SULMONA, 28 Giugno -Ci sarebbero solo un video e una foto nei dispositivi telefonici degli indagati mentre nulla sarebbe stato trovato per quanto riguarda materiale di altro genere. Arriva sul tavolo del procuratore della Repubblica dei minori David Mancini la perizia effettuata dal tecnico Fabio Biasini nell’ambito dell’inchiesta sul saluto romano nella classe terza del liceo Vico di Sulmona. Gli accertamenti tecnici avrebbero permesso di individuare due file oggetto dell’inchiesta senza fare emergere altri contenuti. La procura inoltre, al momento del conferimento dell’incarico al perito, aveva chiesto anche di allargare le ricerche a materiale di contenuto sessualmente esplicito vista l’età degli indagati e i fenomeni a essa collegati. Nulla di ciò tuttavia sarebbe emerso. La procura ora dovrà formulare le richieste al gip per l’archiviazione o al gup per il rinvio a giudizio.
I fatti risalgono al 31 gennaio scorso , ossia alla giornata che il Liceo Vico aveva dedicato all’approfondimento del Giorno della Memoria. Secondo l’accusa, due studenti avrebbero eseguito il saluto fascista, una terza persona avrebbe esposto una bandiera nazista, mentre altri compagni avrebbero collaborato alla realizzazione del video. Il reel sarebbe stato cancellato nel giro di poche ore, ma non prima di essere segnalato all’autorità giudiziaria.
Il fascicolo era stato aperto il 2 febbraio. Poi le perquisizioni con i carabinieri della compagnia di Sulmona che, agli ordini del maggiore Toni Di Giosia, avevano sequestrato telefoni cellulari e computer per risalire al video e alla foto pubblicati su TikTok e poi rimossi rapidamente dalla piattaforma. A pubblicare l’immagine sarebbe stato un diciassettenne residente nel comprensorio peligno. Nella sua abitazione sarebbero stati trovati anche alcuni simboli riconducibili alla cultura nazi-fascista, tra cui la stessa bandiera comparsa nella foto.
Resta sullo sfondo l’ipotesi della “challenge”, una sfida social lanciata all’interno del gruppo classe. Il giorno prima, secondo quanto emerso, gli studenti si sarebbero accordati per una sorta di gara di oggetti: maschere, cavatappi, bottiglie, t-shirt. Elementi privi di un filo logico apparente, ai quali si sarebbe aggiunta anche la bandiera. Sul piano disciplinare l’intera classe ha già pagato. Tutti gli studenti erano stati sospesi, da 5 a 15 giorni in base alle contestazioni. La “punizione” è stata quella di partecipare ad attività educative mirate
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