L’ombra di una setta e del satanismo, i tanti interrogativi della famiglia mai risolti nonostante l’archiviazione a cui è seguita, dopo poche settimane, la profanazione della tomba nei giorni delle celebrazioni sataniche della “Dea Regina dell’Inferno” e ad un mese dal “Natale satanico”.

Tra poche ore sarà il quarto anniversario della morte di Jois Pedone, scomparso la notte del 20 agosto e ritrovato cadavere il 22 agosto sulla spiaggia di Punta Penna. All’inizio del novembre scorso il Tribunale di Vasto ha archiviato la morte del ragazzo come suicidio. Una tesi a cui si è sempre opposta la famiglia, sostenuta in questi anni dall’Avv. Federica Benguardato e dalla sezione abruzzese di Penelope presieduta da Alessia Natali.

«Jois non si è ammazzato, l’hanno ammazzato» ribadisce costantemente la famiglia. Tanti i dubbi, gli interrogativi, i punti oscuri della vicenda, dalla setta al satanismo, mai sciolti. E che aumentano ancora di più alla luce delle circostanze, che abbiamo fatto emergere in un’inchiesta giornalistica nel 2024, sulla profanazione della tomba. Avvenuta in giorni di fasi lunari e di ricorrenze importanti del satanismo e un mese prima del “Natale satanico”.

“I figli della luna”, uno dei gruppi telegram a cui Jois Pedone era iscritto su cui si sono concentrate molte attenzioni, è stato chiuso poco dopo la sua morte. Perché? Cosa ne è stato del gruppo? Gli appartenenti sono rimasti in contatto e legati tra loro? Tre anni dopo la morte del ragazzo vastese cosa ne è oggi dei “figli della luna”? Altri gruppi telegram a cui era iscritto Pedone erano “Comunità stregonesca italiana”, “Unione satanisti italiani gruppo ufficiale”, “Tarocchi&Incantesimi”, “The name of Satan”, “La Libreria Esoterica” e “In Romine Excelsi Channel”. Abbiamo provato a cercare questi canali ma non risultano rintracciabili ad eccezione di “The name of Satan”, nome di sette gruppi diversi. Perché non sono rintracciabili? Sono stati cancellati e, se così fosse, perché?

La profanazione della tomba è avvenuta in una settimana particolare per il mondo satanista, i giorni in cui viene venerata la “Dea Regina dell’Inferno”, e in cui ci fu una particolare fase lunare. Esattamente come la notte in cui la vita di Jois fu spezzata. “I figli della luna”, era il nome della chat telegram a cui Jois era stato iscritto e che fa riferimento a tal mondo occulto. Lilith è la «luna dei Tarocchi, dea dell’Oscurità che invita nel suo Mondo». Settantadue ore dopo il «Giorno della Grande Madre», la «Dea Regina dell’Inferno e di questo mondo» Lilith appunto, il calendario satanista riporta la venerazione del demone Crocell che i satanisti associano all’acqua che addirittura lui potrebbe riscaldare. Duca del Jinnestan, un grande settore principale dell’inferno, Crocell governerebbe ben 48 legioni di demoni. Un mese dopo il ciclo si conclude con Yule, il «Giorno della Rinascita», il «Natale satanico». È la celebrazione di Satana, della sua “rinascita” dimostrando “il suo valore” dopo essere caduto come angelo secondo sette e satanisti. «Vista l’enfasi con cui i vari culti Satanisti la rivendicano e l’importanza che le danno, in questa data, e nei giorni subito precedenti, sono probabili azioni dimostrative, messe nere, ed altre attività correlate come furto di simboli sacri dalle chiese o vilipendio degli stessi, a fine rituale o preparativo per una messa nera da effettuare questa notte – sottolineò cinque anni fa il criminologo F. Delicato, direttore di Criminiseriali – nella notte più lunga dell’anno, nell’oscurità prolungata, il culto Satanico mette le radici, ed eventuali comportamenti devianti correlati sono possibili, e finanche probabili».

Tanti gli interrogativi e i punti oscuri di tutta la vicenda, dalle persone all’ingresso del porto all’auto nera su cui la sera della scomparsa salì Jois Pedone, dai gruppi telegram satanisti al significato per il satanismo delle date della scomparsa e della profanazione della tomba, dai punti in contatto con altre vicende ai precedenti satanisti a Vasto e in altre zone d’Abruzzo ai “messaggi” ricevuti dalla famiglia.

