La Coop lascia a Sulmona e a Celano.
L’apprensione è per i dipendenti.
“Non lasceremo nessuno per strada.”
Chi parla è Gianni Tarozzi, presidente del Comitato di Gestione, durante l’assemblea dei soci di Sulmona tenutasi il 26 maggio per l’approvazione del bilancio.
E dire che non è passato neanche un anno da quando la fusione tra Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia, generò Unicoop Etruria. Era il 1 luglio 2025 e i numeri erano trionfalistici.
Circa 5.800 i lavoratori e il fatturato stimato era di circa un miliardo di euro l’anno, 780.000 i soci, e oltre 170 punti vendita in cinque regioni (Toscana, Umbria, Lazio, Marche e Abruzzo).
Ma evidentemente anche per i colossi arrivano le stagioni dei rami secchi, quelli da tagliare e lasciare al loro destino.
“Cederemo a un acquirente che garantirà non solo la tenuta occupazionale, ma anche la tipologia dei contratti. Siamo e restiamo un’azienda cooperativa che mette al centro prima di tutto i suoi soci”.
Si parla dell’estate, almeno per sapere chi sarà a subentrare.
Ma per i dipendenti resta l’angoscia.
I numeri parlano male. Le vendite dimezzate, nell’arco dei 15 anni di vita, e il fatturato ovviamente sceso.
Poi la concorrenza dei nuovi supermercati avrà giocato pure il suo ruolo.
Ma, diciamoci la verità, la proprietà non ha fatto nulla per cambiare e migliorare la qualità della immagine. Dalle casse ai banchi alle scaffalature, il supermercato alimentare del Borgo è rimasto esattamente quello che era al primo giorno di apertura del centro commerciale più di 26 anni fa.
Così come i servizi che non hanno mai visto apparire una gastronomia ad arricchire l’offerta dei prodotti.
Inevitabile il calo del fatturato di fronte a una concorrenza arrembante e aggressiva.
Dopo la Marelli, dopo le 5G, arriva anche la tegola della Coop per una realtà che quanto a occupazione non è che brilli per balzi di sviluppo, piuttosto piange per tagli di recessione.
