Il viaggio di Linguaggio Plurale – Arte tra lingue e culture prosegue a Vasto.
Dopo la prima tappa di Martinsicuro, la mostra itinerante a cura di Ilaria Centola approda dal 13 al 29 novembre 2026 a Palazzo d’Avalos, negli spazi del Quarto della Marchesa, portando avanti una riflessione sul significato delle identità culturali, delle migrazioni, delle esperienze di frammentazione e trasformazione che attraversano le persone con vissuti migratori, dell’importanza delle relazioni umane nei processi di rinascita e del ruolo di facilitatore del dialogo culturale che può avere l’arte contemporanea.
Cambiano la città e il contesto espositivo, ma resta centrale il confronto tra esperienze, memorie e appartenenze differenti.
Pittura, fotografia, scultura, installazioni e sperimentazioni digitali compongono un percorso nel quale le opere non si limitano a rappresentare le differenze: le mettono in relazione, suggerendo nuove possibilità di comprensione reciproca.
La scelta di Palazzo d’Avalos assume un significato particolare. Affacciato sul Golfo d’Oro, il complesso architettonico custodisce secoli di trasformazioni, dalla residenza signorile cinquecentesca agli attuali spazi museali.
Un edificio nel quale epoche, funzioni e testimonianze culturali si sono sovrapposte, lasciando tracce ancora riconoscibili.
La storia del palazzo entra così in dialogo con quella della mostra. Le sue stratificazioni diventano un richiamo alla natura stessa delle identità, che non sono realtà immobili, ma si costruiscono attraverso incontri, scambi e trasformazioni.
In un presente segnato da conflitti, spostamenti di popolazioni e ridefinizioni dei confini, Linguaggio Plurale invita a considerare il linguaggio non soltanto come espressione verbale, ma come un insieme di immagini, simboli, gesti e memorie capaci di mettere in comunicazione persone e culture diverse.
Le opere non raccontano il dialogo tra le culture: lo mettono in atto. Attraverso immagini, segni, materiali e gesti, costruiscono uno spazio in cui le differenze non vengono annullate, ma accolte nella loro complessità, scrive Ilaria Centola nel testo curatoriale della mostra.
Il percorso espositivo attraversa alcune delle questioni più urgenti della contemporaneità.
La memoria dell’esilio e delle migrazioni si intreccia con la riflessione sulla guerra e sulla fragilità della condizione umana; il corpo femminile, la maternità e l’infanzia diventano occasioni per confrontare tradizioni, iconografie e sistemi simbolici differenti.
Altre opere indagano la costruzione dell’identità individuale e collettiva, la trasformazione delle lingue e la possibilità di riconoscersi nell’altro senza rinunciare alla propria specificità.
Il tema del corpo femminile che, quando segnato anche da esperienze migratorie e dalla conseguente frammentarietà, necessita di un percorso di consapevolezza che passa attraverso l’affrancamento da condizioni di dominio, de-colonizzazione, trasformazione e ri-appropriazione della propria identità per una rinnovata interezza e libertà.


