Un’operazione della polizia provinciale ha fatto emergere una complessa vicenda legata alla realizzazione di nuove costruzioni residenziali in via Pola, area tra la strada statale 17 e via dei Frentani. Otto ville, appena ultimate, sono finite sotto la lente della magistratura per presunti abusi edilizi che hanno portato il sostituto procuratore della Repubblica di Sulmona, Edoardo Mariotti, a iscrivere sei persone nel registro degli indagati. Tra queste figurano progettisti, direttori dei lavori e rappresentanti delle imprese esecutrici. Al centro dell’indagine vi è la presunta incompatibilità dei titoli edilizi rilasciati tra il 2018 e il 2022 con la disciplina urbanistica vigente nell’area interessata, sottoposta, secondo gli atti, a un vincolo conformativo di inedificabilità e classificata come zona di rispetto ambientale. Le autorizzazioni per le costruzioni sarebbero avvenute tramite vari permessi di costruire e successivamente attraverso una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) alternativa al permesso stesso.
Una delle contestazioni principali riguarda la distanza delle costruzioni dalla viabilità pubblica: le ville sarebbero state edificate a distanze superiori ai 100 metri previsti dalla normativa, fatta eccezione per alcuni edifici rispetto a via dei Frentani che rispettano tale requisito. Via Pola, inoltre, risulta essere la strada individuata per l’allaccio alle urbanizzazioni primarie. Un ulteriore elemento contestato è il frazionamento dell’area originaria, da due particelle iniziali a tredici lotti, operazione che, secondo la Procura, sarebbe stata effettuata durante la fase istruttoria del primo permesso di costruire. Gli inquirenti evidenziano anche una discrepanza nella qualificazione degli interventi, formalmente indicati come ristrutturazione edilizia ma, nella realtà, assimilabili alla realizzazione di nuove costruzioni. Viene messa in discussione l’effettiva conservazione di tracce di fabbricati preesistenti, mentre si contesta la demolizione di manufatti in altre aree per erigere i nuovi immobili, caratterizzati da differenze di area di sedime e sagoma.
Altra questione rilevante riguarda l’aumento volumetrico del 35% ottenuto tramite premialità calcolate sui volumi demoliti o da demolire. Secondo l’impostazione accusatoria, questo meccanismo avrebbe favorito la realizzazione di nuovi volumi in un’area gravata da vincoli di inedificabilità. L’indagine, dunque, non mette in discussione solo la conformità materiale delle ville, ma anche la legittimità e qualificazione urbanistica degli interventi e dei titoli edilizi utilizzati per autorizzarli. I sei tecnici indagati respingono fermamente le accuse e confidano di poter chiarire la propria posizione nel corso delle indagini preliminari, che proseguiranno per accertare ogni aspetto della vicenda.
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