti a pagare visite ed esami nel privato, significa non voler vedere un problema che sta diventando strutturale e che rischia di compromettere concretamente il diritto alla salute in Abruzzo”.
