Sabina Santilli nasce a San Benedetto dei Marsi nel 1917, durante la Grande Guerra, sono passati due anni da quel terribile terremoto che ha sconvolto la Marsica il 13 gennaio, quando il suo paese è stato quasi raso al suolo. Ricorda lo scrittore Ignazio Silone: “Nel terremoto morivano ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, autorità e sudditi. Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l’uguaglianza. Uguaglianza effimera…»
Sabina è una bambina intelligente e mentre frequenta la scuola materna inizia a leggere e a scrivere ma nel 1924, a sette anni cessa il suo rapporto con il mondo esterno, la causa è una meningite che nel giro di tre giorni le fa perdere la vista e l’udito. Il suo buio è senza voce.
I suoi genitori non si arrendono, la bambina continua a svolgere i lavori in casa, a ricamare, a lavorare a maglia. Inoltre, Sabina usa la macchina da cucire e si occupa del giardino.
La scuola non la vuole più ed allora i suoi genitori la portano a Roma dal celebre pedagogista, il professore Augusto Romagnoli, l’uomo è non vedente e le insegna una comunicazione fatta di gesti, l’alfabeto digitale, ideato da Eugenio Malossi, la volontà ferrea può fare miracoli in tempi impossibili, quando ancora non esiste la tecnologia.
Inizia un’avventura umana e spirituale unica, Sabina a Roma si sente in America ed impara l’alfabeto Braille e poi il francese, l’inglese e l’esperanto, aggiunge nei suoi studi anche il latino per poter recitare i salmi, i vespri e per poter comprendere meglio le scritture.
I grandi ostacoli diventano un’opportunità, Sabina ritorna al suo paese San Benedetto dei Marsi e suo padre e suo fratello l’accolgono con un buongiorno pizzicato fra le sue dita, hanno voluto imparare per lei l’alfabeto digitale Malossi.
È una donna semplice, discreta che riesce a fondare in poco tempo un impero del bene, la sua virtù eroica è la pazienza.
Inizia a tessere una rete di assistenza per i bambini sordo ciechi, impossibilitati a comunicare con l’esterno, riceve lettere dolorose da chi non viene più accettato in casa e quindi portato nelle strutture e negli istituti per la salute mentale.
Così isolati nel buio silenzioso nessuno li vuole, Sabina li incoraggia a vivere ogni giorno, scrive loro che il limite può diventare una straordinaria possibilità, che dall’isolamento può nascere una relazione e che tutto quel dolore si può trasformare in speranza.
Si mette in contatto con le Associazioni straniere, intuisce che funzionano e tesse una serie di relazioni, è decisa nell’affermare che nessuno deve essere lasciato da solo e che ognuno di noi possiede qualcosa di unico e di speciale.
Sceglie una scuola di Londra per aiutare i sordo ciechi adulti e una scuola della Florida per acquisire un metodo adatto ai bambini.
Il mondo è pronto ad aprire le porte a chi vive nel buio e nel silenzio, corre l’anno 1962, ed è appena uscito un film americano del regista Arthur Penn che vince due premi Oscar il titolo è “Anna dei miracoli”, si tratta della storia di Helen Keller una bambina sordo cieca che vive in Alabama e che grazie ad una istitutrice speciale, Annie Sullivan impara a conoscere il mondo attorno a sé, usando il tatto e l’intelligenza. La pellicola raggiunge un successo planetario.
Sabina Santilli nel 1964 fonda la Lega del filo d’Oro per aiutare chi vive la sua condizione, e ne diventa la presidente. Ricorda: “Tutto divenne improvvisamente buio, tutto si immerse in un silenzio assoluto e profondo, avevo solo 7 anni.
In quel momento il mondo avrebbe potuto dimenticarmi ed io avrei potuto dimenticare il mondo ma nel buio ho scoperto che le mani possono diventare occhi e che le dita possono parlare, ho rifiutato il pietismo, la rassegnazione perché la parità con gli altri non è un risarcimento da attendere ma un diritto, un diritto da conquistare con ostinata fermezza non volevo essere un peso, volevo essere un aiuto.”
Sabina è nata in una terra forte, resistente, la sua volontà è granitica, Giovanni Paolo II le conferisce un’importante onorificenza della Santa Sede, Pro Ecclesia et Pontifice, il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro le consegna la medaglia d’oro di Grande Ufficiale al Merito della Repubblica.
Il suo motto è stato: “Avanti e buon coraggio, senza mai tirarsi indietro!” “La voglia di vivere è donare la voglia di vivere agli altri!”
Sabina Santilli si spegne nel 1999 ma si continua a parlare di lei. Il mondo non dimentica la sua fede incrollabile che non ha fatto mai pesare a nessuno, la sua opera meritoria eseguita per tutta la vita fra gli uomini e le donne che vivono nella cecità e nel silenzio. Il sentimento, il cuore e la fatica possono muovere le montagne e spalancare le porte di chi la natura ha chiuso in scrigni senza chiavi.
La Lega del Filo d’Oro ha istituito il Premio Internazionale Sabina Santilli per ricordare ogni anno questa grande donna.
Oggi hanno sostenuto e sostengono la Lega del Filo d’Oro testimonial come Renzo Arbore, Neri Marcorè, Mara Vernier, il maestro Beppe Vessicchio, lo chef Filippo la Mantia, anche i portieri della serie A sono scesi in campo nel 2020 per aiutare i bambini della Lega del Filo d’Oro.