Il campanello di casa suonato alle 4 del mattino, la nonna riferisce di aver visto un uomo e che è stato lasciato un segno tipo un drago, telefonate minatorie già nelle settimane successive alla morte di Jois in cui si imitava il verso della civetta, una civetta morta con un filo di erba al collo trovata sulla tomba di una familiare nelle ore in cui Jois era all’obitorio.

«Chi dimentica cancella, noi non dimentichiamo» ha sottolineato la sezione abruzzese dell’associazione Penelope, presieduta da Alessia Natali, in un post – relazione elaborata da Claudia Mambella, socia Penelope Abruzzo – pubblicato sulla sua pagina facebook nel marzo di quest’anno.

Questa la ricostruzione di quelle ore pubblicata dall’associazione.

«La notte del 21 agosto 2022, Jois Pedone termina il suo turno di lavoro presso il trabocco “Le Cungarelle”, a Vasto, in provincia di Chieti, e rientra nell’abitazione dove viveva con la madre e il fratello minore. Una volta a casa comunica alla madre che di lì a poco sarebbe uscito per incontrare alcuni amici. Durante la notte la donna prova più volte a contattarlo, ma il telefono risulta irraggiungibile; contattati telefonicamente, gli amici dichiarano di non avere alcun appuntamento con Jois per quella sera.

Nel tardo pomeriggio del 21 agosto, non vedendolo rientrare e constatando che non si era presentato al lavoro, la madre si reca dai Carabinieri per denunciarne la scomparsa. Le ricerche si concentrano fin da subito nella zona della spiaggia di Punta Penna, poiché l’ultima cella telefonica agganciata dal cellulare del ragazzo risultava localizzata proprio in quell’area».

Il giorno dopo ci fu la tragica scoperta proprio sulla spiaggia, prosegue il racconto di Penelope Abruzzo.

«Il corpo senza vita di Jois viene ritrovato in mare il 22 agosto. Alla caviglia il ragazzo aveva un borsone pieno di sabbia legato con una corda da marinaio, corda che — secondo gli accertamenti — avrebbe acquistato lui stesso».

In tribunale a Vasto tutto è stato archiviato, la morte del ragazzo è stata considerata dai magistrati un suicidio, sottolinea l’associazione, «decisione che la famiglia non ha mai accettato e che continua a contestare, ritenendo che permangano elementi non chiariti e incongruenze meritevoli di ulteriori approfondimenti. Approfondimenti che ancora sta portando avanti».

«Il volto di Jois sarà raffigurato in un murales, non diventando solo un omaggio ma un vero e proprio segno di sensibilizzazione nella città di Vasto: un richiamo collettivo affinché la vicenda di Jois non venga dimenticata e perché la comunità resti consapevole dell’importanza di vigilare, sostenere le famiglie e chiedere verità» ha concluso la recente pubblicazione Penelope Abruzzo.

Nell’ottobre scorso è stata pubblicata sull’albo pretorio online del Comune di Vasto la delibera di giunta con cui l’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Francesco Menna ha concesso il patrocinio all’iniziativa. Che mira «a lasciare un segno duraturo e condiviso, capace di custodire la memoria» e a «trasmetterne il valore a tutta la comunità cittadina, con particolare attenzione alle giovani generazioni» si legge nella delibera approvata dalla giunta comunale. Iniziativa «dall’alto valore simbolico, sociale e culturale» che non si limitano «ad un atto di memoria» ma si configurano «anche come messaggio di sensibilizzazione civica» hanno sottolineato gli amministratori vastesi.

Alessio Di Florio

Alessio Di Florio

Nato ad Atessa (Chieti), nel 1984. Attivista e volontario di varie associazioni e movimenti culturali e sociali. Collaboratore BuongiornoAbruzzo.it e Il Messaggero Abruzzo e altri siti web d'informazione, vicedirettore WordNews.it. In passato collaboratore tra gli altri di Adista e PrimaDaNoi. Alcuni articoli su storia, cultura e valorizzazione del territorio sono stati pubblicati dal mensile VastoDomani